Un nuovo grave episodio di sangue all’interno del già di per sé cruento capitolo della guerra siriana, irrompe sulla scena mediorientale: in particolare, nel tardo pomeriggio di mercoledì aerei della coalizione a guida Usa avrebbero bombardato un deposito di munizioni dell’ISIS nella provincia di Deir Ez – Zour, non lontano dal confine con l’Iraq, al cui interno però vi erano nascoste alcune armi chimiche in dotazione al califfato. Stando a quanto dichiarato da soccorritori locali, lo sprigionamento nell’aria dei gas provenienti dal deposito centrato degli ordigni potrebbe aver causato almeno 100 vittime tra i civili; le notizie del nuovo tragico bombardamento, sono trapelate prima su Twitter e, in un secondo momento, sono state riprese da diverse agenzie internazionali, tra cui la russa Tass e la cinese Xinhua. Sono in corso accertamenti da parte del governo siriano, il quale tramite l’agenzia SANA ha comunque confermato il raid anche se sarà difficile avere dettagli sia sulla dinamica dei fatti che sul numero delle vittime perché il bombardamento è avvenuto in una zona controllata dall’ISIS.Il luogo dell’accadutoNella provincia di Deir ez – Zour sono diversi i velivoli della coalizione a guida USA che ogni giorno bombardano obiettivi del califfato; del resto, la più orientale delle province siriane è in mano agli uomini di Al Baghdadi dal 2014, eccezion fatta per il capoluogo che resiste da tre anni all’assedio dei jihadisti: la zona dell’attacco indicata sia dal governo di Damasco che da fonti russe, sarebbe quella del villaggio di Hatila, non lontano da As Suwar, sulle rive di uno dei più importanti affluenti dell’Eufrate. Si tratta di una regione impervia e remota del paese, il cui controllo ad opera dell’ISIS non consente di avere informazioni da parte di reporter del luogo; su Twitter, come detto sopra, sono trapelate diverse voci rilanciate da chi in quei villaggi occupati dal califfato ha parenti o conoscenti.I terroristi possiedono armi chimicheDal canto suo, la coalizione a guida USA ha smentito di aver effettuato bombardamenti nella zona di Hatila: sul proprio canale Twitter, la Combined Joint Task Force ha confermato l’episodio dell’uccisione involontaria di 18 membri della coalizione curdo – araba a Tabqa, ma nega di aver bombardato l’ISIS vicino l’Eufrate. Pur tuttavia, la zona indicata dal governo siriano viene spesso colpita dalla coalizione, anche perché per il califfato i villaggi tra Deir ez Zour ed il confine iracheno hanno un’importanza strategica per via dei tanti rifugi trasformati in grandi depositi di armi e munizioni; inoltre, in passato, la stessa città di Deir ez Zour è stata colpita più volte dall’ISIS con bombe caricate con agenti chimici: diversi abitanti del capoluogo, in questi tre anni, hanno dovuto fare i conti con le esalazioni provocate dagli assalti dei militanti del califfato.In tal senso, gli episodi più significativi sono accaduti nell’aprile 2016, quando i colpi d’artiglieria dello Stato Islamico hanno intossicato, spesso anche mortalmente, diversi soldati siriani e numerosi cittadini; ma anche a Mosul l’ISIS ha attaccato militari e civili tramite l’uso di armi chimiche tra il 2015 ed il 2016, così come nelle battaglie contro l’esercito iracheno in avanzata nella provincia desertica di Al Anbar. Sia Damasco che Baghdad, nel corso della lunga guerra contro il califfato, hanno dimostrato più volte che i terroristi hanno non pochi depositi nel deserto pieni di armi non convenzionali e pericolose per un numero elevato di cittadini, la cui provenienza però appare ignota o comunque non attualmente dimostrabile. Inoltre, bisogna ricordare che l’attacco di Jobar del 2013, inizialmente attribuito al governo siriano, è stato invece compiuto dagli islamisti legati agli ex combattenti di Al Nusra.Tornando all’episodio delle scorse ore, in una nota rilasciata dopo le 13:00, l’agenzia SANA ha aggiunto un altro dettaglio: in particolare, pare che dopo il presunto bombardamento avvenuto intorno alle 17:30 di mercoledì, si sia sviluppato un incendio domato soltanto a tarda serata il cui fumo di color giallo avrebbe poi intossicato mortalmente numerosi civili dei villaggi vicini Hatila; l’agenzia farebbe riferimento alla testimonianza di alcuni soccorritori chiamati a spegnere le fiamme nella zona dell’accaduto. Se tutto viene confermato, l’episodio testimonierebbe come un bombardamento con armi convenzionali di un deposito di armi chimiche, potrebbe portare al decesso di numerose persone nei pressi dell’area colpita; una dinamica quindi tragicamente vicina a quella sostenuta ufficialmente dallo stesso governo siriano per quanto accaduto nei giorni scorsi ad Iblib, episodio che ha poi portato al cambiamento di posizione di Trump su Assad ed ai bombardamenti su Shayrat.Anche ad Idlib i terroristi hanno armi chimicheNelle ore precedenti al presunto episodio di Hatila, il giornalista americano Robert Parry ha scritto sul sito Consortium News, che raggruppa diversi reporter statunitensi indipendenti, che alcune fonti d’intelligence USA avrebbero prospettato a Donald Trump la circostanza secondo cui la strage di Idlib fosse avvenuta per un bombardamento compiuto con armi convenzionali su un deposito di munizioni di armi chimiche. “Il motivo per cui il presidente afferma di avere le prove del coinvolgimento di Assad ma non le mostra – scrive Parry – potrebbe risiedere proprio nel fatto che non emerga alcun dato concreto della colpevolezza del governo siriano sul bombardamento che ha causato la strage di inizio aprile nella provincia di Idlib”. Nel pezzo, si fa riferimento anche ad una nota inviata al numero uno della Casa Bianca da un gruppo di analisti e veterani del medio oriente, i quali chiedevano a Trump di avviare più dettagliate inchieste prima di cambiare completamente posizione su Assad.Da questi rapporti comunque, emergerebbe in ogni caso la circostanza secondo cui anche i terroristi presenti presso la provincia di Idlib hanno arsenali chimici e di altre armi non convenzionali; un’altra prova quindi che, a prescindere dalla dimostrabilità o meno dell’attacco della coalizione USA avvenuto vicino Deir ez – Zour, i terroristi operanti tra Siria ed Iraq hanno nella loro disponibilità armi chimiche. Sia l’ISIS che gli islamisti di Arhar al Sham e di altre sigle vicine agli ex di Al Nusra (filiale di Al Qaeda in Siria), hanno magazzini ed arsenali con armi non convenzionali che, se centrati, possono rilasciare nell’aria fumi tossici mortali per i civili. Una constatazione di fatto che imporrebbe serie riflessioni e non poche preoccupazioni: la comunità internazionale, preoccupata per le presunte armi chimiche possedute da Assad per via di un episodio la cui responsabilità del presidente siriano non appare al momento dimostrabile con prove chiare e visibili, sembra invece lontana da condanne ed azioni volte a togliere dalle mani jihadiste arsenali che potrebbero mettere a repentaglio migliaia di cittadini. Se una guerra, di per sé, appare spesso poco logica, il conflitto siriano si dimostra ogni giorno del tutto slegato con qualsiasi elemento che rimanda al mero e minimo ancoraggio alla realtà ed alla verità.

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