Il tabloid tedesco Bild, nella giornata di giovedì, ha affermato che un volo di Stato russo diretto in Cina, con a bordo il ministro degli Esteri Sergej Lavrov, avrebbe fatto inversione di rotta su Novosibirsk tornado immediatamente a Mosca.

Il quotidiano si chiede se Pechino non volesse ricevere la massima carica della diplomazia russa, ma la notizia sembra essere falsa. Russia e Cina, ovviamente, smentiscono: sulla Tass è comparsa una dichiarazione del ministro degli Esteri cinese Zhao Lijian, che ha commentato ironicamente quanto pubblicato da Bild, dicendo che “la cosa migliore è che tu lo chieda al giornale tedesco”, in risposta alla richiesta dei giornalisti di confermare o meno la notizia. Zhao Lijian ha anche affermato, sorridendo, “da dove hanno preso queste informazioni?”.

Anche la portavoce ufficiale del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha smentito categoricamente questa informazione sul suo canale Telegram, dicendo che Lavrov ieri “ha lavorato fino a tardi a Smolenka” e che giovedì mattina presto ha iniziato i preparativi per i negoziati con i suoi omologhi mediorientali a Mosca. “Mi chiedo se il giornalista tedesco che ha avuto questa idea riceverà un premio” ha ancora affermato ironicamente la Zakharova, facendo riferimento alla InfoWar che, prima dello scoppio del conflitto in Ucraina, per settimane ha imperversato tra Occidente e Russia.

Un fondo di verità però c’è, sebbene leggermente discordante da quanto affermato da Bild. Nella mattinata di ieri – quindi non durante la notte come si afferma sul quotidiano tedesco – un volo di Stato russo è effettivamente decollato da Mosca e, una volta atterrato a Novosibirsk, è tornato indietro quasi immediatamente. Si tratta di un velivolo tipo Ilyushin Il-96-300 (numero di volo RA-96019) operato dallo Special Flight Squadron delle VKS (Vozdushno-Kosmicheskie Sily), le forze aerospaziali russe, che ha lasciato l’aeroporto moscovita di Vnukovo alle 07:05 (UTC), atterrato a Novosibirsk intorno alle 10:58 e immediatamente ridecollato per Mosca dove è arrivato alle 14:42. Perché quel volo di Stato sia arrivato a Novosibirsk e sia immediatamente tornato a Mosca non è dato saperlo, così come non sappiamo chi (o cosa) ci fosse a bordo. Il volo però esiste e ha effettivamente fatto dietrofront a Novosibirsk, sebbene in un arco temporale diverso da quanto affermato da Bild. Anche mentre vi scriviamo un altro volo di Stato russo (RA-96017) è decollato verso le 10 ora italiana da Vnukovo e dopo un lungo giro sulla Siberia settentrionale sembra che stia tornando indietro, sebbene, in questo caso, una parte del suo tragitto sia stata effettuata col transponder spento. Che siano voli di collaudo? Oppure solo un modo alquanto dispendioso per confondere le acque? Non è dato saperlo, e come già detto il quotidiano tedesco potrebbe facilmente avere preso un abbaglio.

Del resto Lavrov ieri mattina risultava essere a Mosca per ricevere il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu. Quello che però possiamo affermare con sicurezza è che il ministro degli Esteri russo si è dimostrato sempre per la ricerca della soluzione diplomatica della crisi ucraina da prima che scoppiasse il conflitto: lo scorso 14 febbraio aveva affermato che “chance di successo della diplomazia siano lontane dall’essere esaurite. Di certo non dovrebbero continuare all’infinito. Ma in questa fase suggerirei di continuare e intensificare i negoziati”. Poi, il 22 febbraio, aveva dichiarato che “la Russia riconosce l’indipendenza delle regioni separatiste dell’Ucraina orientale entro i confini attualmente controllati dai separatisti sostenuti da Mosca”, facendo pensare che si potesse scongiurare il conflitto proprio perché le istanze di sovranità dei separatisti sull’intero territorio degli oblast coinvolti dalla guerra civile nata nel 2014 sarebbero state disattese, salvo venire smentito dal portavoce del Cremlino.

Il fronte politico russo potrebbe non essere compatto davanti a questa guerra e Lavrov sarebbe tra quelli che meno ha sostenuto l’invasione dell’Ucraina, insieme al capo di Stato maggiore della Difesa generale Valery Gerasimov e al direttore del SVR (Sluzhba Vneshnej Razvedki), i servizi di intelligence russi, Sergey Naryshkin.

La sorte di Gerasimov, proprio dopo pochi giorni di guerra, si è infatti ammantata di un velo giallo quando sono circolate voci sulla sua possibile estromissione dalla direzione delle operazioni, che hanno fatto temere addirittura che potesse trattarsi di un tentativo di accentramento di poteri da parte della presidenza. Il generale è poi ricomparso domenica 27 a fianco del ministro della Difesa Sergei Shoigu, quando il presidente Vladimir Putin ha elevato lo stato di approntamento delle forze nucleari strategiche della Federazione.

Gerasimov è colui che ha studiato attentamente le nozioni di Hybrid Warfare occidentale e di altri predecessori russi e cinesi, attualizzandola alle nuove esigenze russe e mettendola in pratica nel colpo di mano in Crimea nel 2014. Siamo portati a pensare che, probabilmente, il generale abbia sconsigliato di effettuare un’operazione militare convenzionale, preferendo magari optare per il rovesciamento del governo Zelensky con mezzi diversi, anche se richiedenti tempistiche più lunghe (ed è proprio il tempo che mancava a Mosca a fronte dei rifornimenti di armi all’Ucraina). Naryshkin è assurto agli onori delle cronache quando, durante la riunione delle massime autorità politiche russe avvenuta il 21 febbraio scorso, ha “tentennato” davanti a un Putin che lo incalzava sulla questione del riconoscimento del Donbass. Probabilmente anche il direttore del SVR non ha ritenuto opportuno effettuare un’operazione militare in questo particolare momento, e la scarsa intelligence in Ucraina dimostrata dai russi durante il conflitto potrebbe dimostrarlo.

L’inizio della guerra ha forzatamente, per questioni legate alla propaganda e alla necessità di mostrare unità davanti agli avversari occidentali, ridimensionato queste posizioni: Lavrov ha affermato che “l’Occidente non voleva risolvere in modo pacifico la situazione in Ucraina” rispondendo a una domanda della testata russa Rbc, sul perché la crisi ucraina non poteva essere risolta senza un intervento militare, mentre Naryshkin ha riferito che in questo storico momento “si decide il destino della Russia e il suo posto futuro nel mondo” col “diritto di determinare autonomamente, liberamente e consapevolmente il proprio destino”. Parole, come detto, dettate dalle contingenze, ma restano settimane in cui a Mosca, alcune importanti figure hanno cercato di sventare il conflitto.

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