Il vero elemento in grado di cambiare i destini del pluriennale conflitto nel Nagorno Karabakh è stato l’uso del drone. Da quando lo scorso 27 settembre sono ripresi i combattimenti nella regione caucasica contesa tra armeni e azerbaigiani, la comparsa dei droni ha stravolto i rapporti di forza tra gli attori contendenti. Il tutto, in questo caso, a favore degli azerbaigiani i quali ricevono rifornimenti di mezzi senza pilota soprattutto dalla Turchia. Così come dichiarato nei giorni scorsi in un’intervista concessa a Formiche.net dall’analista Paolo Crippa, uno dei fondamentali “game changer di questo conflitto è l’uso di droni”. Nel Nagorno dunque sembrano emergere importanti aspetti per il futuro: le guerre saranno combattute soprattutto con i droni.

I primi utilizzi dei mezzi senza pilota

La comparsa sul campo di battaglia dei droni risale a quasi vent’anni fa: nel 2001, dopo gli attentati dell’11 settembre e l’inizio della guerra al terrorismo lanciata dall’allora presidente Usa George W. Bush, il Pentagono ha avviato la sperimentazione degli aerei senza pilota. Il Washington Post, in una ricostruzione storica sull’utilizzo dei droni da parte americana, ha datato proprio sul finire del 2001 i primi raid compiuti da questi mezzi. I bersagli riguardavano i covi dei talebani e dei miliziani di Al Qaeda in Afghanistan, a seguito del lancio delle operazioni volte ad aiutare l’Alleanza del Nord ad avanzare verso Kabul. Un anno dopo il drone ha fatto la sua comparsa in Yemen: il 3 novembre 2002 infatti, nel corso di altre operazioni contro Al Qaeda, gli americani hanno usato nuovamente i droni. Velivoli del genere si sono rivelati utili sia per ricavare informazioni dettagliate grazie all’ausilio delle telecamere montate sui mezzi, sia molto meno dispendiosi da un punto di vista economico. Inoltre, a differenza dei velivoli tradizionali, non ci sono uomini a bordo che rischiano la vita.

Per cui la produzione di droni, sempre da parte statunitense, si è intensificata già molto prima degli anni ’10. Dal Pakistan alla Somalia, passando per l’Iraq e ancora per l’Afghanistan, nelle varie operazioni di guerra compiute dal Pentagono l’uso di questi mezzi è diventato una vera e propria costante. E alla fine anche le industrie militari di altre potenze ne hanno iniziato la produzione: “Al momento i Paesi che realizzano droni tattici combat sono pochi – ha dichiarato sempre l’analista Paolo Crippa – oltre agli Usa, l’Iran, la Turchia e la Cina. L’Iran non li vende, ma li usa e li fornisce alla galassia di milizie sciite impegnate in Medio Oriente. La Cina invece li vende a tutti gli Stati che li richiedono, sostanzialmente a tutti quelli a cui gli Stati Uniti non vogliono venderli”. Il punto è che negli ultimi dieci anni oramai la produzione ha iniziato a riguardare diversi attori internazionali. Segno di come l’incidenza dei droni nei conflitti è diventata sempre più decisiva.

Dalla Libia al Caucaso

Andando a tempi più recenti, i velivoli senza pilota hanno avuto un impatto molto importante in Libia. I droni nel 2019 risultavano a disposizione sia del generale Haftar, uomo forte della Cirenaica, così come del governo di Tripoli guidato da Fayez Al Sarraj. Nel primo caso si trattava di droni venduti dagli Emirati Arabi Uniti e di fabbricazione cinese, nel secondo invece sono stati i turchi a girare all’esecutivo tripolino i propri mezzi. Entrambe le parti in causa, specialmente durante la battaglia per la conquista della capitale libica, hanno fatto uso massiccio di droni. I velivoli turchi si sono dimostrati, se non determinanti, quanto meno molto importanti per far volgere il verso di quella battaglia a favore del governo sostenuto da Ankara. Lo scoppio delle nuove tensioni nel Nagorno Karabakh a settembre ha poi messo in luce un ulteriore salto di qualità nell’incidenza dei droni nelle guerre.

I droni fondamentali per le sorti del conflitto nel Nagorno

A distanza di quasi vent’anni quindi dai primi utilizzi, oggi questo genere di aerei appaiono decisivi. La guerra nel Caucaso tra armeni e azerbaigiani si sta rivelando fortemente indicativa. L’uso dei droni è al momento il vero elemento in grado di decidere le sorti del conflitto. Gli azerbaigiani stanno ricevendo dalla Turchia i modelli Bayraktar e sul fronte il loro impiego è massiccio. Il costo ridotto rispetto agli aerei tradizionali ne permette una produzione e un acquisto in grandi quantità. Dunque, non essendoci piloti a bordo, i mezzi possono essere anche sacrificabili. Lanciati contro le postazioni armene, i danni prodotti dai droni sono ingenti. E nel giro di pochi giorni, l’Azerbaigian ha potuto rivendicare il controllo quasi totale dello spazio aereo nel Nagorno proprio grazie alla copertura fornita dai mezzi senza pilota. In poche parole, Baku sta avendo la meglio sugli armeni sotto il profilo militare grazie quasi esclusivamente ai droni. Dunque per il futuro la strada sembra segnata: le guerre verranno decise dai droni, dalla possibilità per un attore di averne a disposizione importanti quantità e dalla capacità di usarli.

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