L’ingresso delle truppe siriane all’interno della città di Kobane, nelle scorse ore ha rappresentato una svolta tanto politico/militare quanto simbolica del conflitto siriano. Qui si è sviluppata una prima forma di autogoverno curdo nel 2012, quando da Damasco il presidente Assad nel pieno dei disordini del primo anno di guerra ha deciso di richiamare le proprie truppe dal nord del paese lasciando campo libero ai curdi. Ma qui si è combattuta anche la prima battaglia culminata con la sconfitta dell’Isis nel 2014. Lasciare Kobane in balia delle milizie filo turche, avrebbe di fatto significato lasciare al proprio destino un pezzo di Siria fondamentale nella storia di questo lungo ed estenuante conflitto.

Il ritorno della bandiera siriana a Kobane

Subito dopo Manbji, è toccato quindi a Kobane: l’accordo mediato dalla Russia tra Damasco e le milizie filo curde delle Sdf, ha permesso un rapido ingresso delle truppe siriane in queste due città. A Manbji i soldati fedeli al presidente Assad hanno ripreso possesso del territorio, dopo cinque anni di assenza, nella giornata di martedì, mentre mercoledì sera le prime colonne dell’esercito hanno raggiunto Kobane. Due città e due storie molto diverse, accomunate però dalla stessa sorte di essere bersagliate dall’Isis, dall’essere occupate dalle Sdf subito dopo e, successivamente, di entrare nel mirino dei turchi. Manbji è sempre stata una città a maggioranza araba, tanto che la presenza delle Sdf non è mai stata vista di buon occhio da diversi suoi abitanti e non sono mancate, negli anni post Isis, alcune tensioni. Kobane invece ha sempre rappresentato un avamposto a maggioranza curda nella zona nord orientale della provincia di Aleppo.

Secondo l’atto costitutivo della regione de facto autonoma del Rojava, Kobane è uno dei tre capoluoghi di regione individuati nel 2014. Un ruolo che, più che per le sue dimensioni modeste, è arrivato per quello che nella storia dei curdi siriani questo territorio ha sempre rappresentato. A maggior ragione da quando poi, come detto, sul finire del 2014 l’assedio dell’Isis di Kobane e la resistenza operata dai curdi hanno decretato la prima sconfitta militare per gli uomini di Al Baghdadi. Se a Manbji l’accoglienza calorosa dei soldati siriani è dovuta soprattutto alla composizione in gran parte araba della sua popolazione, a Kobane è dipesa soprattutto dalla sensazione, da parte dei suoi abitanti, di aver evitato una nuova guerra. L’arrivo di uomini siriani, accompagnati ovviamente da quelli russi, ha determinato la fine provvisoria delle preoccupazioni dovute alle velleità di Erdogan, che invece fino a pochi giorni fa voleva entrare anch’egli a Kobane. 

Cosa vuol dire l’arrivo di siriani e russi a Kobane da un punto di vista militare

Ma in queste ore ad emergere non è soltanto l’aspetto simbolico e politico dell’arrivo di convogli in cui a sventolare sono le bandiere russe e siriane. L’ingresso delle truppe di Damasco a Kobane, sta a significare di fatto la fine della pretesta da parte di Erdogan di avere un’unica grande fascia di sicurezza lungo i propri confini meridionali. Con la conquista, operata tramite l’operazione Ramoscello d’Ulivo del 2018, del cantone curdo di Afrin e con quella, arrivata invece l’anno prima, del distretto di Al Bab, la Turchia ha coltivato fino a ieri il sogno di unire questi territori con quelli ad est dell’Eufrate in cui sta avanzando da quando è partita l’attuale operazione militare. Tra Al Bab e l’Eufrate infatti, è situata la città di Kobane.

Con il controllo di quest’ultima da parte dell’esercito siriano e con la presenza di russi nell’area, Erdogan è costretto a rinunciare al sogno di una grande provincia filo turca in Siria sviluppata fino al confine iracheno. L’ingresso di uomini di Damasco a Kobane sta a significare, sempre da un punto di vista militare, un altro non secondario elemento: l’avanzamento degli accordi tra curdi e siriani mediati dalla Russia. Sono storicamente tre le città a maggioranza curda più importanti della Siria: Qamishli, Al Hasakah e Kobane per l’appunto. Oramai tutte e tre vedono al loro interno la presenza russa e siriana, segno che gli accordi sono sempre più in una fase pienamente operativa.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.