Il 12 gennaio a Soledar un gruppo di combattenti dell’agenzia russa Wagner è riunito in una via del centro della cittadina. Girano un video, diffuso dai canali filorussi su Telegram e ripreso da diversi siti di analisti, in cui uno di loro parla con il volto coperto e annuncia la presa della località. Del resto sono proprio le ore in cui Prighozin, fondatore della Wagner, si fa ritrarre all’interno delle miniere di sale di Soledar rivendicandone la conquista. Alla sinistra del contractor che parla, c’è un suo compagno d’armi. Ma nel video c’è qualcosa di strano: il ragazzo è anch’esso a volto coperto, ma non ha la stessa uniforme di chi sta parlando.

Anzi, sembra invece l’uniforme di un parà. Ma non ci sono insegne e né altri elementi identificativi. Non c’è ad esempio il nastro rosso indossato dai combattenti russi. Né quello giallo usato dagli ucraini, smentendo quindi la possibilità che si tratti di un prigioniero. Da qui il sospetto: gli uomini Wagner hanno forse tratto in inganno i soldati ucraini indossando le loro uniformi?

Il video sospetto girato in trincea

Le immagini girate a Soledar hanno in qualche modo aperto il dubbio. Ma c’è un altro video, rilanciato sempre da media filorussi negli ultimi giorni, che potrebbe trasformare i dubbi in certezze. Si tratta di un breve filmato di circa un minuto. Viene ripreso da una piccola telecamera montata sull’elmetto di un soldato della Wagner. L’appartenenza alla compagnia di Prighozin è dimostrata dal fatto che nello stesso video il combattente che riprende le immagini raggiunge poi altri contractor.

Nel filmato si notano aspri combattimenti a cui il soldato sta partecipando. La zona dovrebbe essere quella di Soledar: non esistono grandi riferimenti visivi, in quanto il video è girato tra i boschi, ma l’intensità della battaglia ripresa fa intuire che lo scenario è quello dell’unico fronte caldo di questi giorni in cui è certa la partecipazione della Wagner.

A un certo punto, il soldato con la telecamera nell’elmetto avanza verso una trincea e coglie alle spalle due soldati ucraini. Si riconosce la loro appartenenza all’esercito di Kiev per via sia dell’uniforme che dei nastri gialli sul braccio. La loro è una reazione di stupore. Perché il combattente con l’elmetto inizia a urlargli contro e a intimargli la resa. Ma dalla loro visuale, i due ucraini notano che chi gli chiede la resa indossa la loro stessa uniforme. Lo si intuisce dal fatto che uno dei due gli fa notare di essere dalla stessa parte, di essere alleati. Frasi ripetute mentre il combattente prova a strappargli l’arma dalle mani. Poi a un certo punto il contractor della Wagner gli spara e poco dopo uccide a bruciapelo anche l’altro soldato, nonostante quest’ultimo ha le mani in alto in segno di resa.

Il contractor successivamente raggiunge gli altri miliziani. Anche loro non hanno uniformi con chiari segni di riconoscimento. Se si paragona questo video con quello relativo alla dichiarazione di conquista di Soledar, si comprende quindi come, durante i combattimenti per l’avanzata su questo fronte, molti combattenti della Wagner hanno ingannato le truppe avversarie indossando uniformi ucraine oppure tute mimetiche senza chiari segni di riconoscimento.

Lo stratagemma dei contractors per aggirare le linee avversarie

I due video sopra descritti non sono gli unici immessi in rete in questi giorni. In diversi canali, sono spuntate altre immagini provenienti da Soledar in cui soldati che parlano russo indossano uniformi ucraine oppure senza segnali chiari di riconoscimento. Tra gli analisti Osint (Open Source Intelligence) è quindi sempre più forte la convinzione che l’inganno abbia rappresentato un’arma usata dalle forze di Mosca nella battaglia per la presa di Soledar. Non l’unica, ma di certo una delle più significative. Diverse linee difensive ucraine sono state aggirate grazie alla confusione operata in molti soldati di Kiev.

Una tattica vietata

Il diritto internazionale vieta categoricamente una simile pratica. Non solo nella convenzione di Ginevra, ma anche nello statuto della corte penale internazionale è esplicitamente vietato trarre in inganno in tal modo il nemico. Al punto n.2 dell’articolo 8 dello statuto della corte, si elencano esplicitamente quali comportamenti sono etichettabili quali crimini di guerra. Nell’elenco in questione, il comma VII riguarda proprio il “fare uso improprio della bandiera bianca, della bandiera o delle insegne militari e dell’uniforme del nemico o delle Nazioni Unite, nonché degli emblemi distintivi della Convenzione di Ginevra, cagionando in tal modo morti o feriti gravi”.

Non è la prima volta che si parla di inganno al nemico in questa guerra, a ottobre ad esempio sono uscite indiscrezioni simili ma di segno opposto. In particolare, si è parlato dell’episodio secondo cui gli ucraini hanno sfondato la linea del fronte di Kherson usando mezzi con la lettera Z, quella usata dai russi per distinguere i propri mezzi. Su quanto accaduto a Kherson non sono mai giunte conferme, ma dimostra come il camuffamento con i mezzi del nemico in Ucraina non è affatto un tabù. Un ulteriore elemento di destabilizzazione dei fronti e di grave tensione tra le parti.

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