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Israele ha dato il via alle più grandi manovre militari degli ultimi 20 anni al confine con il Libano. Le esercitazioni, che vedranno coinvolte tutte le forze armate delle Israel Defense Forces, compresi alcuni reparti dell’intelligence di Tel Aviv, saranno supervisionate dal comando settentrionale delle forze israeliane e avranno una durata di circa 10 giorni. Saranno dispiegate divisioni dell’esercito, riservisti, brigate di mezzi corazzati, unità di intelligence, forze speciali, genieri, e squadre della Home Front Command. In totale, si stima che tra le 20mila e le 30mila persone parteciperanno alle manovre, a conferma del fatto che sarà l’esercitazione più imponente dal 1998.

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In base alle dichiarazione rilasciate dal comando militare al quotidiano Haaretz, le esercitazioni prevedono più attacchi simultanei di forze terroristiche nel nord del Paese – in pratica da parte di Hezbollah, a detta del comando israeliano – e di una serie di reazioni poste in essere dalle forze israeliane per respingere e contrattaccare le milizie sciite del Libano. Secondo fonti dell’intelligence israeliana, il primo scenario consisterà nel respingere le forze occupanti libanesi in due settori delle regioni settentrionali di Israele: il primo settore è quello di Metulla sul confine libanese e delle colline nei pressi di Kiryat Shmona, poco più in là del contestato Golan;  il secondo settore  sarà quello tra le località di Zarit e Shtula nella Galilea nordoccidentale, non troppo lontana dalle coste del Mediterraneo. In base a questo scenario, l’obiettivo delle forze armate israeliane sarebbe quello di liberare le città occupate utilizzando una serie di attacchi a sorpresa con forze terrestri, aeree e navali.

Il secondo scenario, una volta avvenuta la liberazione delle località, prevede che altre forze dell’Idf sfondino il confine in Libano per sconfiggere rapidamente Hezbollah colpendolo direttamente all’interno del paese di origine. In questo scenario, come sostenuto dall’intelligence israeliana, l’obiettivo è quello di infliggere alle forze sciite libanesi il maggiore danno possibile, sia in termini di strutture che in vite umane. Lo scopo delle esercitazioni è, infatti, dichiaratamente volto a mostrare la capacità di Israele di annichilire Hezbollah, per non ripetere gli errori della guerra del 2006 quando invece le milizie sciite libanesi riuscirono a resistere strenuamente agli attacchi dell’esercito di Tel Aviv, imponendo una tregua che in Israele ancora vedono come una sconfitta, mentre per Hezbollah è stato il simbolo dell’emersione del movimento sciita come forza politico-militare di primo piano in Medio Oriente.

L’esercitazione arriva in un momento estremamente complicato del quadro mediorientale. E la scelta di svolgere le manovre proprio con riferimento alla possibilità di un attacco di Hezbollah, non induce all’ottimismo sul futuro dei rapporti fra Israele ed Hezbollah e, più in generale fra Israele e Iran e rispettivi alleati. Nelle ultime settimane, il rinnovo della missione Unifil delle Nazioni Unite ha evidenziato nuovamente la volontà del governo di Tel Aviv di alzare il tiro della comunità internazionale nei confronti della milizia sciita libanese. E da tempo da parte israeliana arrivano conferme del fatto che la guerra con Hezbollah è solo questione di tempo. Negli ultimi anni, con la guerra in Siria, la milizia sciita libanese ha dimostrato in modo inequivocabile la crescita del proprio esercito sia in termini di capacità di manovra, sia in termini di qualità della conduzione della guerra. Inoltre, avere avuto modo di testare sul terreno le proprie forze e avere avuto la possibilità di provare le capacità di manovra con l’alleato iraniano, ha fatto sì che le truppe di Nasrallah compissero un ulteriore salto di qualità nei rapporti di forza del Medio Oriente.

E questo salto di qualità nei rapporti politici e militari con Siria e Iran è quello che Israele voleva a tutti i costi evitare anche sfruttando la guerra in Siria e gli scontri delle forze sciite con lo Stato islamico. Adesso, con la vittoria ormai praticamente raggiunta da parte di Assad, Israele si ritrova ad avere a nord una forza nemica che è notevolmente migliorata e che ha oltretutto raggiunto una caratura politico-istituzionale nettamente superiore rispetto al periodo precedente la guerra al Califfato. Questa realtà, se da una parte consegna all’Iran un alleato ancora più prezioso in Libano e sul Mediterraneo, dall’altra parte lascia poche speranze su un futuro pacifico del fronte mediorientale. Israele ha deciso che nei prossimi anni deve risolvere i conti con Hezbollah, e la guerra sembra ormai alle porte. La scelta della Russia di inviare le proprie truppe al confine fra Siria e Israele, a pochissimi chilometri dal Golan, sembra dettata anche dalla necessità di evitare ogni possibilità di schermaglia fra le forze sciite e israeliane. Scelta che ha scatenato le ire del governo di Netanyahu, ma che sembra essere l’unico modo per preservare il confine da una guerra che potrebbe avere conseguenze devastanti per la stabilità dell’intero Medio Oriente.

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