Il missile ipersonico Avangard, considerato invincibile dal presidente russo Vladimir Putin, nel prossimo futuro potrebbe essere considerato un pericolo “minore” per gli Stati Uniti che, grazie a Northrop Grumman, stanno lavorando allo sviluppo di un sistema di difesa capace di intercettarli e distruggerli. L’obiettivo del programma Gilde Breaker è esattamente quello di assicurare capacità difensive da eventuali testate che viaggiano a velocità superiori a Mach 5, garantendo la sicurezza al territorio statunitense e dei Paesi alleati.

I primi fondi federali

L’Agenzia statunitense per i progetti di ricerca avanzata della difesa (Darpa) ha annunciato di aver stanziato i primi 13 milioni di dollari, che permetteranno a Northrop Grumman di proseguire nella ricerca e sviluppo sul programma lanciato nel 2018. Non solo però, perché il primo finanziamento federale è vincolato anche alla presentazione di un dimostratore tecnologico che assicuri la capacità di intercettare una minaccia che viaggia a velocità ipersoniche, anche se questa è al massimo apogeo (ad altitudine di circa 1,200-1,500 km). Questo per il Pentagono sarà uno dei molti capitoli di spesa del futuro, inserendosi appieno nello sforzo economico-industriale necessario per lo sviluppo di missili ipersonici e delle relative difese. Proprio l’aspetto difensivo è considerato quello cruciale negli Stati Uniti, perché nel momento in cui saranno sviluppati radar e sensori capaci di individuare i vettori prima della fase di rientro sarebbe ridotto al minimo il rischio di essere colpiti. Certamente, però, non è solo l’aspetto “sistemistico” a essere cruciale, perché è necessario sviluppare anche missili capaci di intercettare e distruggere minacce ipersoniche.

La tecnologia alla base

Una sfida molto complicata, così com’è stato dimostrato anche dal difficile sviluppo dei sistema di difesa dai missili balistici “convenzionali”. Ma la differenza tra avere o non una capacità simile è vitale per il futuro, assumendo un ruolo centrale nella pianificazione strategica del futuro anche in ambito di politica estera. L’obiettivo è di avere la possibilità di difendere l’intero territorio statunitense da qualsiasi minaccia missilistica entro il 2030.

La “soluzione” immaginata dalla Difesa americana è quella di creare una rete di satelliti dotati di sensori capaci di rilevare i missili balistici poco prima del lancio, permettendo così di tracciare la rotta e di intercettarli prima che possano diventare una concreta minaccia. I sensori spaziali, però, non sarebbero utilizzati solo per individuare i missili ipersonici ma anche per quelli tradizionali, così da azzerare –ipoteticamente– ogni possibilità di essere colpiti. Per distruggerli, nel futuro, non ci saranno solamente i missili intercettori, perché come ha spiegato Thomas Karako, del Centro per gli Studi Strategici e Internazionali (Center for Strategic and International Studies), a DefenseOne potrebbero essere sfruttate altre opzioni tra cui quelle di guerra informatica ed elettronica, oltre alle armi a energia diretta.

Qualunque sarà la soluzione individuata, questa non potrà prescindere dall’ausilio dell’intelligenza artificiale che assicurerà, in tempo reale, agli operatori un’analisi completa dei dati e delle informazioni raccolte dai diversi sensori. Uno sviluppo e un ausilio necessario affinché sia possibile ridurre al minimo i tempi di reazione in caso di attacco.

Il problema tattico

Il reale problema rimane intercettare le testate ipersoniche (ma anche di quelle “solo” supersoniche) nella fase di rientro, così come quello ben più importante a livello tattico di eventuali missili da crociera ipersonici. Allo sviluppo dei sistemi difensivi strategici dovrebbe essere affiancato quello per i vettori a corto-medio raggio, i quali potrebbero infliggere un colpo notevolmente più importante su scala regionale andando a “limitare” le possibilità operative delle forze armate, che siano terrestri o navali. Ciò nonostante, il Gilde Breaker – una volta che sarà completato lo sviluppo – potrà essere una prima, importante, base per assicurare la piena capacità difensiva degli Stati Uniti dalla minaccia portata dai missili balistici ipersonici.

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