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Esplosioni, manifestazioni, atti di sabotaggio: azioni del genere, nel sud dell’Ucraina, sono sempre più all’ordine del giorno. Si tratta dei territori occupati dalla Russia e che Mosca a breve, una volta annunciati i dati dei referendum organizzati per dare un’aurea popolare alla scelta dell’annessione, considererà parte integrante della federazione.

L’aumento di azioni di sabotaggio è in linea con le grandi manovre poste in essere, sul piano militare e politico, sia da Kiev che da Mosca. A Kherson, così come a Melitopol e nelle aree a sud di Zaporizhzhia, sono attive cellule fedeli al governo ucraino intenzionate a rendere difficile la permanenza delle forze di occupazione. Con la controffensiva a Kharkiv attuata a inizio settembre e con l’indizione, da parte del Cremlino, dei referendum per l’annessione, le cellule pro Kiev sono adesso sempre più in fibrillazione e potrebbero giocare un ruolo nell’attuale partita per il controllo del sud del Paese.

Come funziona la resistenza ucraina

I gruppi a servizio del governo e dell’esercito ucraino nei territori occupati dai russi sono organizzati su diversi livelli. Si parte, in primo luogo, da una serie di gruppi di cittadini, spontanei oppure organizzati, che a inizio occupazione hanno dato vita a manifestazioni e che adesso provano a mantenere alta la pressione sui russi reclutando più aderenti possibili per future nuove proteste. In alcuni casi si tratta di movimenti conosciuti anche a Kiev, in altri invece di comitati spontanei che agiscono, anche a causa delle maggiori difficoltà di comunicazione con il resto dell’Ucraina, sempre più nell’ombra.

Ci sono poi reti di informatori direttamente collegati con Kiev, con i membri che quotidianamente riferiscono ai servizi di intelligence ucraini gli spostamenti delle truppe russe, i luoghi usati dai soldati di Mosca come basi militari e, più in generale, il comportamento degli occupanti. Una vera e propria “longa manus” del governo ucraino in zone dove non ha più materialmente il controllo del territorio.

Infine ci sono le cellule di sabotatori, anch’esse direttamente collegate con Kiev. Dalla capitale ucraina ricevono ordini su come e quando colpire. Non si tratta, nella maggior parte dei casi, di gruppi spontanei che compiono atti di sabotaggio in modo autonomo. Al contrario, ogni azione è più o meno pianificata con le agenzie di intelligence ucraine e con gli alleati di Kiev. Del resto, già alla vigilia del conflitto il governo ucraino ha puntato molto sulla possibilità di rendere il più difficile possibile la gestione di un’eventuale occupazione ai russi. É questo ad esempio l’intento contenuto nella legge sulla “resistenza nazionale”, approvata dal parlamento di Kiev a gennaio, poche settimane prima dell’inizio della guerra. Un testo che si basa su un principio molto semplice: lì dove l’esercito non è in grado di difendere le proprie posizioni, spetta ai sabotatori e agli informatori non far perdere del tutto il contatto tra le zone occupate e il governo centrale.

Gli atti di sabotaggio in vista dei referendum

Già dai primi giorni di occupazione i russi hanno dovuto fare i conti con azioni da parte delle cellule pro Kiev ramificate sul territorio. Tanto a Kherson, unico capoluogo ucraino conquistato nella guerra partita a febbraio, quanto nell’oblast di Zaporizhzhia e di Donetsk. Molti degli atti di sabotaggio hanno riguardato la logistica e le vie di comunicazione. Ma hanno anche coinvolto direttamente membri delle nuove amministrazioni comunali fatte insediare dai russi. Un segno questo di come la fitta rete di informatori ucraini, rimasta nelle zone occupate, è riuscita e sta riuscendo a fornire alle cellule di sabotatori informazioni sui personaggi che hanno un ruolo chiave nella fase attuale.

A Kherson ad esempio nelle scorse settimane è stata fatta esplodere l’auto di Dmytro Savlucenko, un ufficiale russo impegnato nella regione. Più di recente, atti del genere sono aumentati con l’approssimarsi dei referendum annunciati dal Cremlino. Il 13 settembre sempre a Kherson è stata teatro da una serie di esplosioni riportate dall’agenzia Unian, la quale ha mostrato colonne di fumo salire dal centro urbano. Atti di sabotaggio secondo Kiev, portati a termine da gruppi che hanno agito contro postazioni russe.

Ma l’epicentro della resistenza ucraina nel sud sembra essere la cittadina di Melitopol, situata a metà strada tra la Crimea e Mariupol e conquistata nei primi giorni di conflitto. Tra manifestazioni e sabotaggi, qui le cellule pro Kiev da sette mesi appaiono molto attive. Il 7 settembre scorso una bomba è esplosa nella sede di Russia Unita, il partito di Vladimir Putin. Una circostanza confermata anche dalla Tass e da agenzie russe. In diverse vie di Melitopol da settimane sono comparse scritte con la lettera I, lettera usata dai filo ucraini per contrapporsi alla Z affissa sui mezzi militari russi. Scritte del genere sono state trovate anche a Mariupol, la città portuale conquistata a maggio dalle forze di Mosca dopo un lungo assedio.

Durante i tre giorni di referendum non sono emersi episodi particolari. Ma anche al Cremlino si aspettano possibili nuove azioni di sabotaggio in concomitanza con la proclamazione dei risultati e quindi dell’annessione. Di certo, le cellule ucraine presenti in zona cercheranno sempre più di far sentire la propria presenza.

Le cellule pro Kiev avranno un ruolo in una futura controffensiva?

Anche perché se da un lato a Mosca si parla di annessione, a Kiev invece la parola d’ordine è “controffensiva“. Per le autorità ucraine è più che mai vitale tenere vive le cellule presenti nelle province in cui la Russia è pronta ad issare la propria bandiera. Dopo il successo del contrattacco a Kharkiv e la riconquista di località importanti quali Izyum, gli ucraini vorrebbero accelerare anche a sud e in particolare a Kherson. Anche perché dopo le riconquiste nel nord est del Paese, le reti di informatori e sabotatori nelle regioni occupate sono ancora più in fibrillazione.

Il ruolo dei gruppi ucraini potrebbe essere, in primo luogo, quello di indebolire e mettere in difficoltà le forze russe presenti. Questo in prospettiva soprattutto dell’arrivo dei riservisti richiamati da Mosca nell’ambito della mobilitazione parziale. Le azioni di sabotaggio potrebbero riguardare la logistica, con la distruzione, come in parte avvenuto nei mesi scorsi nella zona di Melitopol, delle ferrovie e delle vie di comunicazione usate dai russi. Così come potrebbero prendere di mira altri personaggi delle nuove amministrazioni comunali e regionali. Ulteriori azioni invece potrebbero avere come principale bersaglio le basi militari russe e i depositi di munizioni. Aiutati dall’intelligence occidentale, i sabotatori ucraini sarebbero pronti quindi a ritagliarsi un ruolo importante nelle future possibili controffensive di Kiev.

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