Il califfato tra Siria ed Iraq oramai non c’è più e, se Baghdad nella giornata di domenica ha ufficializzato la fine dell’ISIS nel proprio territorio, ancora poche sacche sono invece rimaste dall’altra parte del confine; gli islamisti con la bandiera nera, in particolare, dopo aver perso Palmyra a marzo e Rusafa a giugno, hanno iniziato un inesorabile indietreggiamento dal deserto posto tra le province di Homs e l’Iraq fino a capitolare nelle ultime roccaforti di Deir Ez Zour e Abu Kamal. Ma non tutti coloro che, fino a pochi mesi fa,  hanno terrorizzato la popolazione siriana sono stati catturati od hanno lasciato il paese; lo ha dimostrato, ad esempio, quanto accaduto tra le province di Hama ed Idlib: qui centinaia di miliziani jihadisti sono scappati dai territori conquistati dall’esercito di Damasco per andare nelle zone che, dal 2014, rappresentano la roccaforte degli ex di Al Nusra (filiale locale di Al Qaeda).

Le lotte intestine agli islamisti presenti ad Idlib

Nella guerra siriana la provincia di Idlib, dall’origine del conflitto, ha spesso costituito caso a sé: posizionata nel nord ovest del paese, tra le province di Aleppo ed Hama da un lato ed il confine turco dall’altro, il governatorato dallo scorso anno viene considerato quasi un vero e proprio ‘emiratino’ per via del radicamento di molte sigle terroriste, a partire proprio da Tahrir Al Sham ossia il nome del gruppo che fino al 2016 si è fatto riconoscere come ‘Fronte Al Nusra’. Dopo la conquista di Aleppo avvenuta dodici mesi fa, in molti hanno pensato che Assad potesse autorizzare la riconquista di Idlib prima di passare all’azione nel deserto puntando i cannoni contro l’ISIS; in realtà, è accaduto l’esatto contrario: in questo ultimo anno l’esercito siriano ha quasi del tutto ripreso i territori appartenenti all’autoproclamato Stato Islamico, mentre nel governatorato sopra citato ha regnato una tregua soprattutto dopo la creazione delle ‘De Escalation Zone’ a seguito degli accordi di Astana.

Pur tuttavia ad Idlib e nella provincia circostante, non sono mancate battaglie e guerre interne alle stesse sigle islamiste; in particolare, nel mese di luglio a fronteggiarsi sono stati i gruppi radunati sotto il nome di ‘Ahrar Al Sham’ contro quelli sopra citati di Tahrir Al Sham: quest’ultimi, che hanno avuto la meglio in molte città e che da agosto hanno assunto il controllo di gran parte della frontiera turca, non hanno mai gradito l’accordo di Astana ed hanno acceso importanti ed evidenti contrasti contro Ahrar Al Sham, i cui miliziani invece sono da sempre molto più vicini alla Turchia e, in alcuni casi, anche sotto la diretta influenza di Ankara. Gli ex di Al Nusra hanno quindi preso il controllo dello stesso capoluogo del governatorato di Idlib, mentre i filo turchi hanno mantenuto soltanto le posizioni su Sarqib per via delle proteste della popolazione locale che ha di fatto cacciato gli uomini di Al Qaeda.

L’improvvisa comparsa dell’ISIS tra Hama ed Idlib

Come detto ad inizio articolo, i miliziani del califfato sono stati cacciati da oramai tutti i territori desertici della Siria; alcuni di loro però e, in particolare, quelli presenti tra le province di Hama ed Homs, hanno sfondato nelle scorse settimane le fragili linee difensive poste a sud del piccolo ‘emiratino’ di Idlib ed hanno iniziato a conquistare diversi villaggi. Dunque, oltre alle tensioni soltanto sopite negli ultimi mesi tra filo turchi ed ex Al Nusra, adesso negli ultimi avamposti fuori dal controllo del governo centrale ad aggravare la situazione per i cosiddetti ‘ribelli’ è stata la comparsa di bandiere nere al posto di quelle della Siria coloniale, vessillo ufficiale dell’ex FSA (Free Syrian Army). Dopo le prime conquiste avvenute in località remote della provincia di Hama, l’ISIS da queste parti è riuscito ad avanzare fino ad entrare nei giorni scorsi nella provincia di Idlib e dunque nel feudo di Al Nusra.

Secondo diverse fonti vicine al Ministero della Difesa siriano, dietro la repentina ricomparsa delle bandiere nere all’interno dell’emiratino posto nel nord del paese ci sarebbe la scelta di campo del fronte ‘Jund Al Aqsa’, altra sigla islamista della galassia dei terroristi presenti in Siria; sarebbero stati proprio loro ad abbandonare gli ex alleati di Tahrir Al Sham per piazzarsi invece al fianco dei miliziani reduci dello Stato Islamico. In effetti, essendo poco più di un centinaio gli uomini dell’ISIS scappati dalla provincia di Hama, non si spiegherebbe una così rapida seppur ancora modesta avanzata in territori che dall’estate 2012 sono sotto il controllo dei ribelli; le ultime notizie parlano comunque di un contrattacco degli ex di Al Nusra, i quali avrebbero respinto molti miliziani con le bandiere nere e pur tuttavia la situazione appare ancora molto tesa.

La provincia di Idlib potrebbe essere la prossima tappa delle azioni dell’esercito siriano

Questo contesto sembra destinato inevitabilmente a favorire Damasco: forte della riconquista di gran parte del territorio e di migliaia di uomini liberati dai fronti in cui per anni sono stati impegnati contro l’ISIS, l’esercito siriano adesso potrebbe puntare proprio su Idlib e la suddivisione tra diverse sigle del fronte islamista potrebbe dare una grande mano d’aiuto ad Assad ed alleati. Gli scontri interni in estate hanno lasciato sul campo più di mille miliziani, l’improvvisa avanzata dell’ISIS sta ulteriormente sfaldando le fila di Tahrir Al Sham ed il repentino cambio di casacca di Jund Al Aqsa potrebbe incidere significativamente, per quanto riguarda la provincia di Idlib, nelle dinamiche future del conflitto. I lealisti, già nei prossimi giorni, potrebbero attaccare dalla provincia di Aleppo con l’obiettivo di riprendere dopo tanti anni la strategica base militare di Abu a Duhur; successivamente, grazie anche all’indebolimento dei gruppi rivali, da Damasco potrebbe arrivare l’ordine di entrare in azione per la riconquista dell’intera provincia di Idlib, l’ultima dove a mancare dalle facciate dei palazzi governativi sono le bandiere della Repubblica Araba Siriana.

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