Ancora a sud, ancora obiettivi civili nel mirino, ancora stragi nel cuore del Sahara libico e, soprattutto, è ancora l’Isis ad entrare in azione in Libia mentre il paese non riesce a trovare pace. Questa volta i miliziani fedeli ad Al Baghdadi, che già nell’ultimo suo video invoca un maggiore attivismo jihadista in Africa, colpiscono a Zillah, località situata nel sud del paese arabo.

il nuovo attacco nel sud della libia

La dinamica appare la stessa degli ultimi attentati registrati sia in Cirenaica che nel Fezzan: un’improvvisa incursione armata, l’attacco contro i civili o contro obiettivi che rappresentano il fragile potere civile nel villaggio o nell’oasi in questione e poi i rapimenti di alcuni cittadini. Anche a Zillah sembra essere andata così: le forze di sicurezza di questa località sono prese alla sprovvista quando un gruppo di miliziani jihadisti attacca i civili uccidendone quattro sul luogo. Successivamente, prima della ritirata nel deserto, i terroristi dell’Isis portano via almeno altri quattro civili che si vanno ad aggiungere al già lungo elenco di cittadini libici rapiti negli ultimi mesi ed ancora in mano all’Isis.

Sul campo rimangono macerie, distruzione e disperazione: anche in una popolazione abituata oramai alla guerra, come quella libica, è impossibile abituarsi alle atrocità di un attentato ed alla crudeltà inflitta dall’uccisione di innocenti civili all’interno di un villaggio del deserto. L’Isis prova a far vedere sempre di più la sua presenza in Libia, le sue azioni appaiono mirate a dare un senso di maggiore sfiducia ed insicurezza. I rapiti vengono sfruttati poi per possibili scambi con altre milizie od altri gruppi che si contendono il controllo della zona.

l’isis alza il tiro

Il califfato, orfano dello Stato Islamico tra Siria ed Iraq, adesso orienta la sua strategia partendo dall’Africa. E quale miglior paese, se non una Libia senza Stato e destabilizzata, per provare a strutturare nel continente nero il terrore jihadista. L’ultimo attentato è il quarto in poche settimane: una circostanza che vede di fatto la Libia come chiave d’accesso dell’Isis nell’area sahariana e sub sahariana. Le incursioni sia nei villaggi del sud della Libia che in città come Sebha, dove la settimana scorsa i jihadisti uccidono nove soldati di Haftar, hanno come principale obiettivo quello di far sentire la presenza dell’Isis nel paese nordafricano e mostrare ai paesi occidentali la propria attività a pochi passi dal Mediterraneo.

Gli oramai costanti e continui attacchi del califfato in Libia, non sono quindi certamente un problema soltanto libico: al contrario, essi dimostrano ancora una volta qual è la posta in gioco che i paesi europei hanno in seno al dossier libico, soprattutto sotto il profilo della sicurezza. E mentre in Libia si contano ancora i morti, contestualmente nel vecchio continente la difesa dalla sempre più incalzante penetrazione jihadista in Africa dovrebbe (ma il condizionale è d’obbligo) assumere sempre più spazio in cima alle priorità.

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