Guerra /

Il Giappone ha assegnato alla Mitsubishi Heavy Industries l’appalto principale per costruire il suo caccia da combattimento di nuova generazione. L’annuncio è stato dato dal ministro della Difesa Nobuo Kishi venerdì scorso durante una conferenza stampa in cui è stato anche stabilito che nel programma di sviluppo sarà coinvolto anche un partner estero ancora da annunciare, mentre lo sviluppo del propulsore sarà affidato ad un’altra compagnia ancora da scegliere.

Il governo giapponese prevede che il programma del caccia costerà circa 40 miliardi di dollari e punta a sostituire l’attuale Mitsubishi F-2 della Japan Air Self-Defense Force (Jasdf) entro il 2035, anno in cui si prevede che il nuovo velivolo, denominato attualmente F-X, entrerà in servizio.

L’annuncio, in realtà, non è affatto un fulmine a ciel sereno: la Mitsubishi è l’unica compagnia nipponica ad avere esperienza nel campo dei velivoli militari, in particolare nei caccia, e lo stesso governo di Tokyo si era dimostrato – periodicamente – chiuso a voler affidare il suo progetto per un nuovo velivolo ad una società straniera. Alcune aziende si erano dimostrate interessate a partecipare al programma F-X nel corso della sua definizione: Boeing, Lockheed Martin, Bae Systems e Northrop Grumman hanno inviato le loro proposte al governo nipponico, ma tutte sono state rifiutate ufficialmente il 27 marzo 2020. Si era aperta pertanto la possibilità che Tokyo proseguisse da sola, ma oggi arriva la conferma della possibilità di compartecipazione con Mitsubishi, che sarà la leader del progetto.

La società nipponica, come già accennato, è la sola che abbia esperienza nel campo dei cacciabombardieri: ha infatti costruito l’F-2, derivato dall’F-16, che era esso stesso un successore dell’aereo da combattimento F-1 della stessa compagnia, un precedente programma di sviluppo iniziato negli anni ’60. La Mitsubishi ha anche prodotto su licenza l’F-4EJ Phantom II e gli F-15J Eagle, le versioni autoctone dei caccia statunitensi pensate per essere adeguate alla costituzione nipponica che vieta espressamente il possesso di bombardieri, per cui privi di alcuni sistemi elettronici.

La stessa Mitsubishi ha costruito, in cooperazione con il in collaborazione con il Technical Research and Development Institute (Trdi) del Ministero della Difesa, lo X-2 “Shinshin”, un dimostratore tecnologico (denominato Atd-X – Advanced Technological Demostrator X) per un velivolo di quinta generazione: un simulacro del X-2 è stato costruito per testare le caratteristiche stealth in Francia nel 2005, mentre l’anno successivo è stato effettuato il primo test in galleria del vento di un modello in scala in metallo per testare i sistemi di controllo del volo, i sensori e le caratteristiche prestazionali. Il programma sperimentale Atd-X ha ricevuto l’approvazione per lo sviluppo nel 2007 ed il dimostratore è stato lanciato nel 2014.

L’esperienza accumulata con lo Shinshin, sicuramente mutuata dalla compartecipazione del Giappone alla costruzione del caccia F-35 nello stabilimento di Nagoya, l’unico Faco (Final Assembly and Check-Out) del caccia esterno agli Stati Uniti insieme a quello italiano di Cameri (Novara), è stata quindi messa a frutto da Tokyo, che ora si appresta a “fare da sè” per avere un proprio velivolo di prossima generazione: probabilmente vista la data prevista di ingresso in servizio, il caccia potrà essere un ibrido tra la quinta e sesta generazione, a seconda di chi sarà il partner di sviluppo.

Quello che è certo è che è un programma ambizioso e costoso: il ministero della Difesa ha richiesto infatti 555,8 milioni di dollari più altri 113,6 milioni per la ricerca iniziale e lo sviluppo di sottosistemi del caccia, come i radar e l’elettronica per l’integrazione dei profili di missione, ma si tratta di stime iniziali e si prevede che i costi saranno destinati a salire. Il finanziamento in ogni caso consentirà al Giappone di continuare il suo lavoro di ricerca e sviluppo nel campo dei cacciabombardieri dopo la fine della produzione del F-2 e la decisione di acquistare l’F-35, che coi suoi 147 esemplari che andranno ad indossare la coccarda del Sol Levante, diventerà il primo caccia del Paese e la commessa estera più numerosa per la Lockheed-Martin. Di questi 42 saranno della versione B Stovl (Short Take Off Vertical Landing) per operare dalle due portaerei classe Izumo.

Il Ministero della Difesa ha affermato di voler avviare il processo di progettazione per la cellula del velivolo e per il motore prima del 31 marzo 2021, data in cui termina l’anno fiscale nipponico. Dopodiché si procederà alla produzione del primo prototipo a partire dal 2024, con i test di volo fissati per l’inizio nel 2028. Il Giappone, infatti, prevede di sostituire la sua flotta di circa 90 F-2 con il nuovo F-X nel 2035 e per allora la linea di volo della Jsdaf sarà quindi composta dagli F-35, che stanno sostituendo gli F-4 Phantom, dal nuovo caccia della Mitsubishi, e dagli F-15: Tokyo infatti ha recentemente siglato un accordo con la Boeing per aggiornare 98 dei suoi Eagle costruiti su licenza con radar più recenti e con la capacità di integrazione di missili di attacco terrestre tipo stand-off.

Attualmente la Jsdaf dispone di circa 290 velivoli composti da F-4, F-15 ed F-2 ed orientativamente il numero complessivo di caccia aumenterà di qualche unità visto il sostanzioso ordine per gli F-35, sebbene non si sappia ancora se la sostituzione degli F-2 con gli F-X sarà del tipo 1 a 1.

Il caccia nipponico rappresenta anche un’occasione per l’industria europea, e c’entra proprio un altro sistema di nuova generazione: il Tempest. Il programma per un caccia di sesta generazione che sarà costruito da un consorzio anglo-italiano-svedese è ancora aperto ad altre partecipazioni: il Regno Unito non ha mai nascosto il desiderio di coinvolgere il Giappone, anche per aprire la porta di un mercato potenzialmente molto redditizio, quello asiatico. Se Bae Systems riuscirà a entrare nel progetto nipponico potrebbero nascere scenari interessanti: con il possibile ingresso di Mitsubishi il progetto Tempest vedrebbe una spinta ulteriore – in attesa che l’Italia metta a bilancio il suo impegno per ora solo contrattuale – e il Giappone potrebbe accedere a tecnologie di sesta generazione ancora impiegabili per il suo F-X, che quindi potrebbe davvero diventare un ibrido tra la quinta e sesta generazione.

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