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La Turchia sta effettuando operazioni militari contro le milizie curde in Siria dispiegando diverse unità di fanteria e corazzate. Tra queste ultime si possono annoverare plotoni di carri M60 “Patton” e i celeberrimi carri di fabbricazione tedesca “Leopard 2”. Il Leopard nella sua prima versione è un MBT (Main Battle Tank) la cui progettazione risale ai tempi della Guerra Fredda: in dotazione a diversi eserciti della Nato ha costituito la spina dorsale dei reggimenti corazzati di Germania e Italia. Successivamente – a partire dal 1977 quando entrò in servizio nella Bundeswehr in numero di 1800 esemplari – fu sostituito dalla versione migliorata denominata “Leopard 2” che fu venduta anche a Olanda, Svizzera, Spagna, Turchia e Polonia.

In particolare Berlino vendette ad Ankara nei primi anni 2000 circa 350 di questi carri nella versione 2A4 che si sono visti affiancare i vetusti “Patton” durante l’operazione “Scudo dell’Eufrate” per porre rimedio allo stillicidio di M60 da parte sia dell’Isis sia delle milizie curde, considerate dalla Turchia alla stregua di terroristi.

Durante i combattimenti, però, i Leopard 2 turchi sembrerebbero non essere stati all’altezza del compito. Nel dicembre 2016 sono emerse prove che dimostrano come numerosi carri siano stati distrutti in combattimento durante imboscate nella battaglia per al-Bab contro lo Stato Islamico. Questo ha gettato ombre sulla reputazione del carro di fabbricazione tedesca, sino ad allora considerato tra i migliori al mondo, provocando una dura reazione da parte di Ankara che ha proposto la liberazione di un prigionieri politico tedesco in cambio dell’upgrade della flotta di Leopard alla versione 2A6. Il Bundestag però rispedisce le accuse al mittente e, anzi, è in subbuglio perché sarebbe stato violato una sorta di “tacito accordo” che prevedeva la vendita dei MBT purché non utilizzati in operazioni di “counter insurgency” contro i Curdi.

Il Leopard, la punta di diamante dei reparti corazzati della Nato

Il Leopard nella sua versione 2A4 è l’ultimo nato durante la Guerra Fredda – altre versioni seguiranno. Sistema di controllo del fuoco, armamento, munizionamento e trasmissione sono simili a quelli del ben noto M1 “Abrams” americano – protagonista della Prima Guerra del Golfo – per semplificare la manutenzione in caso di guerra col Patto di Varsavia quando si prevedeva che le unità corazzate della Nato dovessero fronteggiare l’avanzare delle

Innumerevoli divisioni di carri sovietiche. Il carro ha scafo e torretta saldate e protette da armatura tipo “Chobham” che offre una buona protezione contro i proietti perforanti e missili anticarro (ATGW). E’ armato con un cannone Rheinmetall da 120 mm stabilizzato che gli permette il tiro rapido in qualsiasi assetto di marcia e utilizza normalmente due tipi di munizionamento: APFSDS e HEAT. I proietti tipo APFSDS (Armour-Piercing Fin Stabilized Discarding Sabot) sono in grado di penetrare 450 mm di corazza equivalente a circa 2000 metri di distanza con una precisione superiore rispetto ai carri sovietici coevi (T-72 e T-80). Il carro è propulso da un motore diesel turbocompresso che sviluppa 1500 cv cosa che lo distingue dal suo omologo americano “Abrams” che invece è spinto da una turbina a gas generante grossomodo la stessa potenza. Questa versione del carro tedesco è immediatamente riconoscibile dalla torretta squadrata anche sul lato frontale, mentre le successive avranno una sagomatura che migliorerà di molto la resistenza ai colpi diretti.

La versione 2A6 ha infatti una protezione notevolmente migliorata grazie ad una corazzatura composita di nuova generazione e ad una migliore profilatura della stessa torretta. Inoltre sono compresi degli add-on quali corazzatura reattiva che aumentano la resistenza del carro contro i colpi a carica cava. Questa in particolare è la modifica richiesta a gran voce da Ankara per i propri MBT.

Tattica sbagliata

Il problema principale, però, non è imputabile al carro in sé. Il Leopard, anche nella sua versione 2A4, è un ottimo MBT ma il giudizio che se ne deve dare va assolutamente contestualizzato al teatro operativo e alla tattica con cui viene impiegato. Il Leopard non è nato – a differenza degli israeliani “Merkava” – per attività di counter-insurgency bensì per affrontare, raggruppati in unità relativamente piccole e altamente mobili, i battaglioni di carri sovietici e dei Paesi del Patto di Varsavia che sarebbero sciamati lungo le pianure dell’Europa Centrale in caso di conflitto tra le superpotenze. Non nasce quindi per sopravvivere al combattimento di tipo “urbano” e quindi non è attrezzato per far fronte alle minacce tipo IED e missili sparati da terroristi durante rapide imboscate mordi e fuggi. La filosofia di costruzione infatti era “face to the enemy” pertanto la corazzatura è più resistente nella parte frontale rispetto a quelle laterali o posteriori, bersagli preferiti questi ultimi dai terroristi armati di missili controcarro e altri dispositivi improvvisati.
Questo però non significa che il carro sia da buttare in caso di utilizzo in attività counter-insurgency. L’Esercito Canadese ha ottenuto ottimi risultati in Afghanistan utilizzando il Leopard 2 – sebbene nella versione 2A6 – però affiancandolo a unità di fanteria per fare da “perimetro difensivo” intorno al carro in modo da allontanare la minaccia di colpi ravvicinati di missili e IED. Del resto anche il miglior strumento bellico, se usato con una tattica sbagliata e per un ruolo per cui non è nato, diventa naturalmente vulnerabile e quindi inefficiente.

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