Non sfugge, in queste settimane di scontro per la presa di Tripoli, un “vuoto” che contraddistingue la principale città della Cirenaica: Bengasi. Considerata come “l’altra capitale” attuale della Libia, dove ha sede il quartier generale del Lna di Haftar e dove, forse in tempi brevi, potrebbe essere portato il parlamento attualmente stanziato a Tobruck, Bengasi in realtà al momento non ha al suo interno rappresentanze diplomatiche. Se da un lato è vero che solo negli ultimi mesi la condizione in città torna a considerarsi sicura, dopo le operazioni anti terrorismo andate avanti per anni, dall’altro emergono dubbi sulla sua reale capacità di essere fulcro “dell’altra Libia”, quella che al momento si distingue dalle istituzioni presenti a Tripoli.

A Bengasi presente solo il consolato del Sudan

Un vuoto di non poco conto e che non riguarda soltanto il peso internazionale della principale città della Cirenaica, quanto l’esistenza del reale divario di cui dal 2011 si parla tra le due principali regioni storiche della Libia. Anche se esistono due governi diversi, due banche centrali differenti ed Haftar controlla l’80% di un Paese il cui governo, al contrario, riesce ad amministrare a malapena il palazzo presidenziale, Tripoli continua ad essere perno del Paese. Notare la quasi totale assenza di rappresentanze diplomatiche a Bengasi, implica che più che un Paese diviso la Libia è uno Stato imploso e frammentato in tanti pezzi che al momento è difficile mettere assieme. E questa è una sottile ma significativa differenza: non esistono “due o tre Libie” diverse, esiste una Libia che non ritrova però unità.

Soltanto il Sudan ad ottobre apre una propria rappresentanza diplomatica a Bengasi, per il resto non esistono al momento altri consolati attivi. La sede di quello italiano sarebbe pronta, ma come decritto in un articolo precedente il governo preferisce rinviare “sine die” l’apertura dopo le proteste giunte da Tripoli. Uffici diplomatici, sedi societarie e di enti internazionali, sono attualmente nella capitale e non esistono “doppioni” nella più importante città della Cirenaica. Continua ad essere Tripoli l’unico centro del potere libico, nonostante il Paese sia frazionato in tribù e milizie ed il generale che controlla due terzi del territorio ha il proprio quartier generale a due passi da Bengasi. Una circostanza che mette in chiaro la reale situazione dell’intero contesto libico.

Ecco come Haftar intrattiene i rapporti internazionali

La dimensione internazionale raggiunta dal generale Haftar in questi anni, in cui in alcuni casi viene trattato e ricevuto come un vero e proprio capo di Stato, non fa di Bengasi una sorta di “co-capitale” di una Libia pronta ad essere definitivamente divisa in due o più parti. Il generale nella sua città non solo non ha consolati e sedi di rappresentanza straniere, ma non ha nemmeno sedi operative di importanti società quali la Noc, il cui principale ufficio rimane a Tripoli. Questo non impedisce al generale di intrattenere negli anni importanti relazioni internazionali, specialmente con i Paesi suoi principali sponsor politici e militari. Rappresentanti di Egitto, Russia, Emirati, ma anche di Francia ed Italia, raggiungono spesso Bengasi quando sono in programma bilaterali con Haftar.

Ma l’impressione è che l’uomo forte della Cirenaica, pur trovandosi nella sua regione di origine, a Bengasi sia soltanto “di passaggio”. Il vero potere libico continua ad essere a Tripoli. E del resto è lì che Haftar vuole andare:il lancio dell’operazione dello scorso 4 aprile è testimonianza delle sue velleità di mettere le mani sulla città dove ancora si concentrano le principali attività politiche del Paese nordafricano.

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