La guerra a Mariupol, a differenza che nelle altre aree dell’Ucraina, non è affatto una novità. Qui è dal 2014 che scorre la linea di contatto che ha diviso il Donbass amministrato dai separatisti dalle province rimaste in mano a Kiev. Gli abitanti di questa città portuale da otto lunghi anni convivono con i rumori dell’artiglieria, i movimenti di mezzi militari, lo spettro di essere sotto tiro in quanto posizionati in una zona strategica sia per gli ucraini che per i filorussi. Il 24 febbraio, giorno dell’inizio dell’attacco di Mosca all’Ucraina, per Mariupol non è cambiato nulla. La percezione che qualcosa di ancora più grave stava accadendo la si è avuta qualche giorno dopo. Sabato scorso la presa di Berdiansk da parte russa ha voluto significare solo una cosa: le truppe agli ordini di Putin avrebbero da lì a breve puntato sulla città mentre, da est, i separatisti di Donetsk avrebbero chiuso l’accerchiamento. Mariupol avrebbe cioè iniziato a convivere con l’assedio. Troppo anche per una località abituata al conflitto. Oggi ci sarebbe in atto un cessate il fuoco. Il condizionale è d’obbligo. Proclamato alle 8:00, ora italiana, al momento però lo stop ai combattimenti non verrebbe rispettato.

Il cessate il fuoco

Uscire da Mariupol è diventato impossibile. E questo per la responsabilità di entrambe le parti in causa. Da un lato russi e separatisti che hanno iniziato l’accerchiamento, dall’altro però i combattenti ucraini che hanno spesso vietato, anche con le cattive, l’uscita dei cittadini. Diversi video già da sabato scorso mostrano check point lungo le principali arterie in cui chi prova a scappare con il proprio mezzo viene mandato indietro. Secondo gli ucraini che vivono fuori Mariupol, quegli uomini in divisa che fermano i propri concittadini non sono soldati semplici. Si tratterebbe, al contrario, dei combattenti del Battaglione Azov. Il più temuto, il più temibile, di sicuro il più ideologizzato. Per i membri del battaglione, un ucraino che non vuol combattere per Mariupol potrebbe assumere l’aspetto di un nemico. É ben noto che i russi vogliono la città, dunque per i combattenti tutti devono imbracciare le armi per impedirlo. Non esiste, in poche parole, la differenza tra militare e civile.

Un doppio assedio quindi per gli abitanti di Mariupol, costretti a fronteggiare mentre sono rintanati in casa altre emergenze. La prima è quella relativa alla paura dei bombardamenti. Vero che i russi stanno colpendo duramente anche Kharkiv e Kiev, ma qui, a giudicare dalle testimonianze arrivate sui social e pervenute agli inviato sul campo, i raid sono continui e hanno distrutto molte infrastrutture.

La seconda invece riguarda i servizi e i beni di prima necessità. Le centrali elettriche sono state colpite, manca quindi la luce e anche l’acqua inizia a scarseggiare. Un inferno in terra, un girone dantesco a pochi passi dalle coste del Mar d’Azov. La gente venerdì ha preso d’assalto un centro commerciale. Cercava di tutto: cibo, acqua, coperte, ogni cosa che potesse alleviare minimamente le sofferenze una volta tornati a casa. Erano presenti anche sciacalli, immancabili purtroppo in queste situazioni.

Il sindaco Vadim Boychenko ha chiesto disperatamente un cessate il fuoco. Ha chiesto, di fatto, pietà per i suoi cittadini da parte di entrambi i contendenti. Nelle prime ore del mattino di questo sabato la notizia tanto attesa è arrivata, quasi improvvisa e con le sembianze di un miracolo: c’è il cessate il fuoco. Sei ore, dalle 10:00 alle 16:00. Il tempo per evacuare tutti e far uscire dall’inferno i cittadini. Sono 200.000, è come svuotare una città come Brescia nel giro di appena sei ore.


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Come viene gestito il corridoio umanitario

L’accordo di cessate il fuoco prevede l’istituzione di un corridoio da cui far uscire fuori tutti i civili. Il vicepremier Iryna Vereshchuk ha fornito numeri da esodo: “Fino alle 15:00 dobbiamo far uscire tramite il corridoio verde 200.000 cittadini da Mariupol – ha dichiarato su Ukraina24 – e 15.000 da Volnovakha“. Quest’ultima è una cittadina poco più a nord, nel cuore della linea di contatto fissata nel 2014. Anche qui è stato dichiarato il cessate il fuoco e anche qui è stato istituito il corridoio umanitario. Si tratta senza dubbio di una delle operazioni di evacuazione più difficili da affrontare nella storia recente. Secondo le informazioni date dai media ucraini, tutto si starebbe svolgendo tramite l’invio di decine di autobus verso Mariupol. Militari russi e soldati ucraini in questo frangente non si sparano e le autorità possono quindi procedere con l’operazione. A poco a poco i cittadini, radunati in alcuni punti delle due città coinvolte dal corridoio umanitario, vengono fatti salire a bordo per essere allontanati dall’inferno.

La destinazione dei bus è Zaporizhzhia, la città ieri al centro delle cronache per via della poco distante centrale nucleare in cui si è combattuto e in cui secondo gli ucraini (ma non secondo i russi) si è rischiata la catastrofe. Anche questa città sta vedendo avvicinarsi il fronte, le truppe di Mosca che hanno preso la centrale sono a circa 20 km dal centro. Ma i servizi ancora funzionano, i treni ancora partono dalla locale stazione ferroviaria e c’è quindi la possibilità di trovare riparo oppure di prendere un convoglio diretto verso nord e raggiungere Dnepr.

Ma agli abitanti di Mariupol ogni destinazione, purché lontana dalle proprie zone martoriate, al momento va più che bene. Dormire con la possibilità di avere un tetto sulla testa rappresenta già un miglioramento delle proprie condizioni. Si può raggiungere Zaporizhzhia anche in macchina e con mezzi privati. Ma, è l’indicazione perentoria data sia dai russi che dagli ucraini, occorre non allontanarsi dalle strade indicate dai militari. Il corridoio cioè è uno solo e occorre seguire soltanto quello. Ne va dell’incolumità dei cittadini stessi, visto che vengono attraversate le linee del fronte e si viaggia su territori contesi tra russi e ucraini.

Finita l’evacuazione, probabilmente le ostilità riprenderanno con maggior vigore. Le strade di Mariupol saranno frequentate solo dai militari e dunque la battaglia si prevede molto serrata. Chi oggi lascia la città sa che, con buona probabilità, quando tornerà troverà la casa segnata crivellata dai segni della guerra.

Incognite sul cessate il fuoco

A Zaporizhzhia si combatte ancora. Almeno secondo le autorità ucraine. Dunque se da Mariupol non sono stati riscontrati grossi problemi per uscire dalla città, alcune incognite potrebbero pesare sul cessate il fuoco nelle zone in cui è previsto l’arrivo dei profughi. La Bbc ha riportato dichiarazioni della autorità municipali di Mariupol, secondo cui per l’appunto il cessate il fuoco non è ancora stato pienamente applicato da parte di Mosca.

Il vice sindaco di Mariupol Serhiy Orlov ha ridimensionato le cifre date dal vicepremier. Oggi, se tutto dovesse andare per il meglio, dovrebbero uscire dalle settemila alle novemila persone. Si starebbe però parlando con i russi per estendere a domani il cessate il fuoco e permettere l’evacuazione dell’intera città.

Il problema è che, a circa tre ore dalla proclamazione del cessate il fuoco, le operazioni non hanno preso realmente il via: “Preferiamo rinviare le evacuazioni – hanno scritto sul proprio canale Telegram le autorità municipali di Mariupol – non ci sono le necessarie condizioni di sicurezza”. Le autorità locali puntano il dito contro i russi, rei secondo loro di continuare a sparare non solo a Zaporizhzhia, ma anche nei dintorni della stessa Mariupol.

Mosca ha dato un’altra versione. Ha parlato nelle scorse ore il ministro degli Esteri, Sergej Lavrov: “Sono le autorità ucraine di Mariupol a impedire ai civili di lasciare la città attraverso i corridoi umanitari concordati. Ci sono notizie secondo cui le autorità ucraine a Mariupol non permettono l’evacuazione dei civili”.

“Andate nei rifugi, stiamo trattando con i russi”

L’ultimo aggiornamento riguarda arrivato dalla municipalità di Mariupol riguarda l’ordine di tornare nei rifugi: “Altre informazioni arriveranno presto – si legge sui canali social della municipalità – Al momento ci sono negoziati con la Federazione russa per il cessare il fuoco e per assicurare un corridoio umanitario sicuro. La polizia informerà i residenti con l’aiuto di altoparlanti”. Tutto rinviato dunque, in attesa di sapere l’esito delle nuove trattative con Mosca.

 

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