Nella provincia di Idlib è stato registrato nella giornata di lunedì un nuovo importante rovesciamento del fronte. In particolare, la strategica città di Saraqib è tornata in mani governative dopo diverse ore di raid ed attacchi operati dall’esercito siriano lungo i fianchi orientali di questa località. Saraqib era stata conquistata dalle truppe di Damasco una prima volta già il 6 febbraio scorso, ma il contrattacco delle milizie islamiste filo turche 20 giorni dopo ha comportato un primo ribaltamento della situazione. Adesso la città, strategica in quanto posta a pochi chilometri da Idlib e nel punto in cui convergono la M5 e la M4, le autostrade siriane più importanti, è stata dichiarata dall’esercito nuovamente sotto il proprio controllo e si starebbe adesso cercando di creare attorno ad essa un cordone di sicurezza. L’episodio dimostra come la tensione nella provincia di Idlib è sempre molto forte e di come, al contempo, i russi sembrano aver iniziato a frenare le velleità turche alla viglia dell’incontro a Mosca tra Putin ed Erdogan.

La riconquista di Saraqib

Il nuovo ingresso dell’esercito a Saraqib è inquadrabile nell’ambito delle operazioni militari iniziate a fine gennaio a sud di Idlib. Qui le truppe fedeli al presidente Assad hanno intrapreso una repentina avanzata prima sulla città di Maarat Al Numan, successivamente lungo l’autostrada M5 nel tratto interno alla provincia di Idlib. In questo contesto, il 6 febbraio scorso l’esercito ha messo una prima volta piede a Saraqib. Questa città però, a differenza di molte altre località della zona, ha da sempre visto un forte radicamento delle milizie islamiste filo turche. Negli anni in cui in questa parte della Siria a fronteggiarsi sono state le sigle jihadiste, il gruppo oggi conosciuto come Tahrir Al Sham e che fino al 2017 era noto come Fronte Al Nusra, ha conquistato buona parte del territorio mettendo in minoranza i miliziani pagati da Ankara. Per tal motivo, il governo turco non ha gradito le avanzate dell’esercito siriano in questa zona ed ha iniziato ad inviare aiuti militari ai gruppi posti sotto la propria influenza. Allo stesso tempo, il presidente Erdogan ha deciso di rinforzare il contingente militare turco ad Idlib, già presente dal 2018 nell’ambito del memorandum di Sochi che aveva posto questa provincia come “de escalation zone“.

Ed è stata quest’ultima circostanza a far aumentare la tensione a livelli molto alti, anche perché gli stessi soldati turchi sono rimasti in più occasione esposti al fuoco siriano e russo e più di 50 di loro sono morti nei giorni scorsi. Nell’ultimo episodio, in particolare, a seguito di un raid dell’aviazione di Damasco sono rimasti uccisi più di 30 militari di Ankara. La risposta di Erdogan è stata quella di bersagliare le forze regolari siriane e spingere i miliziani islamisti nuovamente dentro Saraqib. Ma lo sforzo militare per riprendere questa città è stato, nel giro di pochi giorni, pagato a caro prezzo dalle formazioni filo turche. Infatti, queste ultime hanno lasciato quasi sguarnito il fronte sud di Idlib e non hanno avuto le forze per difendere Saraqib.

La guerra nei cieli di Idlib

Il nuovo ingresso dei siriani in questa strategica cittadina, è importante anche per valutare le ultime dinamiche relative al controllo dello spazio aereo nella parte nord occidentale della Siria. L’esercito di Damasco ha sempre avuto il vantaggio di poter usufruire dell’aviazione e bersagliare quindi, anche ad Idlib, gli obiettivi nemici. Lo spazio aereo infatti è sempre stato garantito dai russi, i quali ne hanno preso il controllo a partire dal settembre 2015, quando cioè è stata data vita all’operazione di Mosca a sostegno di Assad. Ma con il massiccio intervento turco in questa provincia, il predominio russo – siriano sui cieli di Idlib è stato messo in discussione. Domenica due jet siriani sono stati abbattuti, così come diversi droni turchi hanno operato a sostegno delle forze islamiste. Lanciando missili terra aria dal proprio territorio, Ankara ha dato l’impressione di voler spianare la strada all’ingresso dei propri F16 per bombardare le postazioni governative.

Un progetto che però, per il momento, la Russia sta contribuendo a mandare a monte. Se è vero che, da un lato, proprio poche ore dopo la riconquista di Saraqib è stato registrato un nuovo abbattimento di un aereo siriano, dall’altro lato nelle ultime 48 ore i droni turchi non sono più entrati in azione. Fonti militari fanno sapere di azioni di disturbo elettronico operate dai russi, così come le forze di Mosca hanno aiutato quelle siriane a potenziare la propria contraerea nella zona. La stessa ripresa di Saraqib è stata dovuta in parte anche al ridimensionamento repentino dell’operatività dei droni di Ankara. L’impressione è che, alla vigilia dell’incontro programmato per il 5 marzo tra Putin ed Erdogan, da Mosca hanno mettere ben in chiaro agli occhi dei turchi alcuni importanti capisaldi.

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