Alcuni estratti sono stati già pubblicati sul New York Times e riportati, in Israele, dal quotidiano Haaretz; di certo, molti passi del nuovo libro del giornalista Ronen Bergman sono destinati a far discutere tanto nello stato ebraico quanto a livello internazionale. Nel libro, in particolare, vengono riportati alcuni importanti episodi a cavallo tra la fine degli anni 70 e l’inizio degli anni 80, i quali testimoniano la volontà di parte della classe dirigente israeliana di allora di non badare molto alle conseguenze delle azioni poste in essere se, di fatto, il fine era quello del raggiungimento degli obiettivi ritenuti strategici per la sicurezza. L’ossessione principale dell’ala più dura della difesa israeliana, era quella di uccidere il leader palestinese Yasser Arafat; due i personaggi principali di questa strategia, ossia l’allora Ministro della Difesa Ariel Sharon ed il Generale Rafael Eitan, che di Sharon era il capo dello staff.

La freddezza di un generale che ha salvato almeno trenta bambini

È il 23 ottobre 1982: a Tel Aviv sono arrivate alcune indiscrezioni trapelate da inchieste ed informative fuoriuscite da Atene; dalla capitale greca, in quel pomeriggio, stava per imbarcarsi alla volta de Il Cairo il capo dell’OLP, Yasser Arafat. Il leader palestinese, secondo quanto descritto poi da un’informativa del Mossad girata al Ministero della Difesa, era pronto ad imbarcarsi da un volo civile e commerciale con destinazione Egitto; da Israele sono subito decollati i caccia militari, l’obiettivo a quel punto era quello di abbattere l’aereo non appena da Tel Aviv sarebbe arrivato il via libera. A guidare la missione era il generale David Ivry, capo dell’aviazione israeliana, il quale avrebbe dovuto dare l’ultimo via libera prima di aprire il fuoco; l’aereo era già nel mirino dei caccia, Ivry però nonostante dal Ministero della Difesa spingessero per velocizzare l’abbattimento dell’aereo, ha atteso maggiori conferme circa la reale presenza di Arafat a bordo.

Le conferme non sono, in effetti, mai arrivate; anzi, grazie al temporeggiare del generale Ivry è stato possibile appurare che, a bordo di quell’aereo, non vi era Yasser Arafat bensì il fratello minore Fathi. Come si legge in alcuni estratti del libro di Bergman, il capo dell’aviazione israeliana ha tardato ad agire, fin poi a costringere ad annullare quella missione, per due motivi: da un lato, Ivry era infatti ben consapevole delle eventuali conseguenze internazionali dell’abbattimento di un aereo civile, dall’altro era insospettito circa la reale presenza di Yasser Arafat a bordo, visto che il leader dell’OLP non era ben solito recarsi al Cairo. Fathi Arafat era molto simile al fratello, per questo motivo a Tel Aviv le informazioni arrivate parlavano della presenza del capo palestinese; se David Ivry avesse impartito l’ordine di aprire il fuoco, sarebbero morti inutilmente decine di civili. A bordo, tra le altre cose, vi erano trenta bambini feriti evacuati poche settimane prima dai campi profughi di Sabra e Shatila, lì dove si erano consumati i tristemente famosi eccidi compiuti durante una delle fasi più cruente della guerra civile libanese.

Sponsor principali della missione di abbattimento dell’aereo sarebbero stati, secondo Bergman, Ariel Sharon e Rafael Eitan; quest’ultimo in particolare, leggendo le testimonianze riportate dal giornalista, avrebbe più volte invitato il generale Ivry ad autorizzare l’intervento dei caccia. Per fortuna, la storia è andata diversamente; nel libro di Bergman, si evince però come altre volte i caccia siano andati vicini all’uccisione di Arafat mentre quest’ultimo veniva ritenuto in volo sopra il Mediterraneo: togliere fisicamente di mezzo l’allora leader OLP, secondo le visioni più oltranziste della leadership israeliana, avrebbe potuto significare decapitare l’intero vertice dell’organizzazione e mettere in ginocchio la resistenza palestinese.

Il progetto della bomba allo stadio di Beirut

L’obiettivo di distruggere la leadership palestinese ha fatto pianificare, sempre all’interno dell’ala più oltranzista all’epoca al timone del Ministero della Difesa, un altro piano questa volta all’interno della capitale libanese; in particolare, Sharon ed Eitan ancora nel 1982 avevano in mente di far detonare un grosso ordigno nello stadio di Beirut, lì dove l’OLP (in esilio proprio in Libano) stava organizzando un importante evento pubblico. Ancora una volta il piano non è stato attuato: il capo di quel governo, Menahem Begin, ha bloccato il progetto del Ministero della Difesa per via dell’isolamento internazionale che avrebbe potuto rischiare Tel Aviv in caso di un importante numero di vittime civili. L’operazione era giunta quasi nella sua fase attuativa: in quel caso, oltre ad Arafat, sarebbero deceduti gran parte dei leader di allora dei palestinesi.

La formazione di un’unità speciale per i bombardamenti mirati

L’intenzione di uccidere Arafat non si è comunque arrestata dopo lo stop alle missioni precedentemente esposte; lo stesso Sharon, in qualità di Ministro della Difesa, ha promosso l’istituzione di una squadra speciale in grado di organizzare bombardamenti mirati su Beirut, al fine di eliminare il leader palestinese. Lo squadrone è stato chiamato ‘Salt Fish’, pesce salato; composto da reparti specializzati, coordinati da Sharon ed Eitan e comandati da Uzi Dayan, il compito era quello di localizzare Arafat e neutralizzarlo con raid mirati da far cadere sulla capitale libanese. Nel libro di Bergman, è segnalato un episodio di inizio anni 80 quando, proprio a Beirut, era volato un giornalista israeliano; si trattava di Uri Avnery, il quale con la sua troupe doveva intervistare Arafat: gli uomini della Salt Fish hanno seguito il cronista ed i collaboratori proprio per arrivare al leader dell’OLP e procedere con il bombardamento mirato, anche a costo di sacrificare gli israeliani presenti per lavoro in quel momento.

Arafat, così come tante altre volte, aveva intuito il pericolo ed era riuscito a fuggire in tempo; secondo Bergman, che riporta testimonianze di chi all’epoca lavorava al Ministero della Difesa di Tel Aviv, il capo dell’organizzazione palestinese è sopravvissuto a numerose azioni mirate della Salt Fish, la quale ha operato fino a quando Ariel Sharon è rimasto al timone. In seguito, tra i vari governi di Tel Aviv e l’OLP si è aperto un canale di dialogo politico in grado, da lì a breve, a togliere Arafat dalla casella principale dei nemici dello stato ebraico.

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