La situazione in Libia è entrata in una ennesima fase di stallo. Nel Paese nordafricano, come spesso accaduto negli ultimi anni, non c’è un governo in grado di controllare il territorio. In questa fase, in particolare, ci sono due esecutivi che rivendicano il potere. Da un lato c’è quello di Abdul Hamid Ddeibah, riconosciuto a livello internazionale, dall’altro quello di Fathi Bashaga. Senza istituzioni unitarie è impossibile garantire ai libici un percorso di normalizzazione.

Negli ultimi giorni è entrata in scena la diplomazia marocchina. Già da anni Rabat prova a ritagliarsi un ruolo di mediatore in Libia, con l’obiettivo di giungere ad accordi tra le varie parti impegnate sul campo. Non è un caso se il documento con cui attualmente si regge il fragile quadro normativo libico porti il nome della città marocchina di Skhirat, lì dove nel 2015 sono stati siglati gli accordi che hanno dato vita al consiglio presidenziale e al governo di Fayez Al Sarraj, primo vero esperimento di governo unitario nel post Gheddafi.

Nei giorni scorsi in Marocco si sono recati due importanti rappresentanti delle istituzioni libiche. Si tratta di Khaled Al Misri e Aguila Saleh, rispettivamente a capo del Consiglio di Stato e del Parlamento di Tobruck. Ossia i due rami parlamentari riconosciuti dagli accordi di Skhirat.

Il tentativo di unificare le istituzioni

Tra le due camere libiche non ha mai corso buon sangue. Il Consiglio di Stato altro non è che il parlamento sorto con le elezioni del 2012, mentre la camera di Tobruck è uscita fuori con le consultazioni del 2014. La prima è dominata soprattutto da membri dei Fratelli Musulmani, la seconda invece è più radicata nell’est della Libia e in passato ha rappresentato il braccio politico del generale Haftar, a capo dell’esercito che controlla buona parte della Cirenaica. Consiglio e Camera sono state riconosciute come rami parlamentari proprio con gli accordi di Skhirat.

Nei giorni scorsi i loro massimi rappresentanti sono tornati in Marocco nel tentativo di ridare impulso al processo di unificazione delle istituzioni libiche. In particolare, Al Misri e Saleh hanno concordato nel considerare una ritrovata unità delle principali istituzioni sovrane l’unica strada per giungere alla pacificazione del Paese nordafricano. Il tutto partendo dai principi approvati in un altro incontro tenuto in Marocco, quello di Bouznika. Qui nell’ottobre del 2020 per diversi giorni alcuni rappresentanti politici e delle tribù hanno dato vita a un incontro inter-libico in cui è emersa la volontà di giungere alla riunificazione del Paese.

Poco dopo non a caso a Ginevra, sotto l’egida delle Nazioni Unite, sono stati avviati i lavori del cosiddetto “foro di dialogo”, da cui è uscita l’indicazione di Ddedeiba quale nuovo premier e Al Menfi quale capo del consiglio presidenziale. Un tentativo di unificazione non andato a buon fine visto che nel 2021 non hanno avuto luogo le elezioni, fissate inizialmente per il 24 dicembre, mentre nei primi mesi del 2022 il parlamento di Tobruck ha eletto Fathi Bashaga quale capo del governo. Si è così arrivati all’attuale nuova spaccatura.

A Rabat, nel corso della conferenza stampa organizzata alla presenza del ministro degli Esteri marocchino, Nasser Bourita, Saleh e Al Misri hanno parlato della possibilità di implementare gli sforzi per l’unificazione delle istituzioni. “Occorre attuare i risultati del dialogo inter-libico di Bouznika – ha dichiarato Saleh – in relazione alle cariche di sovranità nelle prossime settimane e prima fine dicembre”. Dal canto suo Al Misri ha affermato come “la scissione delle istituzioni ha solo esacerbato la crisi ed era imperativo unificarle”.

Il ruolo del Marocco nel dossier libico

Rabat sulla Libia sta investendo molto in termini politici. La posizione del regno marocchino è molto chiara: a Tripoli devono tornare a esistere istituzioni unitarie e la crisi può essere superata solo da accordi tra i libici, senza intromissioni di attori terzi. Lo ha ribadito il ministro degli Esteri Bourita, tra gli architetti dell’impegno di Rabat nel dossier: “Serve lavorare affinché ci sia un potere esecutivo unico in Libia il prima possibile – ha dichiarato il titolare della diplomazia marocchina dopo l’incontro con Saleh e Al Misri – e continuare il dialogo per fare ciò che è necessario per avviare le elezioni presidenziali e la legislazione secondo una tabella di marcia chiara e una legislazione sulla base di quali le elezioni si svolgeranno d’intesa tra le due istituzioni”.

Per tal motivo il Marocco ha dato la propria disponibilità nel continuare a ospitare altri incontri tra rappresentanti libici. Rabat sul dossier ha un duplice scopo: tornare protagonista della diplomazia nordafricana, ritagliandosi un ruolo di mediatore, e indicare una sorta di “via marocchina” in grado di porre il regno come tra gli attori più affidabili per le crisi che riguardano la regione.

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