La tregua firmata tra Russia e Turchia a seguito dell’aumentare della tensione nella regione siriana di Idlib sta dando alla milizia Hayat Tahrir al-Sham (HTS) la possibilità di riorganizzarsi ed espandere la propria influenza nell’area. Il gruppo, inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche Usa e Onu, ha annunciato di aver creato tre nuove brigate e di aver effettuato importanti cambiamenti nei vertici della milizia. Il tutto in previsione di una ripresa degli scontri nella regione e di possibili nuove alleanze.

La riorganizzazione interna

Come annunciato dal gruppo stesso, HTS dispone al momento di tre nuove brigate: Talha bin Ubayd Allah guidata da Abu Hafs Binnish, Ali bin Abi Talib con a capo Abu Bakr e al-Zubeir ibn al-Awwam comandata da Abu Mohammad Shura. È importante sottolineare che tutti e tre i comandanti sono siriani, a differenza di quelli precedenti. Nella sua riorganizzazione, HTS sta infatti puntando sulle forze locali per potersi meglio inserire nel territorio anche a livello politico e per cambiare la percezione che le potenze internazionali hanno della milizia stessa. HTS come detto è stata inserita nella lista delle organizzazioni terroristiche, ma tramite questo cambio ai vertici il suo leader Joulani vuole mettere più distanza possibile tra la milizia e le altre forze jihadiste che operano in Siria. Nel fare ciò, Joulani sta cercando di emarginare i soggetti più estremisti che fanno parte di HTS sostituendoli con miliziani più “moderati” e soprattutto a lui fedeli.

Queste modifiche interne però hanno già causato le prime importanti defezioni. Ad aprile Abu Malik al-Telli, uno dei personaggi più importanti all’interno del gruppo, ha infatti deciso di lasciare HTS affermando di non essere stato informato del cambio di posizione del gruppo e di non essere d’accordo con la linea politica sposata recentemente da Joulani. Il leader della milizia pare sia riuscito a far ritornare al-Telli tra i ranghi dell’organizzazione, ma la vicenda ha fatto emergere ulteriormente i dissidi interni a HTS e si attendono nuove defezioni, a tutto vantaggio delle altre organizzazioni jihadiste che si trovano nell’area di Idlib. Ben consapevole di questo rischio, Joulani ha quindi deciso di procedere anche al reclutamento di nuovi soldati, aprendo nuovi campi di addestramento nella regione e cercando di dare una struttura gerarchica più funzionale al gruppo, intervenendo così su uno dei punti deboli di HTS.

Questi cambiamenti, come specificato dal gruppo stesso sui suoi media, “sono in linea con la preparazione delle forze rivoluzionarie sul terreno in vista dei prossimi sviluppi, che richiederanno la mobilitazione di tutte le forze per rispondere alle sfide della rivoluzione e difendere la regione contro gli attacchi dell’occupante [Damasco, ndr] e delle sue milizie”.

I rapporti con la Turchia

La riorganizzazione interna di HTS può avere degli effetti anche nei rapporti tra la milizia e le altre forze presenti nell’area di Idlib, a partire dalla Turchia. In passato Hayat Tahrir al-Sham ha più volte cooperato con l’Esercito nazionale siriano (NSA) filo-turco e ha permesso alla Turchia di installare le proprie postazioni nelle zone sotto il suo controllo, ma in generale le relazioni tra HTS e Ankara sono sempre state altalenanti. Nell’ultimo periodo la tensione tra le due forze è addirittura aumentata: HTS ha infatti interferito con i pattugliamenti russo-turchi lungo la M4, arrivando anche ad attaccare la postazione militare turca di al-Nayrab. La Turchia ha risposto con un raid che ha causato la morte di due miliziani di HTS nella stessa area, ma dopo questa escalation la milizia di Joulani e Ankara hanno aperto un canale di comunicazione per allentare la tensione.

Bisogna infatti ricordare che uno degli obiettivi della Turchia nel nord-ovest della Siria è la creazione di un’unica forza che raggruppi il maggior numero possibile di milizie attiva nell’area per creare un fronte comune contro il regime di Damasco. Perché ciò sia possibile, la Turchia avrebbe bisogno anche dell’adesione di HTS, ma il piano di Erdogan è difficilmente realizzabile. Nonostante la ristrutturazione interna di Joulani in favore dell’ala “moderata”, la milizia avrebbe molto da perdere nello schierarsi con le forze fedeli ad Ankara pur non essendo nemmeno in grado di opporsi con successo alla Turchia. Il rischio è che il gruppo si spacchi in due diverse fazioni, soprattutto se Ankara e Mosca dovessero riuscire a riprendere effettivamente il controllo della M4. Se così fosse, a trarne vantaggio sarebbero le forze filo-turche che riuscirebbero così a consolidare la propria posizione, ma a quel punto molto dipenderebbe dall’atteggiamento della Turchia. Diversi analisti ritengono che Ankara potrebbe anche arrivare a voltare le spalle alle milizie che ha sostenuto fino ad oggi, rivoluzionando ancora una volta la situazione sul terreno.

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