Dopo il fallimento dei  Patriot in Yemen, in molti cominciano a ricredersi sull’utilità del sistema made in Usa e cercano nuove soluzioni. Anche l’India, partner degli Stati Uniti in Asia, sembra aver deciso di rivedere i suoi piani. E di farlo proprio puntando sull’acerrimo nemico dell’industria bellica americana: la Russia.

Secondo quanto scrive il New York Times, il ministro della Difesa indiano visiterà Mosca in questi giorni per finalizzare l’acquisto del sistema di difesa missilistico russo. Un accordo che aggirerebbe, di fatto, le sanzioni imposte dagli Stati Uniti sulle armi di Mosca. Da parte della Federazione russa, come riporta l’agenzia Tass, è stata negata la firma durante la prossima visita, ma trapela ottimismo.

L’accordo, già determinato in tutte le sue parti, ha un valore potenziale di 6 miliardi di dollari. E arriva in un momento in cui l’amministrazione Trump sta cercando di applicare sanzioni più severe contro la Russia, ma anche mentre sta tentando di inserire l’India nel complesso sistema di alleanze costruito per fermare la Cina nell’Indo-Pacifico. Proprio quando tutto sembrava orientato verso il consolidamento di un asse tra Washington e Nuova Delhi, ecco l’arrivo della Russia che cambia (e non poco) i rapporti di forza.

Se l’acquisto dovesse passare, per l’amministrazione Trump sarebbe un momento di scelte importanti. L’alternativa consisterebbe nel punire l’India per aver violato le sanzioni o concedere un’esenzione per evitare di inasprire i rapporti proprio quando è fondamentale averla al suo fianco. Una scelta difficile perché, in ogni caso, la Casa Bianca perderebbe qualcosa. E potrebbe mettere in seria discussione la leadership statunitense in un settore chiave come quello asiatico.

Gli Stati Uniti hanno cercato in questi anni di coltivare i rapporti con l’India per trasformarlo in un alleato strategico in funzione anti cinese. In questo sistema di nuove alleanze, Washington ha sempre considerato gli accordi sulla difesa come uno strumento per migliorare i rapporti con i partner internazionali e avere miliardi di dollari in commissioni militari. Proprio per questo, ha corteggiato spudoratamente l’India, tanto che la Lockheed Martin ha offerto di spostare la produzione di caccia F-16 dal Texas in territorio indiano se l’India avesse accettato di acquistare i velivoli.

Le vendite militari di Washington in India, come ricorda il New York Times, sono passate “da quasi zero, un decennio e mezzo fa, a circa 15 miliardi di dollari al giorno d’oggi. Negli ultimi cinque anni, gli Stati Uniti sono diventati il ​​secondo maggiore fornitore di armi dell’India, appena dietro la Russia. Negli ultimi cinque anni, la Russia ha rappresentato il 62% delle vendite di armi verso l’India, in calo dal 79% dal 2008 al 2012″. I dati sono stati elaborati dallo Stockholm International Peace Research Institute.

Il potenziale acquisto del sistema missilistico russo dimostrerebbe che Mosca è riuscita a interrompere questa crescita americana nel mercato militare indiano. E, dall’altra parte, mostrerebbe che il Cremlino ha ancora un notevole peso specifico nelle scelte della Difesa di Nuova Delhi. Molto più di quanto si aspettassero i più ottimisti al Pentagono.

E dimostrerebbe anche un altro dato, e cioè l’assoluta autonomia di scelte politiche del gigante indiano rispetto ad altri partner asiatici. L’India si muove su binari autonomi. Fa accordi con tutti e, nonostante la comunanza d’interessi con gli Stati Uniti nell’ottica di evitare che la Cina la surclassi, non ritiene necessario unirsi al blocco Usa. L’India vuole libertà di manovra e la Russia è un partner fondamentale. Le scelte di politica estera, per l’India, passano su binari indipendenti dai desiderata della Casa Bianca. E tenersi stretto il Cremlino è altrettanto importante. 

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