La diffusione a livello globale del Covid-19 ha costretto i Paesi del mondo a rivedere le loro priorità e a prendere le misure necessarie per debellare il virus. Alcuni Stati si sono trovati in una situazione più difficile rispetto ad altri a causa di instabilità pregresse: è questo il caso dei Paesi che prima dello scoppio della pandemia erano dilaniati da guerre e conflitti interni.

A inizio aprile, il segretario generale dell’Onu ha lanciato un appello proprio alle fazioni belligeranti di tutto il mondo chiedendo loro la cessazione delle ostilità per consentire l’implementazione di politiche volte a contenere l’espansione del virus. In alcuni casi le parole di Antonio Guterres sono cadute nel vuoto, come dimostra il caso della Libia, mentre in altri sono state fatte proprie da tutte o da una delle parti in conflitto.

I conflitti sospesi

Per quanto riguarda il continente africano, un cessate il fuoco importante è stato raggiunto in Sudan. Sia l’Esercito di liberazione del Sudan di Abdel Wahid al-Nur, sia il Movimento popolare di liberazione del Sudan-Spla Nord di Abdelazziz al-Hilu hanno annunciato la sospensione delle ostilità nei territori sotto il loro controllo. Quest’ultimo gruppo ha presentato la propria decisione come un segno di buona volontà nei confronti dei negoziati intavolati con il Governo e a cui invece l’esercito di al-Nur continua a rifiutarsi di prendere parte. In ogni caso, la cessazione delle ostilità dovrebbe alleggerire la pressione nel Paese e principalmente nella zona del Darfur, consentendo un migliore intervento contro il coronavirus.

Sempre in Africa, una sospensione del conflitto si registra anche in Camerun. A fine marzo le Forze di difesa camerunensi del Sud (Socadef) hanno annunciato il cessate il fuoco per permettere alla popolazione di sottoporsi al test per il coronavirus. Ad oggi, le Socadef sono l’unica milizia ad aver deposto – anche se momentaneamente – le armi nelle regioni a maggioranza anglofona e difficilmente il loro esempio sarà seguito dalle Forze di Difesa dell’Ambazonia, la milizia più forte tra quelle che si oppongono al Governo francofono.

Nel continente asiatico i Paesi che hanno aderito all’appello di Guterres sono due: Thailandia e Filippine. La Barisan Revolusi Nasional, il più importante gruppo ribelle del sud della Thailandia, a inizio aprile ha annunciato la cessazione delle ostilità per tutelare la salute degli abitanti della regione e concentrarsi nella lotta contro il coronavirus. Le Brn hanno però sottolineato che riprenderanno in mano le armi se dovessero essere attaccate dal Governo tailandese.

Il primo a dichiarare una tregua nelle Filippine è stato il presidente Duterte, il cui esempio è stato seguito poco dopo dal New People’s Army guidato da Jose Maria Sison. La milizia ha però affermato che la loro decisione non ha nulla a che vedere con la sospensione delle ostilità da parte del governo, anche se la situazione attuale potrebbe portare a una ripresa dei negoziati tra le parti.

In America Latina, invece, a dichiarare un cessate il fuoco a partire dal primo aprile è stato l’Esercito di liberazione nazionale della Colombia, che ha annunciato di aver compiuto “un gesto umanitario nei confronti del popolo colombiano che soffre la devastazione del coronavirus”. Una decisione a cui il governo di Ivan Duque ha guardato con favore, ma che ha definito non sufficiente per garantire una pace duratura. Dal canto loro, i guerriglieri dell’Eln lamentano una mancata cessazione delle ostilità da parte di Bogotà, che a loro dire avrebbe anzi intensificato gli attacchi.

Uno dei Paesi che aveva destato maggiore attenzione in merito all’annuncio di un cessate il fuoco era stato lo Yemen: il 9 aprile la coalizione a guida saudita aveva deciso di sospendere unilateralmente le ostilità per due settimane per permettere all’inviato speciale dell’Onu di operare in sicurezza nel contrasto al coronavirus. Cinque giorni dopo, però, le ostilità sono in parte riprese: Arabia Saudita ed Emirati Arabi hanno accusato i ribelli houthi di aver attaccato le proprie forze, causando così una nuova escalation.

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