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Il conflitto in Ucraina scatenato nella notte dalla Russia sembra ormai avere degli obiettivi ben precisi: i primi carri armati partiti dalla Crimea sono giunti alla foce del fiume Dnepr, le forze partite dal Donbass stanno avanzando da oriente, uno sbarco anfibio risulta essere confermato nella costa ucraina del Mare di Azov, dove si trova il cruciale porto di Mariupol, mentre non si hanno ancora conferme, se non quelle indirette date dai voli dei droni di ricognizione RQ-4 dell’Alleanza Atlantica, di quello che sarebbe in atto nei pressi di Odessa, importante porto ucraino sul Mar Nero.

Mentre scriviamo le brigate corazzate e meccanizzate russe sono entrate in Ucraina partendo dalla Bielorussia, in una mossa già preventivata da tempo, per chiudere in una tenaglia la capitale ucraina e così costringere il governo Zelensky alla resa. Ci troviamo davanti a un’operazione militare di ampio respiro che sembra avere come obiettivi strategici il fiume Dnepr, Kiev, e la fascia costiera del Mare di Azov insieme a quella che va dalla penisola di Crimea sino alla Romania.

Come preconizzato nelle scorse settimane dalle colonne di InsideOver, le forze armate russe hanno l’obiettivo di tagliare in due il Paese per assicurarsi una fascia di sicurezza che metta al sicuro la popolazione russofona presente in Ucraina ma soprattutto garantire il doppio fine di rovesciare il governo filo-occidentale di Zelensky e occupare quella parte di territorio ucraino che consenta a Mosca di determinare le sorti dell’intero Paese.

Il Cremlino ha valutato, da tempo, che le sanzioni occidentali, che si preannunciano pesantissime, non valgono i costi della propria sicurezza: questa Ucraina è “nemica” della Russia perché a sua volta ha stabilito che la Russia è una nazione nemica. Il presidente Putin ha parlato, nel suo discorso di questa mattina contestuale all’inizio delle operazioni belliche, di “denazificazione” del Paese retto da un governo ostile.

Già nel suo lungo discorso di lunedì sera, il leader del Cremlino aveva affermato che l'Ucraina è storicamente, culturalmente e strategicamente appartenente alla Russia, sostenendo che la lunga parentesi storica dell'Unione Sovietica, abbia commesso un “il più grande sbaglio” possibile dando autonomia al Paese e separandone il destino da quello della Russia.

Ora, con le divisioni corazzate a pochi chilometri da Kiev, sembra che questa Ucraina abbia le ore contate. La resistenza delle truppe di Kiev è, al momento, debole: in campo aperto nulla avrebbe potuto fare contro la soverchiante massa di brigate corazzate e motorizzate russe. Una grande quantità di elicotteri da attacco russi di diverso tipo (Mil Mi-24 e Kamov Ka-52) è stata vista in volo su Vyshgorod, a pochi minuti di volo dalla capitale, e sembra che abbiano occupato, con un colpo di mano, l'aeroporto di Gostomel, forse per preparare l'avanzata delle forze di terra. I primi rapporti di agenzia riferiscono che almeno tre ne siano stati abbattuti dagli ucraini, che potranno opporre una qualche forma di resistenza efficace solo nel contesto urbano di Kiev.

Il combattimento tra gli edifici di una città, infatti, pone i difensori in vantaggio in quanto, oltre alla conoscenza del territorio, possono utilizzare il reticolo stradale e fognario per ridurre, se non azzerare, la capacità di fuoco e di mobilità data dalle forze corazzate e da quelle aeree. Se l'esercito ucraino non si arrenderà, a Kiev potrebbe realizzarsi il peggiore degli scenari possibili, già visti a Grozny, in Cecenia, o nella martoriate città della Siria: combattimenti strada per strada, casa per casa, che avrebbero un altissimo costo in termini di vite umane, sia civili che militari.

Solo le prossime ore ci diranno se Zelensky impartirà l'ordine di resa, evitando quella che potrebbe diventare una carneficina, ma intanto i combattimenti proseguono lungo le direttrici di attacco russe. Le notizie ci arrivano frammentarie, da fonti aperte e da osservatori occasionali, spesso e volentieri inquinate da disinformazione volta a confondere le acque proprio per celare quelli che sono le vere direzioni di attacco. Intanto il consigliere presidenziale ucraino Mykhaylo Podolyak ha confermato che sono in corso pesanti combattimenti all'aeroporto di Gostomel, circa 35 chilometri a nord-ovest di Kiev. Anche secondo Podolyak l'attacco all'aeroporto potrebbe fare da apripista a un assalto delle forze aviotrasportate russe all'amministrazione di governo. Il consigliere ha anche consigliato i giornalisti di lasciare il palazzo presidenziale. Intanto a Kiev risuonano le sirene che segnalano una prossima incursione aerea, e il ministero dell'Energia avvisa di un'esplosione in una centrale elettrica a 40 chilometri dalla capitale. Sembra quindi che si sia giunti alla stretta finale.

Tuttavia, pur non considerando attendibili le fonti russe così come quelle ucraine, quanto possiamo vedere dimostra che l'offensiva di Mosca è complessa e articolata, e si può pensare che una volta raggiunto il fiume Dnepr, si fermi. Oltrepassarlo, una volta presa la capitale, avrebbe un costo troppo elevato per Mosca, che entrerebbe in regioni dell'Ucraina pericolosamente vicine ai Paesi della Nato e soprattutto a maggioranza ucraina, quindi correrebbe il rischio di invischiarsi in una guerriglia che durerebbe per mesi. In questo momento non si ha notizia dell'arrivo delle truppe russe a Kiev, ma nei cieli della capitale volano caccia e si odono esplosioni.

Sull'altro fronte, la Nato è in massima allerta: velivoli da ricognizione elettronica di ogni tipo pattugliano i cieli del fianco orientale dell'Alleanza dal Baltico sino al Mar Nero, mentre – ora è confermato – una coppia di bombardieri strategici statunitensi B-52H, giunti nel Regno Unito qualche giorno fa, sono decollati dalla loro base di Fairford, e in questo momento sono in volo, rispettivamente, sulla Svezia e sulla Polonia.

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