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Tra i luoghi sorvegliati speciali dopo l’annuncio dell’annessione di quattro province ucraine alla Russia da parte del Cremlino, senza dubbio è da annoverare l’area della centrale nucleare di Zaporizhzhia. Un impianto, il più grande in Europa nel suo genere e tra i dieci più importanti al mondo, al centro delle dinamiche della guerra in Ucraina già dai primi giorni di marzo. Quando cioè i russi hanno occupato la centrale.

Oggi l’area è al centro delle tensioni riguardanti l’annessione a Mosca dei territori occupati. Gli ucraini rivogliono l’impianto, assieme all’intera regione di Zaporizhzhia, l’Onu spinge per la presenza di osservatori indipendenti per garantire la sicurezza della struttura, per i russi ovviamente da domani questo sarà considerato loro territorio. Il rischio concreto è che la centrale rimanga in balia delle rispettive rivendicazioni, con tutte le conseguenze che questo potrebbe comportare.

Una centrale lungo la linea del fronte

É nota come centrale di Zaporizhzhia, ma in realtà l’impianto si trova nella località di Enerhodar, circa 30 km più a sud della città capoluogo dell’omonima regione. In tempo di pace ha fatto poca differenza distinguere tra Zaporizhzhia ed Enerhodar. Del resto, che si tratti di un impianto industriale o di un’opera infrastrutturale, spesso il nome è dato in base alla grande città più vicina e non alla vera località di periferia in cui una determinata struttura è situata. Ma oggi, in pieno tempo di guerra, questa distinzione è più che mai necessaria.

Questo perché fino a Zaporizhzhia il territorio è controllato dagli ucraini. Oltre invece ci sono i russi. Anche a Enerhodar si è tenuto il referendum che, secondo quanto riconosciuto dal Cremlino, ha sancito l’annessione della zona alla federazione. Di conseguenza, la centrale nucleare è situata esattamente sulla linea di contatto dove converge il fronte di Zaporizhzhia. Da un lato ci sono i soldati fedeli a Kiev, dall’altro quello fedeli al Cremlino. In mezzo, ci sono i tecnici della centrale che stanno continuando a lavorare, anche se ora rispondono a Mosca.

Il braccio di ferro tra Kiev e Mosca

La centrale è contesa e non solo dal punto di vista militare. L’impianto produce circa la metà dell’intera energia nucleare usata annualmente dall’Ucraina, corrispondente a un quinto dell’intero fabbisogno energetico ucraino. Controllare l’impianto vuol dire avere in mano un’immensa risorsa. Per Kiev lo spettro è rappresentato dal fatto che i russi possano provare a scollegare definitivamente l’impianto dalla rete nazionale. Spegnendo di fatto intere città e aggravando ulteriormente una situazione economica già in stallo per via del conflitto e per i danni prodotti dalla guerra ad altre importanti infrastrutture. Per Mosca invece, vorrebbe dire avere un’arma in più contro il governo ucraino. Non solo, ma i tecnici russi potrebbero usare in futuro l’energia per alimentare i territori occupati e la Crimea.

Entrambe le parti in causa quindi vogliono il controllo della centrale. Il problema, da adesso in poi, è che sia ucraini che russi ritegnono l’impianto all’interno del proprio territorio nazionale. Lo è per Kiev, il cui obiettivo è quello di riprendere in mano il controllo dei territori occupati. Lo è per Mosca, il cui governo dopo i referendum dei giorni scorsi ha annesso le aree in questione.

I timori per la sicurezza

Il rischio molto forte è che il braccio di ferro per la centrale si trasformi in una battaglia a tutto campo. I reattori, già oggi non al sicuro in quanto situati a pochi metri dalla linea del fronte, potrebbero rappresentare l’inquietante palcoscenico di un conflitto in campo aperto. I timori per la sicurezza della struttura erano già arrivati a marzo. Gli ucraini avevano infatti accusato i russi di aver sparato pesanti ordigni contro la centrale. Da Mosca si è replicato affermando di aver lanciato solo fumogeni di avvertimento e che i reattori non erano mai stati in pericolo.

Nei mesi estivi sono arrivate altre reciproche accuse sulla gestione dell’impianto di Enerhodar. Kiev ha puntato il dito contro il Cremlino, reo di aver trasformato la centrale nucleare in una base di lancio missilistica e in un deposito di munizioni. Mosca dal canto suo ha accusato gli ucraini di aver lanciato pericolosi ordigni contro l’area dell’impianto. La missione dell’Aiea, l’Agenzia delle Nazioni Unite per il Nucleare, tra agosto e settembre non ha rilevato fuoriuscite di materiale radioattivo, ma ha giudicato “insostenibile” la situazione. Tanto da chiedere la chiusura dell’impianto, avvenuta con lo spegnimento dell’ultimo reattore lo scorso 11 settembre.

Ecco perché i timori per la sicurezza sono destinati a crescere. Sulla carta, nessuna delle due parti ha interesse a colpire i reattori. La fuoriuscita di materiale danneggerebbe tanto i territori in mano ucraina, quanto quelli in mano russa e la stessa Russia. Ma in condizioni del genere e con due eserciti che potrebbero tornare a fronteggiarsi a viso aperto nella regione, il rischio di incidente è sempre più elevato.

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