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“Nel mondo milioni di cristiani continuano a vivere emarginati, in povertà, ma soprattutto discriminati e in pericolo. Dopo due anni di pandemia vogliamo tenere acceso un faro su questa oppressione e aiutare Aiuto alla Chiesa che Soffre Onlus a portare conforto e sostegno ai fedeli di tutto il mondo: in particolare coloro che vivono in Libano, Siria e India

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Quando la guerra ha iniziato a insanguinare la Siria, i primi a essere colpiti furono i cristiani. In quella terra che è una delle culle della cristianità, dove i discepoli costruivano le prime e più antiche comunità, l’Isis ha colpito con crudeltà, insieme a bande di jihadisti uniti sotto svariate sigle ma accomunati da un unico obiettivo: sradicare dalla Siria una componente fondamentale dell’antico mosaico che la compone.

Per i cristiani di Siria, e prima ancora dell’Iraq, quella guerra è stata una vera e propria sfida per la sopravvivenza. Resistere all’orrore per mantenere in piedi una fede e una comunità che è in quella terra da millenni. Il loro sacrificio è diventato la testimonianza autentica di un martirio contemporaneo a cui il mondo sembrava completamente estraneo. Persone costrette a imbracciare il fucile non per imporre il proprio credo, ma per porre l’ultima barriera alla scomparsa. Tanti sono entrati o facevano già parte dell’esercito regolare, quello del governo di Bahsar al Assad.

Molti si sono coalizzati sotto le bandiere dei Guardiani dell’alba, coalizione di gruppi di combattenti cristiani legati a Damasco, e di altre sigle affini. Tanti si sono uniti alle Forze Democratiche Siriane, diventate note con l’acronimo inglese Sdf, che al loro interno hanno visto anche l’arrivo di milizie cristiane, tra le quali una delle principali è stato il Consiglio militare siriaco. Altri si sono unito sotto le insegne del Sutoro, una polizia militare. Molte donne, infine, si sono unite alle Bethnahrain Women’s Protection Forces.

Beneficiario: Aiuto alla Chiesa che Soffre ONLUS
Causale: EROGAZIONE LIBERALE – ILGIORNALE PER I CRISTIANI CHE SOFFRONO
IBAN: IT23H0306909606100000077352
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I combattenti cristiani sono stati una componente molto importante di questo lungo e orribile conflitto. Molti miliziani e soldati hanno avuto un ruolo fondamentale soprattutto in quei villaggi in cui i primi a cadere vittime degli assedi jihadisti erano i fedeli delle varie chiese della Siria. A questo proposito, Gian Micalessin ha raccontato il drammatico assedio di Maaloula, una delle perle della cristianità mediorientale e mondiale. Altri soldati hanno preso parte a diverse campagne dell’esercito regolare e anche delle forze curde, costituendo la costola militare dei principali movimenti politici e di confessione cristiana nel territorio siriano.

Organizzazioni con diverse gerarchie, diverse capacità militari e politiche e anche differenti origini e che si sono quindi distinte anche nella loro genesi. Non tutti erano militari o combattenti con alle spalle esperienze nell’esercito: tanti sono andati a combattere spinti dalla necessità di difendere donne, bambini e anziani da un atroce destino fatto di schiavitù o di morte.

Il mondo ha presto dimenticato quella guerra nella guerra di Siria. Molti occhi si sono chiusi di fronte alle scelte dei cristiani locali, che sono apparsi quasi scomodi per certe letture del conflitto. Dimenticarli significa però perdere una parte di quell’atrocità che ha rappresentato quella guerra civile e mondiale con epicentro a Damasco. Perché la Siria esisteva ed esiste anche grazie a quell’anima legata da secoli ai seguaci di Cristo. Cultura millenaria che non deve essere vista come un elemento lontano nel tempo e nello spazio, ma come principio di una cristianità che solo in un secondo momento è diventata l’emblema dell’Occidente.

Paesi europei e Stati Uniti hanno dimenticato forse fin troppo presto quelle persone che hanno rischiato di morire (o sono morte) per avere professato una fede come quella di milioni di cittadini occidentali. E hanno dimenticato soprattutto quei combattenti che hanno sacrificato se stessi per difendersi da un’orda jihadista che mirava alle radici della cristianità. Oggi si parla di Natale a rischio per catene di approvvigionamento o regole sanitarie: qualche anno fa il Natale per i cristiani di Siria era un atto di coraggio che poteva essere pagato a caro prezzo.

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