La Turchia cerca un avamposto permanente nel nord dell’Iraq. L’obiettivo: tenere sotto controllo il Pkk una volta per tutte, impedendo infiltrazioni o attacchi all’interno del proprio territorio nazionale.

Da circa un mese, una nuova ondata di scontri tra le forze turche e le milizie curde sta infiammando il Kurdistan iracheno. L’ultimo attacco di Ankara contro le postazioni del Pkk nel nord dell’Iraq si è verificato lo scorso mercoledì, quando un jet turco ha bombardato la regione di Bradost, poco distante dalla città di Erbil, uccidendo una persona e ferendone gravemente una seconda.

Operazione Claw

Dal 27 maggio scorso, il governo turco ha dato inizio a una nuova campagna militare contro i militanti del Pkk, nota come operazione Claw. Secondo il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, lo scopo sarebbe quello di “eliminare definitivamente la presenza del Pkk e costruire una stabilità permanente all’interno della regione, preservando così la sicurezza nazionale della Turchia”.

L’operazione riguarda in particolare la regione di Hakurk – nel territorio settentrionale dell’Iraq, al confine con la provincia turca di Hakkari -, considerata una delle principali basi utilizzate dal Pkk per infiltrarsi in Turchia. Inoltre, la regione di Hakurk fungerebbe da snodo tra i centri strategici dell’organizzazione, che si trovano nelle montagne di Qandil, al confine tra Iraq, Iran e Turchia.

Secondo fonti della sicurezza turca, l’operazione Claw  nasce con obiettivi ambiziosi, mirando da un lato a eliminare la rete logistica del Pkk nelle montagne di Qandil, dall’altro a limitare le attività di contrabbando illegale a livello transnazionale che permettono al Pkk di generare profitti. Altro obiettivo è quello di tagliare le rotte di rifornimento logistico sotto il controllo del Pkk, che collegano il nord Iraq e la Siria settentrionale.

Ankara vuole inoltre creare alcune zone di sicurezza nella regione di Hakurk, per limitare la mobilità del Pkk e garantire la sicurezza dei confini turchi. Con un risvolto economico: l’operazione favorisce una maggiore libertà di commercio tra Sulaimaniyah e le zone militari turche.

La posizione dell’Iraq

L’operazione Claw dunque non ha i caratteri di un’ “azione mordi e fuggi”. Al contrario, Ankara starebbe progettando di rimanere a lungo in territorio iracheno, a causa anche delle difficili condizioni morfologiche e meteorologiche della regione di Hakurk. Inoltre, l’operazione dovrebbe avvalersi della collaborazione con i curdi di Erbil e del benestare di Baghdad, dal momento che “né Baghdad né Erbil sono così forti da espellere il Pkk da Hakurk da soli“.

Si tratta di un’invasione di campo, quella effettuata dalla Turchia in Iraq, resa tuttavia possibile dagli accordi firmati dai due Paesi nel 1995 e nel 1997, secondo i quali la Turchia ha diritto al mantenimento di un contingente militare in territorio iracheno per operazioni nei confronti del Pkk. É altrettanto vero che la cooperazione tra Turchia e Iraq è stata ribadita anche nel maggio scorso, in occasione dell’incontro tra il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, e il primo ministro iracheno, Adil Abdul-Mahdi.

Di fatto, però, sia Baghdad, sia Erbil – capoluogo del Kurdistan iracheno – hanno ripetutamente esortato Ankara a fermare gli attacchi, chiedendo al Pkk di ritirarsi dal territorio. Il presidente iracheno, Barham Salih, ha sottolineato sia “la necessità di salvaguardare la sovranità irachena”, sia la condanna all’utilizzo del territorio iracheno “come base per attacchi contro la Turchia”.

Non solo Iraq

La Turchia non guarda soltanto all’Iraq, ma – attraverso la nuova campagna – si propone di recidere qualsiasi collegamento logistico tra il territorio settentrionale dell’Iraq e quello orientale della Siria, dove il Pkk starebbe cercando di stabilire un nuovo centro di comando.

Già dall’inizio del 2018, Ankara aveva intensificato la sua campagna contro il Pkk, lanciando in Siria l’operazione “Ramoscello d’Ulivo”. Lo scopo era quello di controllare completamente il confine siriano, impedendo la nascita di uno Stato curdo al di là dei suoi confini e tutelando in questo modo la propria sicurezza.

In Iraq, la situazione si presenta più complessa, per l’ampiezza del territorio di cui il Pkk si è appropriato nel corso degli anni e per le condizioni geografiche accidentate che lo caratterizzano.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.