Con le sue guglie d’oro aveva attirato l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale nei primi mesi del conflitto: si tratta del Kiev-Pechersk Lavra, un vasto complesso sotterraneo (e non) noto anche come “Monastero delle Grotte”, simbolo del cristianesimo ortodosso. Il Monastero, comprese le celle monastiche sotterranee, le tombe dei santi e le chiese fuori terra costruite in quasi nove secoli, è stato estremamente influente nella diffusione del cristianesimo orientale, tanto da indurre l’Unesco a dichiararlo “patrimonio mondiale dell’umanità”.

Il timore, nelle prime settimane del conflitto è che finisse sotto il fuoco nemico, come tanti altri luoghi preziosi dell’Ucraina e di Kiev, in particolare. Ben presto, però, la struttura ha iniziato ad attirare i sospetti delle forze di sicurezza per via del suo legame e dipendenza dalla Chiesa di Mosca.

Il raid della Sbu

Il Servizio di sicurezza dell’Ucraina (Sbu) ha effettuato questa mattina una perquisizione a sorpresa, circondando l’edificio. Come ha riferito l’Sbu su Telegram, le indagini mirano a contrastare le attività sovversive dei servizi segreti russi in Ucraina. Con la partecipazione diretta dei rappresentanti della chiesa, le forze dell’ordine hanno condotto un’ispezione sul territorio del monastero. Inoltre, le forze ucraine hanno controllato e interrogato i monaci e il personale per appurare il loro eventuale coinvolgimento in attività illegali come prestare rifugio a gruppi di sabotaggio e intelligence o cittadini stranieri, stoccaggio di armi. Il messaggio sottolinea che tutte le attività dell’Sbu sono stati condotte nell’ambito della legislazione vigente. Queste misure si svolgono congiuntamente con la polizia e la guardia nazionale nel quadro del lavoro sistematico della Sbu.

Il raid ha immediatamente scatenato le reazioni di Mosca: “Come molti altri casi di persecuzione dei credenti in Ucraina fin dal 2014, questo atto di intimidazione sarà quasi certamente ignorato da coloro che si definiscono come la comunità internazionale dei diritti umani”, afferma sul suo canale Telegram Vladimir Legoyda, rappresentante della Chiesa ortodossa russa, citato dall’agenzia Interfax. “Preghiamo – aggiunge Legoyda – per i nostri correligionari di Pechersk Lavra, vittime dell’illegalità, e facciamo appello a tutti i responsabili perché facciano il possibile in modo che la persecuzione finisca e l’antico monastero rimanga un luogo di preghiera per la pace”. Presto è giunta anche la condanna di Mosca, per direttissima: il raid compiuto dalle forze di sicurezza ucraine nel monastero sarebbe “un altro anello nella catena di azioni militari contro l’ortodossia russa” secondo il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov.

Il Servizio di sicurezza dell’Ucraina starebbe conducendo un’operazione simile nel Monastero della Santissima Trinità di Koretsky e nei locali dell’Eparchia di Sarny-Polissia nell’Oblast di Rivne.

L’importanza simbolica del Monastero

Vicino al confine settentrionale bielorusso della nazione si trova la città ucraina di Liubech. L’uomo più famoso della storia di questa regione è Anthony Pechersky, altrimenti noto come Sant’Antonio delle Grotte o Sant’Antonio di Kiev. Anticipando di due secoli il patrono di Padova, Antonio di Kiev è ampiamente considerato il padre del monachesimo slavo, che da mille anni svolge un ruolo centrale nella spiritualità d’Oriente.

Il Kyiv-Pechersk Lavra si affaccia sul fiume Dnepr, dove Antonio tornò dal Monte Athos in patria per introdurre e rendere popolare il monachesimo ascetico nella regione. Anthony servì come un missionario inconsapevole, sebbene la sua vita fosse incentrata sull’austerità, la semplicità e le mortificazioni corporali più che sulla predicazione itinerante: la popolazione locale veniva fin qui riconoscere la sua santità e compiva pellegrinaggi per ottenere consigli spirituali e pratici. Sfortunatamente, le ricorrenti ondate di violenza hanno portato alla distruzione della chiesa originale durante la Seconda Guerra Mondiale. La struttura, restaurata nel 2000, non è più solo un luogo di preghiera, ma anche uno dei musei più sviluppati della zona.

Risulta facile, dunque, intuire perché questo luogo ha avuto un’importanza fondamentale nel legame tra le due Chiese ortodosse e nella mitopoiesi della Russia di oggi da parte di Vladimir Putin. Il concetto di “mondo russo” è al centro della sua nuova dottrina di politica estera che mira a proteggere la lingua, la cultura e la religione della Russia. Pertanto, ogni luogo di culto viene oggi ritenuto da Mosca una sorta di exclave da controllare e salvare.

Il sospetto sui luoghi sacri

In realtà, tutti i luoghi del mondo ortodosso ucraino ancora fedeli a Mosca, nonostante il recente scisma, hanno da subito generato sospetti. Era la prima settimana di marzo quando i soldati di una pista di atterraggio militare nell’ovest del Paese furono colpiti da un puntatore laser che temevano stesse segnando obiettivi sulla loro base. Lo ritrovarono in una chiesa vicina. Dietro le spesse mura dell’edificio di Kolomyia, gestito da monaci fedeli a Mosca, scoprirono una grande scorta di cibo e alcol e tre pistole. “È molto, molto sorprendente, perché era un monastero”, dichiarò padre Mykhailo Arsenich, cappellano dell’esercito dell’unità che perquisì la chiesa. “C’era una grande scorta di cibo, confezionata per uso militare, progettata per mantenere da 60 a 65 persone per un tempo molto lungo”.

Da quell’episodio, i cittadini ucraini hanno cominciato a guardare con occhio diverso i luoghi sacri della Chiesa ortodossa, per questioni di sicurezza (sono facili target dei raid russi), simboliche (tracciare un solco nel rapporto con la Russia) e di sospetto: ogni monastero, ogni chiesa, ogni centro spirituale rimasto fedele a Mosca potrebbe essere, infatti, un covo di basisti.

C’era stato un precedente importante: lo scorso 14 novembre aveva cominciato a circolare sul web un video, girato probabilmente nel complesso, pubblicato da Mykhailo Omelian, sacerdote della Chiesa ortodossa ucraina (indipendente) nel quale venivano filmati cori e preghiere per la “madre Russia”. Questo aveva indotto immediatamente le forze di polizia a indagare sull’accaduto oltre che cercare di confermare o meno l’autenticità delle riprese. La struttura e la sua pericolosa “extraterritorialità” avevano destato scalpore anche in occasione dello scoppio della pandemia da Covid-19: dal monastero, i fedeli erano stati invitati a non rispettare i lockdown, a recarsi alle celebrazioni, permettendo assembramenti nei giorni di festa che avevano causato una serie di contagi a catena in città: la situazione si era fatta talmente insopportabile da indurre molti a chiedere una petizione per scacciare i russi da un così importante patrimonio nazionale.

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