L’ultima immagine di militari Usa in Libia risale al 7 aprile scorso, quando alcuni frame di tv locali mostrano soldati americani allontanarsi da una base ad ovest di Tripoli. Un video girato a 72 ore dall’inizio delle operazioni militari di Khalifa Haftar per la conquista della capitale libica e che testimoniano la decisione di Washington di lasciare preventivamente il paese africano per motivi di sicurezza. A distanza di meno di un mese, fonti di Misurata affermano invece che i militari Usa adesso sarebbero tornati.

“Contingente giunto via mare dalla Tunisia”

A riportare la notizia è un lancio di AgenziaNova: “Diversi militari statunitensi hanno raggiunto la città portuale di Misurata a bordo di hovercraft”, si legge nella notizia ripresa da alcune fonti della difesa di Misurata. Soldati americani che dunque sarebbero arrivati via mare da una nave ferma a largo delle coste libiche. L’ipotesi più accreditata è che i militari potrebbero essere partiti dalla Tunisia per poi quindi stazionare di fronte Misurata e, da lì, raggiungere il porto della terza città del paese nordafricano.

Al momento non ci sono conferme ufficiali né dagli Usa, né da Africom, ossia il comando militare statunitense in Africa. Misurata è una città al fianco di Al Sarraj, gran parte delle oltre duecento milizie che ha al suo interno sostengono il governo libico riconosciuto dall’Onu ed ha un diretto rapporto con i militari Usa. Nel 2016 infatti, i raid americani su Sirte vengono effettuati in accordo con le milizie misuratine, le quali da terra avanzano strappando la città natale di Gheddafi dalle mani dell’Isis. Ignoti comunque i motivi della presenza statunitense a Misurata di cui si ha notizia in queste ore. Di certo, dalla Casa Bianca da alcuni giorni emerge la volontà di tornare in prima linea sul dossier libico. A dimostrarlo è soprattutto la chiamata di Donald Trump al generale Khalifa Haftar, al quale il presidente Usa riconosce il proprio ruolo nella lotta al terrorismo.

Misurata sempre più al centro del caos libico

Come detto, la città costiera della Tripolitania è fedele al governo di unità nazionale di Al Sarraj seppur con dei distinguo: c’è infatti un’ala misuratina più moderata, un’altra invece che vede Haftar come il nemico da allontanare, poi vi sono le formazioni sia legate ai Fratelli Musulmaniche a gruppi islamisti che appaiono i principali rivali dell’uomo forte della Cirenaica. Una città Stato il cui ruolo è fondamentale per gli equilibri della Tripolitania dal 2011 in poi, anno in cui proprio i gruppi misuratini espugnano Sirte rintracciando ed uccidendo il rais Muammar Gheddafi. Non sorprende dunque, che Misurata sia al centro della cronaca di queste ore e degli intrecci politico – diplomatici internazionali legati al dossier libico. Qui vi è infatti una base italiana, dove sono di stanza 300 soldati del nostro paese impegnati soprattutto nell’ospedale da campo allestito nel 2016.

Ma soprattutto, proprio a Misurata sbarca nei giorni scorsi una nave cargo iraniana appartenente ad una società ricollegabile ai Guardiani della Rivoluzione. Una circostanza che fa infuriare Haftar e che ad est desta sospetti circa il possibile trasporto di armi a favore dei miliziani di Misurata. Adesso la notizia, come detto in precedenza, dell’approdo di un contingente di soldati Usa. La terza città libica è dunque epicentro dell’attuale crisi generata dall’inizio della battaglia per la presa di Tripoli. Dagli italiani agli americani, passando per gli iraniani e per le navi turche nei giorni scorsi segnalate non lontane dalle acque del porto misuratino: è qui che per adesso ruotano i più delicati rapporti ed interessi delle potenze internazionali interessate al dossier libico.

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