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Nonostante gli sforzi sulle politiche di disarmo, il mondo oggi s’interroga sui nuovi quesiti dettati dalla propaganda bellica internazionale e si stringe alla corte degli esperti per analizzare i nuovi inquietanti scenari. Il pensiero su quale futuro sarà possibile vivere sembra sempre più dividersi tra un’ucronica necessità di ripiego a scelte obbligate o su teoriche filosofie di distopici presagi.

La macchina assassina costruita per distruggere

Ad alimentare queste sensazioni è la presentazione ai media del nuovo veicolo da supporto ai carri armati russi da parte del Ministero della Difesa sovietico. Più di tutti la testata britannica The Sun sembra essere particolarmente allarmata, in quanto riferisce che: “La macchina assassina”, intesa come unità robotica atta allo sterminio, ha delle potenzialità che le permettono di resistere all’impatto di un’esplosione nucleare e super-tecnologie abili ad abbattere elicotteri ed aerei, oltre ad essere insuperabile per la distruzione di artiglieria corazzata ed altre tipologie di carri pesanti. Dopo tale presentazione è normale domandarsi quale mistero si celi dietro questo mostro di meccanica e qual è lo scopo della sua creazione? Innanzitutto è doveroso analizzare che suddetto armamento appartiene alla famiglia dei carri BMPT ed è stato creato sulla linea del tank T-90. Concepito come “veicolo d’ausilio” alle linee dei carri pesanti, si è rivelato un gioiello di tecnologia agile ed efficace nei diversi teatri d’impiego. È munito di missili anti-carro a guida automatica della classe AT14-koronet e di una straordinaria molteplicità di mitragliatrici da circa sette millimetri e sessanta. Monta, inoltre, cannoni da trenta millimetri su una torretta bassa, armata di una corazza resistente ed ultra-leggera e ha una capienza per trasporto di cinque unità. Tale gioiello è conosciuto nel circuito bellico come Terminator. Il nome tende a definire l’armamento proprio come “veicolo anti persona”, in quanto dotato di un sistema altamente sofisticato e dedicato all’individuazione degli obbiettivi con alta capacità di distruzione. Il modello che toglie il sonno alle testate internazionali, però, si riferisce all’ultima nata in questa famiglia che è codificata come Terminator-2. Essa appartiene alla classe Bmop ed è stata indicata, proprio dai vertici delle Forze di Mosca, come una macchina costruita per “distruggere”. La Difesa russa la descrive come inarrestabile, dotata di sistemi missilistici anticarro programmati a colpire qualsiasi oggetto in movimento ad una distanza di quattro chilometri. Munita di mitragliatrici a montaggio coassiale, è costruita per disintegrare obbiettivi fino ad una distanza di un chilometro e mezzo. Inoltre, monta ben quattro missili a guida controllata, capaci di centrare l’obbiettivo a cinque chilometri e software che consentono l’operabilità di tutti i sistemi da remoto.

L’analisi Usa sulla modernizzazione delle forze russe e il Terminator-2

Ad affrontare il problema, però, esiste un accurato lavoro di ricerca pubblicato dal Dr. Lester Grau ed il Capitano Bartles. L’ex Ten Colonnello, con 52 anni di servizio nella fanteria dell’Us Army, docente e Senior Analyst del Foreign Military Studies Office, ha prodotto uno studio molto interessante sugli “Effetti d’influenza relativi alla modernizzazione delle forze russe”. Secondo l’analisi è risultato evidente che la tecnica di proiezione di Mosca sulle operazioni classificate “ad alta intensità” è intesa più come un concetto di guerra atto a manipolare le percezioni degli avversari sulle guerre del futuro, che una reale minaccia in battaglia. Le forze russe, probabilmente, considerano i tanks uno strumento essenziale per le operazioni militari, ma a tal proposito, le riflessioni degli esperti americani spiegano che i carri sovietici, per poter dominare all’interno di un conflitto e prolungare il loro effetto d’influenza, devono essere capaci di “sopravvivere”. Per ciò che concerne il Terminator-2, differentemente dalle più svariate interpretazioni editoriali, lo studio coglie “il punto tecnico” che verte sul principio di necessità convenzionale e non convenzionale dei veicoli di supporto. Riassumendo, l’analisi spiega che, sebbene carri-armati e veicoli da supporto siano dispiegati in assetto di reciproca protezione, le differenze di peso tendono a distanziare sul campo i mezzi e ciò consente un punto d’accesso alla vulnerabilità dei temutissimi assassini di guerra. Infine, nell’azzerare ogni dubbio e spegnere qualsiasi paura sulla questione, è spiegato che il T2 potrebbe perdere il velo dell’invincibilità anche a causa di una corazza giudicata “strutturalmente” troppo sottile, differentemente da quanto riportato dalle testate internazionali, e per questa ragione non sarebbe in grado di sopravvivere ad “attacchi mirati” dell’avversario.

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