Gli incidenti sfiorati nella regione dell’Indo-Pacifico iniziano ad essere numerosi. L’ultimo ha riguardato aerei da ricognizione canadesi, che stavano compiendo un pattugliamento nello spazio aereo internazionale per il rispetto delle sanzioni delle Nazioni Unite alla Corea del Nord, e caccia cinesi. Prima ancora c’era stato l’episodio di un altro caccia cinese che avrebbe intercettato un P-8 australiano, rischiando anche in questo caso un incidente ad alta quota. La Cina, più o meno direttamente, più o meno volontariamente, è coinvolta sempre più spesso in vicende del genere.

Vicende pericolosissime, visto che gli altri protagonisti dei misfatti sono nella quasi totalità dei casi partner occidentali, membri del Quad (Australia) o della Nato (Canada). Il punto è che l’apparente strategia cinese, così come hanno ipotizzato vari analisti, rischia di superare pericolose linee rosse, incrementando a dismisura il rischio di un vero e proprio incidente che potrebbe, a sua volta, innescare una guerra contro gli Stati Uniti.

Il “gioco del pollo”

Per capire la strategia adottata da Pechino nell’Indo-Pacifico è utile approfondire il cosiddetto “gioco del pollo” (o “game of chicken“). Stiamo parlando di una configurazione alternativa della ben più nota teoria dei giochi a somma non nulla. In altre parole, dobbiamo immaginare una situazione in cui due giocatori avversari devono indurre la controparte ad adottare un determinato comportamento senza però fare lo stesso. L’informazione è completa e i due giocatori agiscono in contemporanea.

L’esempio più classico si ispira alla chicken run, ovvero alla prova di coraggio del film Gioventù bruciata con James Dean del 1995. Due ragazzi effettuano una corsa automobilistica, lanciandosi con le loro auto, nello stesso momento, verso un dirupo. Nel caso in cui entrambi dovessero sterzare prima di arrivare al punto di non ritorno, otterranno una figura barbina con i loro coetanei. Se però uno dei due sterza, mentre l’altro prosegue per un tratto di strada maggiore, senza tuttavia finire nel dirupo, allora il primo farà la figura del coniglio, mentre il secondo riceverà rispetto e ammirazione. Terzo caso: se tutti e due finiscono nel burrone, moriranno entrambi e nessuno li glorificherà.



L’azzardo di Pechino

La Cina sta, di fatto, gareggiando con gli alleati degli Stati Uniti nell’Indo-Pacifico in una sorta di gioco del pollo pericolosissimo. Lo ha sottolineato la Cnn, secondo cui i caccia cinesi stanno effettuando manovre sempre più aggressive, mettendo in pericolo gli equipaggi rivali.

Questo sarebbe il segnale più evidente di come Pechino stia spingendo al massimo le sue rivendicazioni territoriali verso un nuovo livello. Qui sta il grande azzardo del Dragone, e il rischio è che la capacità di manovra dei jet cinesi, in seguito all’eventuale abbattimento di un aereo da guerra nemico, possa dare vita ad un conflitto con esiti imprevedibili.



La mossa del Dragone

In occasione dello Shangi-La Dialogue, il più grande vertice sulla Difesa dell’Asia, hanno parlato sia il segretario alla Difesa statunitense, Lloyd Austin, che il suo omologo cinese Wei Fenghe. Entrambi hanno esposto le loro visioni, diametralmente contrapposte, per mettere in sicurezza la regione asiatica.

Washington intende concentrarsi su una “posizione di guard rail” nelle relazioni con i vari Paesi della regione, chiedendo meccanismi di comunicazione di crisi più maturi, così da garantire che la crescente competizione tra le due potenze mondiali non si intensifichi in conflitto. Per Pechino, al contrario, gli Stati Uniti non farebbero altro che lanciare evitabili provocazioni (vedi il discorso relativo alla questione taiwanese).

C’è chi sostiene che le azioni cinesi rappresentino un nuovo fronte di un conflitto “zona grigia”, alimentato da azioni coercitive, non ancora all’altezza della guerra vera e propria, ma volte al raggiungimento di obiettivi politici nazionali ben precisi. Un esempio? Quando, nel Mar Cinese Meridionale, la Cina ha trasformato isolotti remoti e anonime scogliere situate in aree contese in piccole basi militari fortificate e piste di atterraggio.

Sfida agli Usa

Ci si potrebbe chiedere per quale motivo la Repubblica Popolare abbia iniziato ad impiegare i suoi piloti nel gioco del pollo proprio adesso, per di più sfidando un rischio estremo. Ecco la possibile spiegazione: Pechino ritiene di poter vincere questa contesa perché non sarebbe per niente preoccupata di una possibile escalation. Al contrario, il Dragone sa che i Paesi occidentali e i loro partner sono preoccupatissimi, e ritiene che questi ultimi cercheranno in tutti i modi di “sterzare” i loro veicoli ben prima di arrivare nei pressi del dirupo.

Dal punto di vista cinese, non ha senso che qualcuno sia spinto in una guerra che non intende combattere. “Si stanno impegnando in questi comportamenti rischiosi e poi dicono agli avversari che sarebbe più sicuro se loro, e cioè gli avversari, si trovassero altrove”, ha spiegato Oriana Skylar Mastro, esperta dell’esercito cinese.

Altro aspetto curioso: per portare avanti il gioco del pollo, al momento la Cina ha scelto gli alleati degli Stati Uniti e mai questi ultimi. Per quale motivo? L’ipotesi più accreditata è che prendere di mira gli alleati Usa – come Canada e Australia – possa essere un metodo per sondare le debolezze della coalizione asiatica di Washington e, al tempo stesso, incrementare la consapevolezza nel popolo cinese di poter tener tranquillamente testa ai partner statunitensi in Asia.

Del resto, per ridimensionare la posizione degli Stati Uniti in Oriente non serve per forza che Pechino si scagli direttamente contro Washington. Può farlo – come sta tentando di fare adesso – anche cercando di allontanare gli alleati americani dagli Usa.

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