In Finlandia a breve potrebbe essere dato il via libera alla costruzione di un muro lungo il confine con la Russia. Ad annunciarlo è stata la premier Sanna Marin, sicura di una rapida approvazione della sua proposta in parlamento. Una mossa, quella di Helsinki, volta soprattutto a fermare possibili future ondate di profughi dal territorio russo. Non solo quelli scappati da San Pietroburgo e Mosca per evitare l’arruolamento dopo la mobilitazione parziale decisa da Vladimir Putin, ma anche i migranti non russi che potrebbero giungere lungo le frontiere finlandesi ed essere usati come arma di guerra ibrida dal Cremlino. Un’ipotesi quest’ultima vagliata soprattutto dalle guardie di confine finlandesi, le prime a consigliare alla premier la costruzione del muro.

Il muro della Finlandia

La Finlandia è divisa dalla Russia da un confine lungo ben 1.300 km. Una linea teatro in passato di tensioni e conflitti tra i due Paesi e che a breve diventerà, con l’ingresso di Helsinki nell’Alleanza Atlantica, un diretto contatto tra la Nato e la federazione russa. Ma non è la difesa militare il motivo per cui adesso il governo finlandese sta premendo per fortificare il confine.

Per Sanna Marin, premier appoggiata da una coalizione di centrosinistra, la vera emergenza è quella migratoria. Da quando a settembre Vladimir Putin ha annunciato la mobilitazione parziale, le guardie di frontiera finlandesi hanno rilevato molti più ingressi dalla Russia. Tanto che Helsinki ha preso già delle prime contromisure. Dallo scorso mese infatti è possibile entrare in Finlandia per i russi solo se si dimostra di avere esigenze particolari legate allo studio, al lavoro o alla salute. Niente più visti turistici e niente più libero transito per i cittadini.

Adesso però la premier Marin vuole andare oltre. Anche a costo di spendere centinaia di milioni di Euro, come previsto da fonti di stampa locali, il numero uno dell’esecutivo finlandese si è detta pronta a chiedere al parlamento il via libera per la costruzione di una robusta barriera al confine. “Sono certa – ha dichiarato ai media finlandesi – che a breve ci sarà l’autorizzazione”. Il muro consisterebbe in una barriera metallica molto alta e con del filo spinato sopra. Non sarebbe estesa lungo tutti i 1.300 km di confine, ma “solo” tra i 130 e i 260 km e con particolare riguardo per le frontiere sud orientali. “La costruzione potrebbe finire entro quattro anni – ha poi precisato Marin – è importante per proteggere in futuro i nostri confini orientali”.

L’est Europa prova a difendersi dalle ondate migratorie

Il vero spauracchio per Helsinki però non sono i russi che scappano dalla mobilitazione. Il timore di Sanna Marin e del suo governo è espresso in un concetto ben preciso, quello di “guerra ibrida“. La Finlandia, in poche parole, ha paura di subire la stessa sorte patita da Lituania e Polonia lo scorso anno. Quando cioè dalla Bielorussia sono entrati migliaia di migranti provenienti dal medio oriente, spinti dalle autorità di Minsk a varcare le frontiere più orientali dell’Unione Europea. Il presidente bielorusso Alexandar Lukashenko, in risposta alle sanzioni decretate nel 2020 da Bruxelles a seguito delle proteste di piazza contro la sua rielezione, ha incentivato l’afflusso di profughi dal medio oriente nel suo Paese per poi mandarli verso i confini polacchi e lituani.

Una mossa volta a mettere pressione all’Europa nell’ambito per l’appunto di una guerra ibrida in cui i migranti sono sempre di più usati come arma. Ora la Finlandia, dopo l’intenzione manifestate di entrare nella Nato, teme una simile ritorsione da parte della Russia. Da qui la scelta di copiare la medesima risposta data da Varsavia e Vilnius lo scorso anno: quella cioè di costruire un muro.

Le reazioni

La barriera annunciata da Sanna Marin è quindi soltanto l’ultima di una lunga serie in fase di costruzione nell’Europa orientale. Una “politica dei muri” che sembra non trovare molti ostacoli nel Vecchio Continente. Il muro voluto da Varsavia ad esempio ha sì incontrato alcune perplessità, ma ha avuto un sostanziale benestare dall’Europa. Manfred Weber, capo del Partito Popolare Europeo, aveva anche espresso un esplicito parere favorevole all’opera, facendo di fatto cadere il “tabù dei muri”. Sulla barriera finlandese in pochi al momento hanno avuto da ridire o hanno espresso preoccupazioni.

Sembrano quindi lontani i tempi in cui, specialmente a sinistra, si urlava contro ogni ipotesi di rafforzamento delle barriere. Nel 2016, quando Donald Trump è stato eletto presidente Usa, si è scatenata un’intera campagna mediatica contro la sua idea di terminare la costruzione del muro lungo il confine con il Messico. Oggi forse si è capito, almeno a riguardo di quanto accade nell’est Europa, che per davvero i migranti sono diventati oggetto di strumentalizzazione da chi lancia guerre ibride. E che quindi forse è il caso anche di difendersi.

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