Già più volte si è parlato della differenza tra Stato islamico ed Isis. La fine del primo non segna (purtroppo) la fine del secondo. E se già questo basta per far scattare l’allerta in Europa per via della possibile fuga nel vecchio continente di numerosi foreign fighters, appare palese come l’allarme riguardi anche se non soprattutto i Paesi confinanti con la Siria. Con il califfato oramai pronto al tramonto, numerosi miliziani avrebbero oltrepassato la frontiera dell’Iraq. 

La presenza dell’Isis in Iraq

Ben si conoscono le conseguenze della guerra civile siriana, la destabilizzazione del paese e l’infiltrazione delle organizzazioni jihadiste. E tra queste l’Isis a livello mediatico ha un posto di prim’ordine, avendo costituito il califfato islamico. L’estensione però non si limita negli anni di maggior espansione alla Siria. Anzi, la proclamazione della nascita dello Stato Islamico viene fatta a Mosul dal Abu Bakr Al Baghdadi. Tra la primavera e l’estate del 2014, un terzo dell’Iraq viene conquistato dall’Isis, lo Stato Islamico prende anche Ramadi e Falluja ed arriva a pochi chilometri dalla periferia di Baghdad. Poi il resto è storia: l’esercito iracheno si riorganizza, viene creata una coalizione internazionale e da sud arrivano le milizie sciite. La caduta di Mosul nel luglio 2017 elimina lo Stato Islamico dall’Iraq, ma non l’Isis. Il paese mediorientale continua a fare i conti con cellule dell’organizzazione terroristica sparse nel suo territorio, specie nel nord. 

Attentati, sabotaggi, rapimenti, sono questi elementi ancora ben presenti in Iraq. Complessivamente la situazione risulta migliorata sul fronte della sicurezza, i dati parlano di una diminuzione di questi fenomeni ma al tempo stesso è innegabile che il paese deve ancora lavorare molto per la sconfitta del terrorismo in casa propria. Nei giorni scorsi un commando dell’Isis sequestra venti civili nella provincia dell’Al Anbar, nei pressi del confine con l’Arabia Saudita. Sette di loro vengono decapitati, a conferma dell’attività ancora elevata da parte dei gruppi jihadisti soprattutto nelle regioni più remote. 

L’allarme sulle infiltrazioni di miliziani Isis in fuga dalla Siria

Sulla Cnn nei giorni scorsi, mentre vengono proiettate le immagini dei combattimenti contro gli ultimi bastioni dell’Isis in Siria, vengono riprese alcune fonti militari americane che parlano di circa mille jihadisti fuggiti verso l’Iraq. Secondo tali informazioni, negli ultimi sei mesi dalle ultime roccaforti dello Stato Islamico circa un migliaio riescono ad oltrepassare la frontiera grazie anche alla loro “mimetizzazione” tra i civili in fuga. Non solo: i miliziani in Siria sarebbero riusciti inoltre a portare con sé importanti cifre in contanti. Secondo le fonti citate dal network di Atlanta, complessivamente i terroristi in Iraq avrebbero a disposizione circa 200 milioni di dollari. Somme importanti, che riuscirebbero di fatto a riorganizzare logisticamente l’Isis in Iraq. 

Un allarme che a Baghdad avrebbero preso sul serio. Crescono i timori per eventuali recrudescenze del fenomeno, specialmente perchè, come detto, nel paese l’Isis non è mai apparso come definitivamente debellato. Un Iraq mai stabile dal 2003 in poi, da quando l’invasione Usa genera la caduta di Saddam Hussein, potrebbe rivedere nell’arrivo dalla Siria di un gran numero di miliziani un ulteriore pericolo per la sua stessa sopravvivenza. 

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