Giacca, camicia e nessun copricapo: così il leader di Hayat Tahrir al-Sham (Hts) si è presentato all’intervista con il giornalista americano Martin Smith, che ha trascorso tre giorni ad Idlib in compagnia dei miliziani che controllano la regione. Il completo scelto da al-Golani e lo stesso incontro con un rappresentante dei media occidentali hanno fatto molto discutere sia ad Idlib che a livello internazionale, tanto da costringere l’Ufficio per le relazioni pubbliche del leader di Hts ad intervenire.

Lo staff di al-Golani ha infatti precisato che l’incontro con Smith è servito a rompere l’isolamento internazionale di Hts e a comunicare agli abitanti della regione e al resto del mondo qual è il contributo che il gruppo vuole dare alla rivoluzione siriana in questo particolare momento. “Siamo stati orgogliosi di questa rivoluzione, delle sue vittorie e delle sue sconfitte fin dall’inizio perché è una rivoluzione del popolo dalla quale emergerà un brillante futuro per i siriani”, scrivono dall’Ufficio stampa di al-Golani. E alla costruzione di quel radioso futuro il leader di Hts vuole indubbiamente prendere parte.

Al-Golani è riuscito a mantenere fino ad oggi il controllo della regione di Idlib grazie alle armi e alla sua alleanza con la Turchia, ma ha capito che la forza militare non è più sufficiente per mantenere intatto il suo potere e per avere voce in capitolo nella ricostruzione della Siria. Il regime di Damasco ha ripreso il controllo del 70% del territorio, ad Idlib la situazione è in una fase di stallo ormai da diversi anni in virtù degli accordi per il cessate il fuoco russo-turchi e uno scontro militare diretto tra Hts e l’esercito governativo segnerebbe la fine del gruppo jihadista.

Il leader di Hts sa che l’unico modo per non essere messo da parte è trasformarsi da forza unicamente militare a politica, aprendosi quindi al dialogo con l’esterno e soprattutto con le potenze straniere presenti in Siria. Al-Golani può infatti sfruttare il sostegno della Turchia e i suoi contatti all’interno del Governo di salvezza nazionale della Siria presente nel Governatorato di Idlib per aumentare la propria legittimità. Il leader di Hts ha anche un’altra carta da giocarsi: rispetto ad altre formazioni di opposizione, come per esempio l’Esercito siriano libero, Tahrir al-Sham non è considerata un burattino degli occidentali, il che conferisce ad al-Golani maggiore prestigio.

La sfida degli oppositori

Non tutti però hanno approvato la sua intervista. Al-Golani deve fare i conti da tempo con altre forze di opposizione all’interno di Idlib, alcune delle quali nate a seguito di una serie di defezioni di membri del suo stesso gruppo. Il leader di Hts è stato infatti accusato più volte di avere legami con l’Occidente e di essere pertanto un infedele, anche a causa dell’alleanza siglata con la Turchia. L’intervista con Smith regala quindi agli oppositori di al-Golani l’occasione per dimostrare di essere sempre stati nel giusto e che il leader di Hts non è l’uomo adatto a guidare la rivolta contro Damasco e i suoi alleati.

Le altre formazioni jihadiste non hanno però la forza necessaria per opporsi con successo a Golani, che può contare su un alto numero di sostenitori nella regione e su un apparato mediatico che gli ha permesso di presentarsi come vero leader di Idlib anche fuori dalla Siria. Hts è infatti riuscito a mantenere il controllo della regione nonostante gli attacchi di Hurras al-Din e di altri gruppi di più recente formazioni vicini ad al-Qaeda, dimostrandosi prima di tutto un alleato indispensabile per la Turchia.

Al-Golani però sa che il controllo militare della regione non è sufficiente per continuare a giocare nella partita siriana, soprattutto ora che a Ginevra sono ripresi i colloqui per il futuro della Siria. L’unico modo per preservare il suo potere è trasformare il successo sul campo in capitale politico e cercare di dettare le regole per il futuro della regione. L’intervista rilasciata a Martin Smith è solo il primo passo verso il maggior impegno politico di al-Golani, che dovrà comunque continuare a mantenere saldo il controllo della regione a livello militare per non perdere il potere accumulato fin ad oggi.

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