Israele si sta preparando alla vendetta di Hezbollah. Secondo i vertici dell’intelligence israeliana, le minacce proferite da Hassan Nasrallah riguardo un’imminente vendetta per i raid israeliani in Libano e Siria non vanno sottovalutate. Le informazioni riportate da Haaretz riferiscono: “Il massimo livello politico israeliano è stato informato dall’establishment della difesa” e starebbe valutando i piani di contingenza.

Per i vertici dell’intelligence israeliana, il capo di Hezbollah in Libano intende onorare le sue dalle dichiarazioni pubbliche; per questo il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha immediatamente invitato alla prudenza il Libano e l’Iran, rivolgendosi ad Hezbollah e alla Guardia rivoluzionaria iraniana. “Voglio dire a lui (Hassan Nasrallah), al Libano, e anche a Kassam Suleimani (capo della Guardia Rivoluzionaria): fate attenzione a ciò che dite e ancora di più a ciò che fate”, ha affermato il primo ministro dello Stato ebraico. Secondo le dichiarazioni pubbliche espresse dal segretario libane del “Partito di Dio”, la milizia sciita ha la ferma intenzione di rispondere ai due attacchi aerei condotti con aerei a pilotaggio remoto sulla Siria e sul Libano – il tutto sullo sfondo di quello che sembra essere il consueto preludio di nuova escalation lungo la Striscia di Gaza.

Lo guerra dei droni

Diversamente dal solito, Israele ha rivendicato fin dal primo momento la propria responsabilità per l’attacco condotto in Siria nella giornata di sabato (24 agosto). Durante l’attacco sono rimasti uccisi, secondo le fonti ufficiali, due combattenti di Hezbollah, membri di una cellula guidata dalle Guardie rivoluzionarie iraniane che stava organizzando un attacco sulle Alture del Golan attraverso dei piccoli droni caricati di alcuni chilogrammi di esplosivo. Nelle ore seguenti un secondo attacco, sferrato sempre mediante velivoli a pilotaggio remoto (guidati forse da agenti del Mossad) è stato lanciato un drone contro un quartier generale di Hezbollah nel quartiere sciita a sud di Beirut noto come Dahieh. Israele non si sarebbe però assunto la responsabilità di questo secondo attacco. Tuttavia Hezbollah ha incolpato ugualmente lo Stato ebraico di questo raid “mirato” e sferrato dall’interno dei suoi confini. Il capo libanese di Hezbollah ha quindi minacciato pubblicamente Israele, asserendo di voler rispondere all’attacco “immediatamente”, colpendo i soldati israeliani attestati lungo il confine nord-orientale.

Le preoccupazioni di Israele

I vertici della Difesa israeliana credono che Nasrallah questa volta manterrà la sua parola. Hezbollah secondo gli analisti avrebbe delineato due linee rosse nella “guerra tra le guerre” con Israele, e i numerosi discorsi pubblici hanno sempre affermato che d’ora in avanti ogni azione “spregiudicata” delle forze israeliane in Siria, o altrove, sarebbe stata oggetto di ritorsioni. Nasrallah lo ha ribadito energicamente nel suo discorso di domenica davanti alla rete televisiva controllata da Hezbollah: “Netanyahu, tu e il tuo esercito sapete che non stiamo scherzando” . Il capo di Hezbollah in Libano ha poi rivolto la sua minaccia ai soldati dell’Idf schierati longo il confine: “Dico ai soldati ai confini di Israele, rimangano sul muro di confine con due piedi e mezzo e ci aspettino”. Nel rispondere all’ultima rappresaglia di Hezbollah (parliamo del gennaio 2015), Israele scelse di limitarsi a “contenere” la situazione, nonostante i miliziani sciiti avessero colpito e ucciso un ufficiale e un soldato sul Monte Dov in risposta all’uccisione di sette tra libanesi e iraniani in un’operazione condotta sulle Alture del Golan.

Questa volta però Hezbollah dovrebbe ampliare il suo piano di ritorsione per vendicarsi di ben 3 attacchi, se si considera anche il raid israeliano condotto in Iraq su un convoglio che trasportava armi oltre frontiera sotto il controllo di un movimento gemellato con la milizia sciita libanese. Nell’attacco hanno perso la vita nove combattenti in una milizia sciita irachena. Tutto dipenderà quindi dall’entità della rappresaglia di Hezbollah: “Saranno i risultati tattici a definire la nuova strategia”, rivela Haaretz. Un ulteriore attacco da parte di Israele sul comando del Fronte Generale Popolare sempre su territorio palestinese, potrebbe essere comunque pesato nella pianificazione della risposta armata mossa nei confronti di Tel Aviv.

La nuova strategia contro Hezbollah e Iran

La recente ondata di attacchi nei confronti di obiettivi ostili al di fuori dei propri confini dimostra come Israele stia cambiando la propria politica nei confronti dell’Iran e di Hezbollah, mostrandosi più aggressiva e risoluta. Le dichiarazioni pubbliche di politici e vertici militari non fanno che confermare questa visione. Oramai lo scontro tra Iran e Israele va avanti da oltre un decennio (sulla carta) ma i due eserciti non si sono mai scontrati realmente. Le operazioni di Israele in questi anni si sono sempre limitate a colpire obiettivi definiti come “iraniani” (appartenente a Hezbollah) dislocati sul suolo siriano. Le operazioni iraniane invece si sono sempre limitate a finanziare come proprio braccio armato Hamas – che conduce la sua guerra contro Israele da Gaza e dalle zone di confine. Ora sembra che la portata delle operazioni israeliane che puntano il loro mirino su Hezbollah si sia ampliata di pari passo con l’aumento degli “obiettivi” – ossia i sistemi d’arma che gli iraniani affidano alle milizie sciite e i “personaggi chiave” che conducono e portano avanti questa guerra per procura.

Recentemente Israele ha iniziato ad attaccare obiettivi collegati all’Iran anche in Iraq – secondo quanto riportato dalla stampa statunitense che avrebbe ottenuto informazioni da fonti accreditate. Sempre senza trascurare i regolari raid condotti sul territorio siriano controllato da Assad – che non si oppone alla presenza e alle operazioni offensive architettate da Hezbollah. Ampliare la propria campagna nei confronti dell’Iran e delle sue braccia armate potrebbe, oltre che ampliare la portata delle “rappresaglie” (dunque delle ulteriori operazioni israeliane per rispondervi), portare ad una confluenza di tensioni mosse sulla linea di una doppia escalation – che secondo i piani dei nemici giurati di Israele, mirerebbe proprio a dividere la forze israeliane su due fronti contemporanei per avere più possibilità di inferire colpi risolutivi. Seguendo questa linea di riflessione, il circolo vizioso di queste aggressioni reciproche prosegue e tiene in serbo sempre il medesimo rischio: quello di una guerra che veda confrontarsi, apertamente e senza esclusione di colpi, le due maggiori e contrapposte potenze del Medio Oriente, Israele e Iran.

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