E pensare che a fine dicembre, contro quei giornalisti presenti in Libia che avevano fatto trapelare la notizia sull’arrivo di milizie siriane, il governo di Tripoli aveva minacciato anche azioni legali. Si era anche detto che i primi video che testimoniavano la presenza di miliziani prelevati da Idlib erano falsi, volti a screditare le forze vicine al governo di Fayez Al Sarraj. Adesso invece sia da Tripoli che da Ankara l’appoggio fornito ai gruppi siriani viene confermato, sia il premier libico che il presidente turco non hanno più potuto negare l’evidenza. Recep Tayyip Erdogan poi, dall’avventura libica rischia di avere non poche ripercussioni: sono già tre i soldati di Ankara morti in Tripolitania, con lo spettro di ripercussioni politiche e di immagine a livello interno dietro l’angolo.

Erdogan: “Uccisi alcuni nostri soldati”

Il presidente turco è intervenuto nei giorni scorsi ad Istanbul proprio in relazione all’impegno della Turchia in Libia. Parlando alla stampa, Erdogan ha voluto in primis ricordare che né nel paese nordafricano e né tanto meno in Siria il suo esercito è stata mandato all’avventura: “Non è stata una scelta arbitraria andare in Libia – ha rimarcato il presidente turco – Non è un’avventura ma non sarà nemmeno una gita”. Ed infatti è stato lo stesso Erdogan a dare l’annuncio delle prime vittime tra i soldati turchi in Libia. In particolare, a Tripoli nelle ultime settimane sarebbero morti almeno tre militari, tutti già rimpatriati. Altre vittime ci sarebbero, ma su questo Erdogan non ha fatto cenno, anche tra i servizi di sicurezza presenti all’interno della capitale libica.

Parlando dell’impegno turco in Libia, il “sultano” ha toccato quindi il tasto relativo alla presenza di miliziani siriani: “Abbiamo portato a Tripoli alcuni combattenti legati ai gruppi dell’Esercito Libero Siriano – ha dichiarato Erdogan – I nostri militari danno loro appoggio logistico e materiale”. Ed il presidente turco ha anche in questo caso cercato di spegnere le polemiche: “Sono lì perché aiutano il governo di Al Sarraj – ha infatti ribadito Erdogan – I sostenitori di Haftar vogliono che se ne vadano, ma perché non si parla della compagnia di sicurezza russa a sostegno del generale con 2.500 uomini?”. Il riferimento del capo dello Stato turco è in questo caso ai contractors della Wagner, stanziati a partire dallo scorso mese di settembre in libia per aiutare il generale Haftar. 

Possibili ripercussioni interne per Erdogan

Il presidente turco però non ha specificato che i gruppi che il suo esercito sta aiutando a Tripoli, ad Idlib spesso si sono macchiati di orrendi crimini contro la popolazione ed in particolare contro le minoranze. E che spesso le milizie che Ankara ha supportato, nel nord della Siria hanno portato avanti un’ideologia di stampo estremista e jihadista. Ma a livello interno Erdogan potrebbe avere ripercussioni soprattutto per le vittime tra i militari regolari turchi. Non è un caso che nelle sue dichiarazioni ha dovuto ribadire che quella di andare in Libia non è stata una scelta arbitraria. In Turchia sono iniziate ad emergere posizioni, anche all’interno della società civile, contrarie all’impegno di Ankara nel nord Africa. Se la popolazione del paese anatolico ha messo in conto di perdere uomini e soldati in Siria, visto che qui si concentrano non pochi interessi turchi a partire da quello del contenimento dei curdi, l’opinione dei turchi sulla Libia potrebbe essere diversa.

In pochi considerano il dossier libico come prioritario per Ankara, il rischio che questa missione passi per un “capriccio” di Erdogan è molto forte. E dunque, dal canto suo, il sultano ha dovuto difendere sia questa operazione che ammettere la presenza di milizie non turche in Tripolitania. Per il suo governo, il rischio adesso potrebbe essere rappresentato da eventuali nuovi caduti tra i militari dell’esercito inviati a sostegno di Al Sarraj. E questo, tra le altre cose, potrebbe giustificare nuovi trasferimenti di combattenti siriani al fianco delle milizie tripoline.

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