L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia doveva essere una guerra-lampo. Mosca nel giro di pochi avrebbe dovuto “denazificare” e “neutralizzare” un Paese vicino ed ex alleato divenuto ormai troppo scomodo nelle logiche del Cremlino. Invece, a due settimane dall’ingresso delle truppe moscovite sul suolo ucraino, l’avanzata dell’esercito appare quanto mai lenta e macchinosa, in uno scenario che Vladimir Putin aveva immaginato più lineare e meno carico di resistenze.

Tra i primi cinque Paesi al mondo per numero di truppe militari permanenti, la Russia avrebbe dovuto dimostrare con la guerra in Ucraina tutta la sua potenza militare, con lo scopo di destituire il ceto dirigente del Paese e allontanare la minaccia della presenza della Nato dai suoi confini. E invece, al contrario, lo stallo che si sta vivendo in questi giorni potrebbe proprio aver evidenziato fragilità e tutti i limiti bellici di Mosca.

Un nemico più insidioso del previsto

Sebbene sia necessario sottolineare come la resistenza ucraina abbia stupito anche i più ottimisti degli osservatori, il rallentamento dell’avanzata sul territorio può essere imputato anche agli errori di valutazione fatti dalla Russia. In primo luogo, l’aver sottovalutato l’avversario, “dimenticandosi” di come la sua formazione militare fosse più simile allo stesso modello russo che a quello europeo, ha impedito ai generali di Mosca di anticipare le mosse degli ufficiali di Kiev.


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L’abbattimento dei ponti e le esplosioni delle ferrovie ha creato disagi logistici che si sono tradotti in una serie di episodi imbarazzanti, come il rimanere senza benzina e senza rifornimenti nel bel mezzo di un territorio ostile; così come l’arroccamento delle difese nelle città ha dato luogo ad assedi per i quali la Russia non era preparata, nemmeno a livello di forniture alimentari per il sostentamento delle truppe. Uno scenario che ha mostrato tutti i limiti logistici di Mosca.

Un esercito al di sotto delle aspettative?

Ma non è stato l’aver sottovalutato il rivale l’unico errore: anche aver sopravvalutato la propria preparazione è stata una forte discriminante in questo scenario. Abituati negli anni passati alle operazioni militari in Medio Oriente, l’esercito russo e i suoi generali non si è adattato abbastanza rapidamente alle diverse condizioni del territorio e della popolazione ucraina, puntando tutto sulla superiorità delle armi a disposizioni. Armi che, però, in un contesto all’interno del quale sussistono criticità negli spostamenti rapidi diventano più un peso da portarsi dietro che una vero vantaggio bellico.

A peggiore la situazione, inoltre, ha fatto gioco-forza anche un debilitato morale delle truppe della Russia, costrette a combattere una guerra ben più logorante del previsto e con continue pressioni dagli alti livelli che vorrebbero invece una rapida accelerazione. Una mix di eventi che, contrariamente alle aspettative, ha messo i generali russi in una paradossale situazione all’interno della quale anche una vittoria, ormai, non sarebbe nemmeno più percepita come tale. Perché se non si riesce a sfondare un Ucraina “abbandonata” a se stessa, come si può pensare di poter affrontare la Nato?

L’eterno ricorso al nucleare

Nei giorni scorsi, varie volte il presidente della Russia Putin è stato accusato di “terrorismo nucleare”. E in effetti, sovente egli ha fatto ricorso verbalmente agli armamenti della Russia, quasi a ricordare come il suo Paese detenga il secondo arsenale atomico al mondo. Ma questa stessa necessità di spaventare il nemico, in fondo, è sembrata un modo per coprire inefficenze della macchina militare russa. Insomma: un tentativo di fare la voce grossa, mentre però l’attenzione reale del Cremlino viene rivolta alle difficoltà del proprio esercito nel portare avanti una invasione che avrebbe, stando alle tabelle di marcia, dovuto già portare ad un rovesciamento del governo di Kiev.

La Russia rischia ildiscredito internazionale a causa dell’esercito?

Indipendentemente da come andrà a finire la guerra e dall’andamento dei negoziati, è chiaro che qualcosa però all’interno del mondo politico e militare russo debba essere cambiato. Se siano stati maggiori gli errori valutativi ai piani alti o pratici ai piani militari è forse ancora da vedere. In modo evidente, però, più di una cosa all’interno della macchina russa non ha funzionato a dovere, trasformando la “invincibile armata” paventata da Putin in un esercito impacciato.

In questo scenario, però, è la stessa forza internazionale della Russia ad essere messa in discussione, rischiando di creare danni a Mosca anche negli anni a venire. Non solo le sanzioni: anche la sfiducia di tutta una serie di decennali alleati che, di fronte alla “disfatta”, potrebbero divenire titubanti nel sostenere le logiche di Mosca, preferendo un avvicinamento agli apparentemente più potenti Stati Uniti d’America. In una situazione che, paradossalmente, potrebbe addirittura far uscire la Russia sconfitta dal conflitto, anche nella misura in cui tutta Kiev venisse conquistata.

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