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Sul sito ufficiale del ministero della Difesa russo già dal 31 dicembre 2018 era annunciato il debutto del T-14. La pagina lo descrive testualmente come l’unico carro armato di terza generazione mai costruito e senza eguali nel suo genere. Osannato come un fenomeno di nuova tecnologia dai tecnici, è stato celebrato dai media internazionali in quanto equipaggiato da una torretta “sgombera”, unico del suo genere e dotato di un abitacolo posizionato in una capsula corazzata ben distante dal carico delle munizioni. Il tank è stato presentato anche come in grado di supportare le offensive di sub-unità e di distruggere obbiettivi fortemente corazzati. Inoltre, il mezzo utilizza tecnologie all’avanguardia per scovare siti nemici impercettibili ed annientare obbiettivi strategici. Tutto questo nonostante la storia di questo “fenomeno” non sembra essere stata affatto facile.

Uralvagonazavod e la storia infinita del T-14

Il progetto del T-14, detto anche “Super-Tank” dagli addetti ai lavori, è in cantiere dal 2009. Il carro armato è prodotto dall’Uralvagonzavod, una società pubblica del gruppo UVZ, leader nel settore armamenti, macchinari ferroviari, autoveicoli e specializzata nella costruzione proprio di carri.

Sebbene il fatturato registrasse nel 2014 ben 135 miliardi di rubli con un utile netto di 663 milioni, l’azienda ha avuto in passato non pochi problemi finanziari che negli anni hanno più volte costretto lo stop delle produzioni. Si apprende infatti, che il colosso russo è stato spesso travolto da problematiche legali che hanno ostacolato la produzione industriale. Infatti, come riportato da Rapsinews, il tribunale di Sverdlovsk, a causa della disastrosa situazione debitoria accumulata negli anni, prese in considerazione un’istanza di fallimento presentata da Alfa Bank. Quest’ultima dichiarò che il passivo dell’industria militare raggiungeva in principio 10,5 miliardi di rubli (pari a 161 milioni di dollari) e che si era ulteriormente aggravato nel corso del tempo grazie a una serie di nuovi indebitamenti.

Uno dei probabili fattori ad incidere sulla disastrosa situazione finanziaria fu lo stop delle commissioni da parte dell’esercito russo, nel rispetto dell’accordo con gli Stati Uniti, denominato protocollo “Gore-Chermomyrdin”. Tale evento provocò di fatto il blocco dell’esportazioni del T-72 all’Iran e di conseguenza una crisi aziendale che si sarebbe ripercossa sui futuri armamenti.

Il destino del gruppo UZV sembrava segnato. Sebbene fosse l’unica industria di cingolati sopravvissuta agli altri disastri post-Urss, vide dapprima nel 2000 un “salvataggio in extremis” grazie ad un contratto di 310 carri T90 per il governo indiano e successivamente anche nel 2004 e 2006 una richiesta di fornitura di altre 350 unità. Ma, in seguito ad ulteriori problematiche debitorie, solo grazie all’intervento di Vladimir Putin nel 2016 fu resa possibile la sopravvivenza, essendo stata trasferita la compagnia sotto il controllo della società statale Rostec.

Attualmente tale azienda sembra essersi ripresa e capace di portare avanti il programma di produzione previsto per il 2025. Questo ha finalmente consentito di ultimare il T-14, il quale appare più il figlio desiderato di una straordinaria “capacità politica” che un miracolo industriale. Anche in considerazione del guasto avvenuto proprio il giorno della Vittoria del 2015, come riferisce la Bbc.

Army 2020 ed il primo lotto T-14

Secondo quanto riportato dal sito ufficiale, la più grande esposizione di armi euro-asiatica, chiamata Army 2020, ha concluso con successo la sua edizione.

I dati riportano la partecipazione di ben 1.490.115 presenze al Patriot Convention and Exhibition Center ed in altri 66 siti situati nei distretti militari. L’evento ha visto la partecipazione di 92 paesi con le rispettive delegazioni militari, precisamente 320. Ben 91 incontri bilaterali, 39 dei quali con partner stranieri attraverso il ministero della Difesa, il ministero dell’Industria e del Commercio e l’Fsmtc.

Degni di nota sono i 52 incontri tra la JSC Rosoboronexport e le imprese del complesso militare-industriale. I risultati si sono dimostrati altamente proficui considerando che sono stati firmati più di 40 contratti statali con 27 imprese dedicate agli armamenti, per un importo di oltre 1 trilione e 160 miliardi di rubli.

Infine, l’esposizione ha presentato anche il “Tankprom Alley” dedicato al 100’ anniversario dell’industria nazionale dei carri armati. Quest’ultima ha visto l’esposizione di 22 veicoli corazzati tra i quali anche il T-14. L’evento è stato illustrato dagli organizzatori come un successo commerciale per tutta la Difesa russa, in quanto il ceo dell’Uralvagonazavod, Alexander Potapov, ha anche finalmente confermato la pronta consegna del primo lotto T-14 all’esercito sovietico, mettendo così la parola fine all’infinita saga di rinvii di questo carro armato.

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