Idlib è l’ultima roccaforte dei ribelli nel nord della Siria. È qui che, sconfitta dopo sconfitta, si sono asserragliati i gruppi jihadisti che per anni hanno occupato una parte di Aleppo, della Ghouta orientale e di Daraa. È qui che, molto probabilmente, ci sarà la battaglia finale che chiuderà, almeno militarmente, la guerra in Siria

La provincia di Idlib è diventata, di fatto, un piccolo Califfato. Il territorio è controllato essenzialmente dagli uomini di Hayat Tahrir al Sham, ovvero la vecchia al Nusra, la branca siriana di Al Qaeda. I gruppi che fino a poco tempo fa sono spariti, inghiottiti nella marea jihadista. Per questo motivo, come riporta The Times, la Gran Bretagna ha deciso di revocare gli aiuti destinati a questa provincia. Questa decisione simbolica – scrive il quotidiano britannico – “riconosce che la rivoluzione è effettivamente finita”. Il progetto sostenuto da Londra riguardava, in particolare, la creazione di un corpo di polizia indipendente. Un’inchiesta della Bbc aveva dimostrato che gran parte di questi finanziamenti erano finiti in mano ai jihadisti. Ovviamente, il governo britannico ha negato ogni accusa, ma ha dovuto ammettere che sì, Idlib è controllata ormai dai terroristi. 

L’ultimatum russo a Idlib

La presenza di jihadisti preoccupa e non poco per il futuro della provincia. È chiaro che l’attacco dell’esercito di Bashar al Assad ci sarà. Resta solamente da capire quando. Oggi, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha lanciato un messaggio chiaro, chiedendo ai gruppi che si oppongono a Damasco di sganciarsi da Al Nusra. Un’operazione che però risulta particolarmente difficile in quanto chi in questi giorni ha provato ad avere contatti con i governativi è stato arrestato o, peggio ancora, eliminato. Per cercare di evitare il bagno di sangue, Mosca ha inoltre aperto dei corridoi umanitari per i civili che intendono lasciare le zone controllate dai ribelli.

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Ma la battaglia si farà. E questo i jihadisti di Al Nusra lo sanno. Sanno che sarà peggio di quella di Aleppo. Più sanguinosa e terrificante. Le bombe continueranno a piovere dal cielo e l’avanzata di terra sarà più cruenta. La provincia di Idlib è circondata non solo dall’esercito siriano e dalle forze speciali di Damasco, ma anche dai curdi, giunti ad Aleppo. Per questo motivo, Al Nusra ha organizzato vaste esercitazioni militari: ricreare la futura battaglia dovrebbe, almeno nella mente dei jihadisti – dar loro un netto vantaggio. 

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Nelle ultime ore sono state diffuse in rete le foto degli elicotteri di Damasco mentre si dirigevano verso il sud della provincia  di Idlib. La base russa di Latakia, dalla quale partono i caccia di Mosca, è poco distante. E le Forze Tigre, comandante dal generale Suheil al-Hassan, sono già state schierate. Tutto è insomma pronto. Il temporeggiamento, molto probabilmente, è dovuto al nodo politico che dovrà essere sciolto. Idlib, infatti, rientra nelle famose zone di de-escalation stabilite dagli accordi di Astana. Garante di questo accordo è la Turchia, che in questi giorni ha fortificato le sue postazioni attorno alla provincia.

Gli Usa si sfilano dalla Siria

Il presidente americano Donald Trump lo ha annunciato a suo modo, ovvero con un tweet: “Gli Stati Uniti hanno posto fine al ridicolo stanziamento annuale di 230 milioni di dollari per lo sviluppo in Siria. L’Arabia Saudita e altri Paesi ricchi in Medio Oriente cominceranno a stanziare denaro al posto degli Stati Uniti. Voglio far crescere gli Stati Uniti, il nostro esercito e i Paesi che ci aiutano”. L’annuncio del tycoon non sorprende. È stato infatti lui a congelare i finanziamenti ai ribelli in Siria e a trattare con Vladimir Putin tutti quegli accordi che hanno permesso l’avanzata dei governativi. Singolare il fatto che, almeno stando alle parole del presidente americano, sarà Riad a pagare per conto degli Stati Uniti.

Cosa aspettarsi?

Vista sotto il profilo militare, la battaglia di Idlib avrà un esito scontato. I governativi, dal dicembre del 2016, riescono a penetrare con relativa facilità nei territori controllati dai ribelli. Dal punto di vista politico e diplomatico, però, la battaglia di Idlib e la recente uscita di scena di Stati Uniti e Gran Bretagna presentano delle insidie. Questi due Paesi, infatti, hanno speso parecchi quattrini per questa guerra. Quattrini che, politicamente, non hanno fruttato nulla. L’obiettivo era quello di eliminare Assad per sostituirlo con un regime amico. Assad però è ancora in sella ed è probabile che ci rimarrà a lungo. È vero che Trump e Putin si parlano e che il tycoon, fino ad ora, ha lasciato mano libera al capo del Cremlino. Ma in questa parte del mondo, nulla si fa gratis. Qual è, quindi, la moneta di scambio?

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