Una delegazione dei talebani si è incontrata in Pakistan con Shah Mahmood Qureshi, ministro degli Esteri di Islamabad, al fine di trovare nuove sponde per ravvivare i colloqui di pace con gli Stati Uniti. Qureshi ha affermato che il suo Paese supporterà tutti gli sforzi necessari per giungere alla pace in Afghanistan, uno sviluppo fondamentale anche per la stabilità dello stesso Pakistan. Ad Islamabad era presente anche Zalmay Khalilzad, inviato speciale di Washington a Kabul, che avrebbe avuto modo di colloquiare con i talebani e di consultarsi con le autorità locali. L’incontro tra il rappresentante americano e la delegazione afghana sarebbe servito a ricostruire un rapporto di fiducia tra le due parti e non per riavviare formalmente i colloqui di pace che erano stati bruscamente interrotti dal presidente americano Donald Trump. La decisione era stata presa in seguito ad un attentato talebano che aveva ucciso un soldato americano ed undici civili afghani e aveva lasciato alcuni osservatori spiazzati dato che sembrava imminente l’annuncio di un accordo tra le parti.

Strategie ed interessi

Il Pakistan ha grandi interessi strategici in Afghanistan e le condizioni di sicurezza del Paese vengono profondamente influenzate dagli sviluppi del conflitto al di là del confine. Islamabad sta cercando di coinvolgere Cina, Russia e Stati Uniti e possibilmente Kabul nel tentativo di fornire ai talebani garanzie su nuovi colloqui. Ci sono però delle difficoltà oggettive. Il movimento radicale islamico non riconosce il governo afghano e considera i suoi rappresentanti dei fantocci nelle mani degli americani. Rifiuta perciò di avere contatti diretti con loro e questo rende più difficile trovare una soluzione. Non bisogna poi dimenticare i forti legami che intercorrono tra Pakistan e talebani, che si appoggiano a strutture logistiche in entrambi i Paesi e che hanno ricevuto supporto da certe elite politiche e settori dei servizi segreti di Islamabad che, pertanto, non è un mediatore del tutto imparziale. Il gruppo jihadista controlla, in questo momento, circa la metà dell’Afghanistan ed un ritiro delle truppe americane porterebbe il governo di Kabul a perdere altri territori. I blandi termini presenti nelle bozze degli accordi raggiunti da Washington e talebani, il ritiro statunitense in cambio di garanzie di sicurezza sul fatto che il Paese non sarebbe diventato nuovamente un rifugio per terroristi, sembrano quasi dare per scontato che un giorno o l’altro il governo di Kabul cadrà e che le prospettive della nazione potrebbero cambiare radicalmente.

Un contesto favorevole

Islamabad necessita di un Afghanistan pacificato. Le costanti tensioni nella regione del Kashmir e nei rapporti con l’India, infatti, rendono ancora più auspicabile una risoluzione del conflitto tra talebani e governo centrale. Risolta la questione di Kabul, con una vittoria dell’uno o dell’altro schieramento, l’esecutivo pakistano sarebbe libero di concentrare le proprie energie su un solo fronte e non più su due. La sicurezza del confine afghano potrebbe venire garantita, in cambio di specifici accordi, anche da un governo radicale islamico che, una volta preso il potere, non avrebbe particolari interessi nell’inimicarsi sin da subito Islamabad. Quest’ultima ha sempre trovato, nel vicino turbolento, un fertile retroterra in cui cercare di espandere la propria influenza strategica. Il contesto regionale, infine, è particolarmente favorevole al perseguimento di una fine delle ostilità. L’amministrazione Trump vuole ritirare il contingente militare dal Paese, la Cina potrebbe inglobare un Afghanistan pacificato nel suo progetto di una Nuova Via della Seta mentre la Russia potrebbe avvantaggiarsi, di riflesso, di una situazione politica maggiormente stabile in Asia centrale in seguito alla fine del conflitto. Il Pakistan, che tornerebbe ad essere la potenza dominante a Kabul, ha molto da guadagnare da una vittoria dei talebani e più in generale da una pacificazione dell’instabile nazione confinante. Washington, se vuole conservare qualche residua influenza strategica in Afghanistan, dovrà pianificare attentamente le proprie mosse.

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