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Il ministro della Difesa giapponese, Taro Kono, e il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Mark Esper, hanno concordato di cooperare ulteriormente allo sviluppo di un nuovo sistema di difesa missilistica. E’ quanto riferisce l’agenzia di stampa giapponese Kyodo. L’accordo è stato raggiunto durante un incontro tra le due parti avvenuto nell’isola di Guam e incentrato sulla cooperazione e il partenariato in materia di sicurezza, nonché sulle questioni regionali, nella fattispecie la “questione cinese”.

L’incontro tra i due massimi esponenti dei dicasteri alla Difesa è il primo dopo che Tokyo, lo scorso 15 giugno, aveva formalizzato la decisione di sospendere il dispiegamento sul proprio territorio del sistema antimissile Aegis Ashore.

Nel 2017 il governo nipponico decise di dotarsi di due batterie Aegis Ashore, come parte di un progetto di rafforzamento dello scudo di difesa antimissile della nazione per alleviare il carico di lavoro imposto alle sue navi da guerra equipaggiate con il similare sistema navale: i cacciatorpediniere delle classi Kongo, Atago e dell’ultima nata Maya. La decisione era stata presa, almeno apparentemente, in considerazione della crescente minaccia della Corea del Nord che si è dotata in un breve lasso di tempo di missili balistici con testata nucleare.

I sistemi avrebbero dovuto essere dispiegati in due siti, uno nella prefettura di Akita (a nord-ovest) e l’altro in quella di Yamaguchi (a sud-ovest) ed il costo totale, compreso di quello operativo e per 30 anni di manutenzione, era stimato in 450 miliardi di Yen (4,19 miliardi di dollari) di cui sono stati già spesi circa 180 miliardi, come ha riferito lo stesso ministro Kono. Le due basi Aegis Ashore avrebbero dovuto essere dichiarate operative entro il 2025, con la prima entro il 2023.

La motivazione tecnica (cui si aggiunge anche quella finanziaria) che ha portato il Giappone a riconsiderare l’acquisto dei sistemi antimissile americani è legata alla sicurezza delle aree limitrofe ai siti di lancio. Sembra infatti che Tokyo abbia richiesto una modifica sostanziale al vettore, il missile Standard SM-3, che evitasse che i suoi booster ricadessero sul territorio intorno alla base, dove vi è un’alta concentrazione di centri abitati.

Una modifica costosa, che ha fatto lievitare i costi, e che a quanto pare non è stata ancora messa a punto. Il Giappone ha infatti lavorato, insieme agli Stati Uniti, per la variante Block IIA del missile SM-3 che avrà migliori capacità di intercettare i missili balistici più pesanti e che è ancora in via di sviluppo, spendendoci circa 1,02 miliardi di dollari.

Il Giappone, quindi, ha informato gli Stati Uniti che intende costruire unità navali specializzate per contrastare i missili balistici avversari come alternativa più conveniente rispetto al sistema Aegis Ashore.

Costruire navi equipaggiate con il radar e il sistema di lancio missilistico inizialmente destinati ad Aegis Ashore (come già presenti nella flotta nipponica), le cui funzioni però sono limitate solo ed esclusivamente al contrasto dei missili balistici, sarà più economico che aggiungere più cacciatorpediniere equipaggiati con Aegis in grado di avere anche un ruolo antisuperficie e antisom.

Il progetto per costruire navi di questo tipo non richiederebbe inoltre il consenso delle comunità locali (che nel caso di Aegis Ashore dovrebbero convivere con le installazioni radar e di lancio) e ridurrebbe le spese di cancellazione per il sistema Abm (Anti-ballistic Missile) statunitense, tra cui quelle per il radar AN/SPY-7 di Lockheed-Martin, che può essere imbarcato sulle navi specializzate.

Il governo nipponico aveva soppesato anche altre opzioni, come la costruzione di una piattaforma marittima per ospitare l’Aegis Ashore, ma avrebbero comunque bisogno di ascoltare le comunità locali interessate dal sito di lancio.

L’Aegis Ashore è uno dei sistemi Abm di fabbricazione occidentale attualmente in uso insieme al Thaad (Terminal High Altitude Area Defense), al sistema Gmd (Ground-based Midcourse Defense) ed ai vecchi Patriot della serie Pac-3. Mutuato dal sistema di combattimento navale, imbarcato sui cacciatorpediniere americani classe Arleigh Burke e sugli incrociatori classe Ticonderoga oltre a essere utilizzato nelle marine nipponica, sudcoreana, australiana, canadese, norvegese e spagnola, se utilizza i missili Rim-161 Standard Missile 3 (o SM-3) diventa un efficace strumento antimissile in grado di colpire i veicoli di rientro di missili balistici nella loro fase immediatamente successiva a quella di ascesa o di spinta iniziale (in gergo anglosassone post boost phase) ovvero li intercetta quando si trovano al di fuori dell’atmosfera terrestre nella porzione mediana della loro traiettoria di volo (midcourse).

La soluzione giapponese di costruire navi esclusivamente dedicate al sistema Aegis, sebbene del tutto anacronistica – non esistono più navi che hanno un solo ruolo nelle marine militari, semmai si può parlare di “vocazione principale”: anche le moderne unità da assalto anfibio o portaerei “minori”, ad esempio, hanno capacità dual use – potrebbe comunque essere il giusto escamotage per evitare di incappare nelle “ire” (e nelle penali) degli Stati Uniti: il contratto con Lockheed-Martin verrebbe solo rimodulato e il Giappone continuerebbe ad essere un partner nella cintura di difesa antimissile americana, che deve avere, proprio per i sistemi in uso come l’Aegis, una copertura quanto più possibile globale.

Non è infatti un caso che in Europa siano stati scelti due siti, in Romania e in Polonia, per installarne la versione “ashore” e che il Pentagono mantenga pressoché costantemente la presenza dei suoi Arleigh Burke nei mari del mondo, anche in missioni disgiunte da gruppi navali più consistenti.

La soluzione nipponica, benché anacronistica, potrebbe risultare molto interessante dal punto di vista cantieristico per capire quali soluzioni verranno intraprese dai progettisti per la difesa delle unità, sebbene riteniamo che vascelli di questo tipo richiedano, dato il loro ruolo “unico”, altro naviglio di scorta, quindi il loro impiego potrebbe risultare particolarmente dispendioso.

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