Il sistema difensivo Iron Dome non è stato attivato.  E, di conseguenza, non è stato in grado di intercettarlo prima della sua esplosione, alle 5.20 di questa mattina (ora locale). E così, dopo il lancio, un razzo ha colpito una casa a Moshav Herut, nella località di Kfar Saba, a Mishmeret, una comunità a nord di Tel Aviv.

Sparato dalla zona meridionale della Striscia di Gaza, il missile ha fatto crollare l’edificio e ha ferito sette persone, tra cui tre bambini. Tra le persone coinvolte, un 59enne e una donna di 30 anni hanno riportato ferite “moderate”, mentre il marito della giovane e i loro figli, una ragazzina dodicenne, un bimbo di tre anni e uno di sei mesi, sono rimasti feriti in modo “lieve”. Ma l’esplosione di questa mattina, in un luogo mai raggiunto prima da un ordigno simile, potrebbe riaccendere una nuova crisi. E, forse, influenzare il voto. In programma ad aprile.

Nessuna rivendicazione

Secondo le prime informazioni fornite dalle forze armate israeliane, il missile sarebbe stato lanciato a un centinaio di chilometri dalla comunità. Per i servizi segreti, gli unici a possedere razzi di una simile gittata sono Hamas e il gruppo Jihad Islamica. Ma, in queste ore, nessun gruppo palestinese avrebbe rivendicato l’attacco e il  leader di Hamas a Gaza, Yahnya Sinwar, avrebbe cancellato una conferenza stampa prevista.

Hamas: “Razzo sparato per errore”

Come riportato dalla radio israeliana Arutz Sheva, fonti interne ad Hamas avrebbero fatto sapere che il sistema missilistico sarebbe stato attivato da una tempesta di fulmini e che, quindi, il missile sarebbe caduto per errore. I leader del movimento islamico a Gaza avrebbero anche promesso all’Egitto, che in diverse circostanze fa da mediatore tra loro e lo Stato d’Israele, di avviare un’indagine sull’accaduto.

“Nessuno all’interno del movimento di resistenza, compreso Hamas, ha alcun interesse a sparare razzi di Gaza contro il nemico”. Un altro ufficiale del gruppo, parlando con il quotidiano israeliano Haaretz, ha spiegato che il fatto che non ci sia stata una rivendicazione dimostra che si tratta “o di un errore o di una decisione impulsiva portata avanti individualmente da un militante di uno dei gruppi presenti nella Striscia”.

Netanyahu: “Risponderemo con forza”

Intanto, però,  il premier Benjamin Netanyahu, arrivato ieri sera a Washington per l’incontro con il presidente Donald Trump, ha fatto sapere che il Paese “risponderà con forza” e che taglierà la visita negli Stati Uniti per rientrare al più presto in Israele: “Ho parlato con il capo di Stato maggiore, il capo dello Shin Bet e il capo dell’intelligence: è un atto criminale contro lo Stato d’Israele”.

Il ministro della cultura, Miri Regev, ha assicurato che i terroristi saranno perseguiti e ha invocato il ritorno “alla politica degli omicidi mirati”. E ha aggiunto: “Solo quando i leader di Hamas e del Jihad islamico nella Striscia di Gaza verranno colpiti, cominceranno a trattarci diversamente. Evacuare i quartier generali del terrore non li aiuterà questa volta. Li scoveremo ovunque”. E il portavoce del ministero degli Esteri, Emmanuel Nachson, accusa anche le Nazioni Unite: “Si è trattato di un atto di aggressione deliberato e pericoloso da parte dei terroristi palestinesi, incoraggiato senza dubbio dalla compiacenza del Consiglio Onu per i diritti umani”.

Come riporta Repubblica, “due diversi emittenti hanno riferito che l’esercito sta inviando due brigate di fanteria al confine della Striscia e richiamando un certo numero di riservisti”.

Jihad islamica: “Se attaccate sarà dura risposta”

La replica del movimento islamico è arrivata tramite la voce di Ziad al-Nakhla, leader della fazione palestinese. Che ha dichiarato: “La leadership israeliana dovrebbe sapere che risponderemo con forza a qualsiasi operazione aggressiva contro la Striscia di Gaza”.

Le accuse a Netanyahu

Da Gerusalemme, invece, arriva anche l’attacco di Benny Gantz , leader del partito Blu e Bianco e principale sfidante di Netanyahu alle elezioni del 9 aprile, che, su Twitter, ha accusato il premier di non essere in grado di garantire la sicurezza nel Paese: “Sarà soddisfatto della dichiarazione di Hamas che parla di un errore o finalmente si concentrerà sulla sicurezza dei cittadini e non sulle sue questioni legali?”. E il leader dei laburisti, Avi Gabbay, avrebbe definito Netanyahu “un fallimento come primo ministro e ministro della Difesa”: “È responsabile per la situazione di poca sicurezza. Ha perduto la sua deterrenza e rafforzato Hamas. Può restare negli Usa a fare pubbliche relazioni, che lasci la sicurezza nelle mani di chi ha piani pratici”.

I razzi su Tel Aviv

Qualche settimana fa, per la prima volta dalla guerra del 2014, due razzi sparati da Gaza sono caduti sulla città di Tel Aviv, senza provocare danni o feriti. Anche in quell’occasione, Hamas aveva parlato di missili sparati per errore. La risposta era arrivata subito, con il bombardamento di obiettivi nell’enclave palestinese. E oggi, a poche settimane dalle elezioni, Netanyahu deve provare a conservare la sua credibilità politica, allontanando le accuse di chi, dall’ultra-destra ai laburisti, gli attribuirebbe lo sgretolamento del sistema di sicurezza nel Paese.

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