“È qui, nella Kiev dilaniata dalla guerra, che si fa la storia. È qui che la libertà combatte contro il mondo della tirannia. È qui che il futuro di tutti noi è in bilico”. A scrivere questo tweet direttamente da Kiev è stato, nelle scorse ore, Mateusz Morawiecki, primo ministro polacco in missione nella capitale ucraina, immortalato in uno scatto dall’alto valore simbolico in compagnia di di Jarosław Kaczyński, presidente del partito Diritto e giustizia e vicepremier, Janez Janša, primo ministro della Slovenia, e Petr Fiala, capo del governo della Repubblica Ceca. Davanti, nella foto che a suo modo è già storia, una cartina dell’Ucraina, come dei generali sul campo da battaglia. Si esaminano le forze sul campo e si discute sul da farsi, mentre in lontananza si sentono gli echi delle forti esplosioni. “Questa guerra – ha osservato Morawiecki – è il risultato delle azioni di un crudele tiranno che attacca civili indifesi, bombarda città e ospedali in Ucraina! Di conseguenza, il mondo ha perso il senso di sicurezza mentre persone innocenti muoiono e perdono la vita. Bisogna fermare quanto prima questa tragedia che sta avvenendo a est, ecco perché siamo arrivati a Kiev”.

Un viaggio di circa 24 ore dei maggiori leader dell’Europa orientale nella capitale assediata dall’esercito russo in segno di vicinanza e solidarietà al popolo ucraino e un messaggio di compattezza e unità d’intenti diretto al Cremlino – nonostante la significativa assenza dell’Ungheria. La richiesta della Polonia è chiara: ci vuole una “missione di pace” in Ucraina, il che significherebbe tuttavia un coinvolgimento diretto della Nato in Ucraina. È questo il vero motivo dietro a questo viaggio: fare pressione sull’opinione pubblica internazionale al fine di chiedere misure più drastiche e dure contro i russi. Che, tuttavia, potrebbero condurre il mondo verso la terza guerra mondiale, con conseguenze potenzialmente catastrofiche per l’umanità. I tre leader, tuttavia, tirano dritto: “Penso che sia necessario avere una missione di pace. Dalla Nato, possibilmente in una più ampia cornice internazionale, ma una missione capace di difendersi e che opera sul territorio ucraino. Sarà una missione che cerca la pace, per fornire aiuti umanitari, ma allo stesso tempo sarà protetta dalle forze appropriate, le forze armate”, ha affermato il vicepremier polacco. E mentre la stampa occidentale loda il coraggio dei tre premier, qualche funzionario dell’Unione europea storce il naso per il grave rischio a cui sono andati incontro. Un viaggio pericoloso, in una capitale in piena zona di guerra.

I leader nella capitale in fiamme, mentre altri preferiscono il telefono

Il viaggio di Morawiecki e della delegazione in Ucraina ha colto di sorpresa un po’ tutti, Ue compresa. Il primo ministro polacco aveva anticipato la sua intenzione di visitare Kiev nel corso del vertice europeo tenutosi la scorsa settimana a Versailles, fuori Parigi, ma la visita a Kiev non ha mai avuto la “benedizione” ufficiale dell’Ue e degli altri Paesi. Alcuni funzionari, infatti, ritenevano che fosse imprudente recarsi nella capitale ucraina: nel caso fosse disgraziatamente capitato qualcosa alla delegazione in una città in guerra, le conseguenze avrebbero potuto essere inimmaginabili. Come riferisce l’agenzia Agi, un portavoce del primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki, ha affermato che i tre visitatori rappresentavano “de facto” l’Unione europea in Ucraina, ma “a Bruxelles, tuttavia, i funzionari hanno affermato che la delegazione non aveva la benedizione dell’Ue e alcuni diplomatici europei si sono lamentati del fatto che il viaggio fosse troppo rischioso”.

I tre leader hanno voluto affrontare questo viaggio, rischioso, per catturare l’attenzione mediatica e rafforzare la narrazione secondo cui occorre intervenire subito contro Mosca prima che la Federazione Russa decida di allargare ulteriormente il conflitto. Missione compiuta: dal tedesco Der Spiegel al New York Times, l’opinione pubblica occidentale ha elogiato la missione della delegazione a Kiev e il loro coraggio. L’iniziativa dei premier di Slovenia, Repubblica e Polonia si differenzia da altri approcci, decisamente più cauti e meno rischiosi: è il caso del presidente francese, Emmanuel Macron, fra i leader europei più attivi sul fronte diplomatico, pur senza mai lasciare il Paese. Macron, infatti, ha più volte sentito telefonicamente il presidente russo, Vladimir Putin, sempre dal suo ufficio dell’Eliseo (nei giorni scorsi hanno fatto il giro del mondo le immagini di un Macron esausto, al termine di un faticoso e inconcludente colloquio con il leader del Cremlino).

Il lungo e pericoloso viaggio in treno dalla Polonia a Kiev

Secondo quanto riferisce il New York Times, la delegazione è partita in treno nella prima mattinata di ieri, 15 marzo, dal confine polacco verso la capitale ucraina, per un viaggio durato almeno sette ore. I leader avrebbero deciso di viaggiare in treno perché un volo con un jet militare polacco avrebbe potuto essere visto dalla Russia come una pericolosa provocazione, riferisce Katya Adler, della Bbc europeAd accogliere Morawiecki e gli altri premier, il primo ministro ucraino, Denys Shmyhal, che su Twitter ha commentato l’arrivo dei leader europei, elogiandone il coraggio. “Il coraggio dei veri amici dell’Ucraina”, ha osservato. “Si discute del sostegno all’Ucraina e del rafforzamento delle sanzioni contro l’aggressione russa”. Il viaggio, infatti, non era esente da rischi: secondo il Nyt, non c’era alcuna indicazione del fatto che Mosca avesse garantito un passaggio sicuro per i primi ministri. Il portavoce di Putin, Dmitri S. Peskov, ha affermato che i governi di Polonia, Repubblica Ceca e Slovenia non sono stati in contatto con il Cremlino in merito al viaggio. Fortunatamente, è andato tutto per il verso giusto, senza incidenti. Come ha confermato Piotr Muller, portavoce del governo polacco, la delegazione è rientrata questa mattina in Polonia, “sana e salva”.

L’incontro con Zelenesky in serata

In serata, i tre premier hanno incontrato il presidente Zelensky a Kiev. Nel corso del meeting, si sono sentite forti esplosioni provenire dai combattimenti in corso alla periferia occidentale della capitale, riferisce la Bbc. “La vostra visita a Kiev in questo momento difficile per l’Ucraina è un forte segnale di sostegno. Lo apprezziamo davvero” ha affermato Zelenesky durante l’incontro. “Stanno bombardando ovunque. Non solo Kiev, ma anche le aree occidentali”, ha detto Zelensky ai suoi interlocutori, secondo quanto ha mostrato un video su Telegram. “L’Europa deve capire che se perde l’Ucraina, non sarà più la stessa. L’Europa senza l’Ucraina non sarà più l’Europa. Piuttosto, sarà un simbolo di fallimento, umiliazione e impotenza. E voglio un’Europa forte e ambiziosa” ha ribadito il primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki, secondo il quale occorre dare rapidamente all’Ucraina lo status di candidato all’adesione all’Unione europea. Ora la delegazione può contare su una grande attenzione mediatica e sull’appoggio di buona parte dell’opinione pubblica: il viaggio a Kiev, per loro, è stato un indubbio successo.

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