Il Venezuela è scosso dalla morte di Rafael Acosta Arévalo, ex capitano di corvetta della Marina venezuelana arrestato lo scorso 21 giugno con l’accusa di attentato alla sicurezza dello Stato, un termine vago che da queste parti è spesso utilizzato e abusato per togliere di mezzo personaggi scomodi. Acosta era stato prelevato dagli agenti del Controspionaggio militare della DCIM e condotto nelle celle di sicurezza di Forte Tiuna; per oltre una settimana nessuno ha più avuto contatto con lui, neppure i membri più stretti della sua famiglia. Gonzalo, l’alias di Arévalo, è riapparso in tribunale il 28 giugno in condizioni pietose, probabilmente per le torture ricevute in carcere. Il giudice ha ordinato il suo trasferimento in ospedale, dove l’imputato è deceduto il giorno dopo. La morte di Rafael Acosta ha scosso ulteriormente un Paese oggi più che mai sull’orlo del baratro.

Arrestato e torturato

Acosta al momento dell’arresto stava bene e si reggeva sulle sue gambe, ma una volta uscito da Forte Tiuna l’ex capitano era diventato irriconoscibile. Nell’aula del Tribunale dove la corte lo accusava di sedizione – ha raccontato su Twitter il suo avvocato Alonso Medina Roa – l’imputato era accovacciato su una sedia a rotelle, tremava e balbettava frasi di senso incompiuto, non riusciva né a parlare né a farsi capire. Quando gli hanno chiesto se fosse stato torturato, Acosta è riuscito soltanto a muovere la testa per dare un cenno di assenso, prima di andare incontro alla morte, avvenuta sabato scorso. I particolari dell’accaduto, emersi nelle ultime ore, hanno infiammato ulteriormente l’opinione pubblica, che imputa al governo Maduro metodi repressivi e antidemocratici. Come se non bastasse, i periti incaricati dal pubblico ministero di esaminare il corpo hanno negato che vi fossero presenti segni di torture; ricostruzione, questa, smentita categoricamente da una relazione di un ex giudice in esilio, Zair Mndaray, che conferma il brutale trattamento delle guardie riservato ad Acosta, tra costole fratturate, ematomi e naso rotto.

Il Paese si infiamma

Acosta è finito in galera perché accusato di voler uccidere il presidente Nicolás Maduro. Per casi simili, di resistenza all’autorità, le autorità venezuelane, secondo quanto riferito dall’Onu, solo nel 2018 sarebbero responsabili della morte di 5.287 persone. Tra l’altro, nelle carceri venezuelane si registrano inoltre più di 600 detenuti politici, tra cui 109 militari. Il governo ha confermato il decesso dell’ex capitano e trasferito la salma nella morgue di Bello Monte senza che i familiari potessero vederla. Chi è il responsabile della morte di Acosta? La Procura generale ha accusato di omicidio preterintenzionale i due agenti dei Servizi che avevano in custodia il prigioniero, Ascanio Antonio Tarascio Mélia ed Estiben José Zarate.

Immagine ormai compromessa

Quanto accaduto ha contribuito a gettare altra benzina sul fuoco. L’opposizione chiede di aprire un’inchiesta internazionale non fidandosi delle indagini che il governo ha promesso di compiere in modo serio e scrupoloso. Il PSUV, partito in carica, ha ribadito come il Venezuela fosse già dotato di organismi di sicurezza: “Ci penseranno loro a fare luce sul caso di Rafael Acosta”. Intanto il governo Maduro aggiunge una nuova macchia alla sua immagine ormai compromessa.

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