Si concentrano su Gharyan il grosso delle forze sia dell’Lna, ossia il Libyan National Army guidato da Khalifa Haftar, che del Gna, ossia del governo transitorio con base a Tripoli presieduto dal premier Fayez Al Sarraj. Questa località si conferma dunque strategica per entrambe le parti impegnate in un conflitto per la presa della capitale che, nel frattempo, raggiunge i cinque mesi di vita e si conferma in un gravoso stallo da cui sembra molto difficile uscire.

I bombardamenti oggetto di propaganda

L’unica cosa certa delle ultime ore è che alcune zone di Gharyan risultano bersagliate dall’aviazione. Quale delle due, se cioè da quella dell’Lna o del Gna, è difficile saperlo. Gharyan è una cittadina a circa 120 chilometri da Tripoli, la sua conquista ad aprile ad opera degli uomini di Haftar è il primo segnale dell’ingresso dell’uomo forte della Cirenaica nell’area tripolina. Prendere questa località vuol dire controllare di fatto il principale passaggio verso la capitale e verso l’area centrale della Tripolitania. Per questo gli scontri in questa zona appaiono pesanti, specialmente da quando poi durante il mese di agosto Gharyan risulta parzialmente in mano di nuovo alle forze rimaste fedeli al premier Fayez Al Sarraj.

Ma capire chi bombarda cosa è di fatto impossibile. Nella mattinata di questo venerdì, un comunicato dell’aviazione del Gna rivendica la distruzione di alcuni blindati delle forze di Haftar: “Le incursioni hanno preso di mira postazioni e veicoli appartenenti alle forze di Haftar nella città di al Orban per un totale di cinque incursioni – dichiara il portavoce dell’aviazione Mohamed Qanunu – Confermiamo la distruzione di due veicoli corazzati forniti dagli Emirati Arabi Uniti”, alludendo dunque ai rifornimenti di soldi e mezzi ricevuti dall’Lna ad opera del governo di Abu Dhabi.

Ma a stretto giro risponde proprio il Libyan National Army, affermando l’esatto opposto: “Siamo stati noi – si legge in una nota del portavoce dell’esercito con sede a Bengasi – a bombardare postazioni avversarie a Gharyan, distruggendo alcuni droni turchi”.

Uno stallo che persiste

In poche parole, risulta impossibile ricostruire le dinamiche di cosa accade alle porte di Tripoli. La guerra ormai è in una fase di stallo permanente, dunque le principali forze in campo provano a girare dalla loro parte anche la realtà. Si combatte a Gharyan, così come a Tarhuna, la città Stato dove ha sede la settima brigata e quindi una delle fazioni più vicine ad Haftar in Tripolitania.

Secondo alcune fonti del Gna, da giorni si starebbe mettendo pressione alla settima brigata proprio per costringere i comandanti di quest’ultima a distogliere le proprie forze da Tripoli e ad indebolire le truppe pro Haftar nei dintorni della capitale. Su Twitter arrivano testimonianze di bombardamenti e raid notturni, anche se dall’Lna smentiscono di aver subito perdite nella zona. Quel che emerge è un vero e proprio tutti contro tutti, foraggiato dalle potenze regionali straniere e senza che l’Italia o l’Europa muovano più concreti passi verso la stabilizzazione della situazione.

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