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Nuovi approcci strategico-militari per la destabilizzazione di un determinato ambiente sono strutturati su un concetto di guerra ibrida. La loro dialettica si esprime nel contesto dei “conflitti asimmetrici”, progettati e stimolati “da remoto” con il fine di minare l’integrità degli interessi economici di una nazione. Questo è quanto accade anche nello scenario siriano che vede attori statali, “proxy” e “non-state party” scrivere antologie di “hybrid influencing e threats” tra le dinamiche variabili e instabili di quel teatro di guerra.

La base di Mosca per combattere la “guerra ibrida”

Nel braccio di ferro tra le letterature dedicate all’analisi dell’approccio ai conflitti, interessante è la teoria sull’ibridazione dell’intervento russo in Siria, come riporta il Russian international affairs council, perché offrirebbe una probabile verità non solo sull’intervento, ma anche sulla necessità di costruire basi militari.

L’analisi sembra giustificare la chiamata alle armi di Mosca a causa della crescita esponenziale dello Stato islamico, che, avendo preso il controllo di vaste porzioni di territorio dell’Iraq e della Siria insieme mirava alla pulizia etnico-religiosa dopo l’invasione di Latakia. Proprio da questo punto sembrerebbe che, allarmata dall’intervento delle forze occidentali e dall’aumento di attori non-statali sul territorio, la Russia abbia deciso di candidarsi per assumere un ruolo attivo all’interno di un “conflitto-ibrido costruendo una delle più formidabili fortezze militari dell’era moderna.

Instaurata grazie ad un trattato siglato tra Russia e Siria nel 2015 e collocata nella zona a sud-est dell’antica Laodicea, oggi Latakia, Khmeimim è considerata il simbolo della presenza russa nel Paese. Secondo recenti analisi, quest’ultima è indicata come il presidio militare più sicuro al mondo e considerata “terra russa” all’interno della Siria. Grazie anche alla ratifica del trattato pvoluta da Vladimir Putin, la base ha acquisito uno status speciale che garantisce ai militari e al personale di Mosca l’immunità giurisdizionale e benefits come previsto dalla Convenzione di Vienna. Interessante è il punto di vista analitico su questa fortezza pubblicato di recente in un articolo da Defenceview. La testata indiana, infatti, ha elencato le eccezionali dotazioni della super-base, che la vedrebbero munita di innovativi sistemi di difesa aerea ed equipaggiamenti per la guerra elettronica. Secondo la fonte, il presidio di Khmeimim sarebbe infatti inespugnabile ed in grado di respingere robusti attacchi missilistici da quasi tutti i nemici. La lista del super armamento della fortezza includerebbe i sistemi di difesa aerea S-400 ed S-300, i temutissimi Tom-M2 ed il Pantsir-S, elicotteri Mi-35 e Mi-8AMTSH, 30 aerei suddivisi tra Su-35S, Su-34, Su-24. Infine, anche dotazioni speciali per fronteggiare la guerra elettromagnetica con un raggio di azione che va oltre i 300 chilometri di distanza.

Il futuro della base di Khmeimim e le percezioni Usa

Il ruolo della base russa si è rivelato talmente fondamentale che solo due anni dopo la ratifica del primo contratto, il Cremlino ha firmato un nuovo accordo di locazione con le autorità siriane che prevede l’estensione del suo utilizzo per ulteriori 49 anni e la possibilità di accesso agli impianti portuali a Tartus. La giustificazione di tali nuove strategie potrebbero essere supportate proprio dal concetto di “dipendenza dal percorso di guerra ibrida” chiaramente descritto nell’analisi “Path Dependence Hybrid Warfare”. Tale teoria spiegherebbe infatti che: “Nel momento in cui un nuovo attore si impegna in un conflitto è costretto poi ad utilizzare un certo approccio in virtù del quadro stabilito precedentemente da altri attori”.

Di tutt’altro parere sembrerebbero le percezioni Usa le quali, in un’analisi pubblicata dall’Institute for National Strategic Studies Strategic Perspectives chiamata “Russian Challenges from Now into the Next Generation” affronta le ragioni dell’intervento russo, le quali invece potrebbero ispirarsi addirittura ad una ideologia che riconduce al filosofo Alexander Dugin, il quale scrisse: “L’impero eurasiatico sarà costruito sul principio fondamentale del nemico comune: il rifiuto dell’Atlantismo, il controllo strategico degli Stati Uniti e il rifiuto di permettere ai valori liberali di dominarci”. Non è da escludere quindi che Washington intraveda invece in questo nuovo modello geopolitico la vera ragione dell’intervento di Mosca in Siria, in quanto proprio su tali valori motivazionali l’analisi cita anche la nascita dell’Unione Economica Eurasiatica e le alleanze russe con altri paesi satelliti.

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