Guerra /

Non accadeva dal 2003, uno degli anni peggiori per il Paese. L’anno della guerra, dell’invasione durata otto anni, delle bombe. Ma in questi giorni, in Iraq, è iniziata una graduale operazione di ritiro delle forze militari dai principali centri urbani dello stato. In base a quanto riportato da Internazionale, l’iniziativa compiuta dall’esercito farebbe parte di un piano che sarà applicato in base alle (diverse) condizioni di sicurezza di ogni città. Le quali non resteranno senza difesa, ma la cui salvaguardia sarà affidate a forze di polizia locali.

Smilitarizzare i quartieri abitati

L’operazione, che è una mossa per realizzare la promessa del governo di rimuovere le basi e i comandi militari al di fuori dei quartieri abitati, è arrivata dopo le 18 esplosioni che hanno colpito gli arsenali collocati in quartieri residenziali di diverse città irachene. A fine agosto, per esempio, il Paese era stata colpita da una forte esplosione in una zona vicino a Balad (a circa 80 chilometri da Baghdad). Per quattro volte erano stati presi di mira dei depositi di armi e munizioni appartenenti alle Forze di mobilitazione popolare (Pmf), le milizie sciite irachene sostenute dall’Iran. Non è ancora stato chiarito se l’esplosione sia stata provocata da una cattiva gestione dell’arsenale, dalle alte temperature registrate oppure se il colpo sia stato causato da un attacco aereo.

Un’operazione graduale

La decisione, già entrata in vigore, sarà applicata in modo graduale. È previsto, infatti, che il ritiro completo delle truppe da tutte le città avvenga in tempi diversi: sarà necessario valutare i singoli casi e le relative condizioni di sicurezza per stabilire se poter ritirare gli apparati e trasferire l’autorità alla polizia, oppure se mantenere la presenza dell’esercito.

Le città occupate da Daesh

Diverso è il caso, per esempio, delle città che negli ultimi anni sono state occupate da Daesh, cioè dalle milizie dello Stato islamico. Queste, infatti, non rientrano, almeno per i prossimi due anni, nel piano di ritiro. Secondo le previsioni di un ufficiale dell’esercito, il ritiro “avverrà in prossimità delle città e dei centri urbani adiacenti e servirà come una barriera di sicurezze alle porte o ai confini di ogni centro, con la possibilità di intervenire tempestivamente nel giro di alcuni minuti in qualsiasi emergenza”. Inoltre, in base alle informazioni avute finora, secondo il portavoce del ministero della Difesa, il generale Tahsin al Khafaji, l’esercito avrebbe iniziato “a cedere il dossier della sicurezza interna in alcune province e a ritirarsi in alcune basi speciali”. Il generale ha dichiarato anche che “il dossier sicurezza sarà ceduto al ministero dell’Interno”.

L’ipotesi dietro alla decisione

Si pensa che la motivazione dietro all’iniziativa sia quella di aumentare le pressioni sulle milizie sciite di Al Hashd al Shaabi (le forze di mobilitazione popolare) per spingerle a ritirarsi, a loro volta, dalle città.
Inoltre, non è da trascurare ciò che riguarda i parlamentari sunniti, che premono con forza sul primo ministro Adel Abdul Mahdi perché agisca per proteggere la popolazione delle città (sunnite) da qualunque violazione dei loro diritti umani.

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