Guerra /

La presenza di truppe e mezzi russi ai confini orientali dell’Ucraina continua a intensificarsi, mentre è cominciata la fase preparatoria della nuova campagna militare che dovrà chiudere il Donbass in una morsa e, possibilmente, arrivare a superare Mykolaiv dirigendo verso Odessa.

Ieri vi abbiamo già raccontato di come l’offensiva terrestre vera e propria non sia ancora cominciata: l’esercito russo ha colpito e sta colpendo molto duramente le posizioni ucraine con artiglieria, Mlrs (Multiple Launcher Rocket System) e bombardamenti aerei che per la prima volta hanno visto in azione i bombardieri strategici Tupolev Tu-22M3 con munizionamento a caduta libera (come avvenuto nella campagna siriana).

L’avvento al comando delle operazioni del generale Alexander Dvornikov ha sicuramente comportato la rimodulazione della tattica russa: ora infatti gli attacchi appaiono più metodici e l’uso dello strumento aereo e missilistico è più intenso e soprattutto concentrato sugli schwerpunkt della linea del fronte, senza dimenticare i bombardamenti nelle retrovie ucraine che si sono spinti ancora una volta sino a Leopoli per cercare di colpire snodi ferroviari, depositi di munizione e carburante per cercare di interrompere l’afflusso di rifornimenti (anche di armi) da oriente e soprattutto disarticolare le unità ucraine che si stanno mobilitando per raggiungere il nuovo fronte.

Il conflitto ad alta intensità sta lentamente riprendendo vigore, ma questa volta le direttrici di attacco sono di meno e più concentrate nell’est e a sud, quindi se guardiamo una mappa possiamo capire come anche le vitali linee di rifornimento siano parimenti di meno e più concentrate rispetto al passato.

Intanto che vengono ammassate truppe provenienti da quei settori in cui l’esercito russo si è ritirato (Kiev/Chernihiv) e da altri distretti militari russi, sta prendendo forma l’offensiva nel Donbass, ora diventato l’obiettivo principale di Mosca dopo aver conseguito, sostanzialmente, la continuità territoriale tra la Federazione Russa e la Crimea con la conquista di un’ampia fascia costiera negli oblast di Kherson, Zaporizhzhya e Donetsk. La direttrice principale dell’attacco terrestre riteniamo pertanto che sarà da Kharkiv/Izyum verso sud, ovvero per ricongiungersi alle forze russe che hanno occupato i territori sul Mare di Azov dove resiste ancora oggi la città di Mariupol. Da questo punto di vista la presa di Mariupol sarà fondamentale non tanto per l’eliminazione di un centro di resistenza ucraino, ormai condannato a cadere per mancanza di rifornimenti e per le perdite di materiale umano, quanto perché permetterà di liberare ingenti forze terrestri russe da usare per una manovra a tenaglia sul Donbass andando a ricongiungersi con le truppe che calano dal nord.

Esiste però un saliente in mano ucraina a nord di Luhansk che va tagliato prima di effettuare questo ampio accerchiamento potenzialmente decisivo per la rotta dell’esercito ucraino nell’est del Paese, e i russi sembra proprio che siano intenzionati a farlo.

Gli attacchi principali, benché ancora non condotti in forze, sembra che si stiano concentrando nell’area di Izyum, Rubizhe, Popasna e Lyman dove le truppe russe hanno catturato Kreminna e, secondo quanto riferito, anche Torske mentre sono sul punto di occupare Zaritchne.

Proprio Lyman e Izyum formano la base di un triangolo, che ha il vertice a Kramatorsk, che diventa essenziale per cercare di tagliare il saliente ucraino e così poter poi effettuare la più larga manovra di accerchiamento delle truppe di Kiev in direzione del Mare di Azov. Sulla strada per Kramatorsk c’è la città di Sloviansk, la cui difesa diventerà quindi strategica per cercare di interrompere l’avanzata russa e così vanificare il tentativo di chiudere il triangolo che potrebbe sigillare in una sacca le truppe ucraine.

Intanto sul fronte meridionale sembra che Mosca abbia concesso ai difensori di Mariupol, ormai asserragliati nell’acciaieria Azovstal, un’ulteriore proposta di resa, che al momento in cui scriviamo non è ancora stata raccolta. Mosca, come dicevamo, deve chiudere in fretta quell’assedio per poter spostare uomini e mezzi su altri fronti.



Fronti che non passano solo per il Donbass. Sarà interessante nelle prossime ore guardare a quello che succede a Mykolaiv e nella regione di Dnipro per capire esattamente come si evolveranno le operazioni belliche. Per quanto riguarda la città portuale a ovest del fiume Dnepr vi abbiamo già spiegato che i pesantissimi bombardamenti potrebbero voler significare un secondo tentativo di sfondamento in direzione di Odessa, oppure semplicemente una diversione per inchiodare le truppe ucraine in loco.

Guardando a Dnipro, anch’essa sotto pesanti bombardamenti aerei e missilistici, bisognerà capire se questi siano solo finalizzati a distruggere i rifornimenti ucraini oppure se siano il preludio a un assalto da sud una volta che i russi dovessero riuscire a eliminare la 59esima brigata di fanteria motorizzata che difende gli accessi meridionali alla città di Zaporizhzhya.

Sarebbe una manovra di ampio respiro, quella che passa da Zaporizhihya e Dnipro, che difficilmente potrebbe essere messa in atto stante le attuali forze mobilitate, soprattutto se consideriamo che una sostanziosa presenza di unità militari va mantenuta lungo tutto il confine con l’Ucraina per evitare possibili incursioni in territorio russo o semplici contrattacchi ucraini per cercare di riguadagnare il terreno perso con l’invasione.

Paradossalmente proprio la natura del territorio sul fronte meridionale, più pianeggiante e spoglio di vegetazione rispetto a quello del nordest, renderebbe più facile questa operazione, ma attualmente non abbiamo ancora modo di capire se nella mente di Dvornikov sia stata concepita questa possibilità.

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