Il leader ceceno Ramzan Kadyrov, silente da alcune settimane, torna a tuonare contro l’Occidente, ma questa volta espone Mosca all’incidente diplomatico con Pechino.

Il post su Telegram

Sul suo media prediletto, il macellaio di Grozny ha postato un messaggio in cinese nel quale chiede “all’intero mondo islamico, a tutte le persone sane, di unire le forze contro il nostro nemico comune”. Nel messaggio viene lanciata l’accusa a Stati Uniti e l’Europa per aver organizzato dozzine di guerre, colpi di stato militari e invasioni in tutto il mondo negli ultimi cento anni. Il pericolo attuale, secondo Kadyrov è che ora a rischio sarebbero tutti i valori morali che i popoli di tutte le nazioni hanno sviluppato durante l’esistenza umana. “Vogliono trasformarci in animali facilmente manipolabili”, tuona Kadyrov. Il puntello principale del suo discorso è ovviamente la Nato, rea di minacciare l’esistenza del mondo intero. Conslude poi con un invito accorato “La Russia ha sfidato tutte le previsioni occidentali, ha sfidato questo male e ha marciato con fiducia verso la vittoria. Non lasciare che la NATO ti imponga, o verranno a calpestare la tua patria in men che non si dica! Stai insieme ai tuoi fratelli!”.

Le voci su Kadyrov

Il tono è quello di sempre, la sua virulenza anche. Ma l’utilizzo della lingua cinese è una novità. Il messaggio arriva, tra l’altro, negli stessi giorni in cui, sul Wall Street Journal, funzionari dell’intelligence e della sicurezza ucraini riferiscono che all’inizio della guerra in Ucraina, Vladimir Putin avrebbe ordinato al leader ceceno di occupare la sede del governo di Kiev e assassinare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Il signore della guerra ceceno, che si è definito in più di un’occasione “soldato di Putin”, ha svolto un ruolo strategico nella guerra della Russia contro l’Ucraina. Quando il presidente russo aveva bisogno di più soldati in prima linea ha radunato migliaia di uomini e li ha inviati al fronte; e adesso, ancora, gli uomini di Kadyrov stanno lavorando per “disciplinare” i soldati di Mosca sfiancati da mesi di guerra e da una serie di sconfitte sul campo. Il portavoce del Cremlino ha negato che Putin abbia affidato a Kadyrov l’incarico di uccidere Zelensky bollando la notizia come “assurda e falsa”.

Il problema dei musulmani cinesi

Per quanto rozzo e anacronistico, il combattente Kadyrov eccelle nelle comunicazione social, presumibilmente accompagnato da un gruppo di esperti. Da sempre molto attivo sui social media, promuovendo il suo Paese, sostenendo Vladimir Putin, commentando l’Occidente e la condizione della Umma nel mondo. Il suo canale Telegram Kadyrov_95, supera i 3 milioni di iscritti: un vero influencer di guerra e islamico. Ci sono, dunque, buone possibilità che il suo appello venga accolto o quantomeno che abbia una vastissima risonanza.

Tuttavia il proclama al mondo islamico cinese, sottinteso nell’utilizzo della lingua mandarina, non deve essere stato accolto con gioia a Pechino che, negli ultimi, mesi alterna pragmatismo e partnership nel suo complesso rapporto con Mosca. Uno studio del 2009 condotto dal Pew Research Center ha concluso che sono sono 21.667.000 musulmani in Cina, che rappresentano l’1,6% della popolazione totale. La Cina è stata accusata di aver commesso crimini contro l’umanità e forse un vero e proprio genocidio contro la popolazione uigura e altri gruppi etnici prevalentemente musulmani nella regione nord-occidentale dello Xinjiang. I gruppi per i diritti umani ritengono che la Cina abbia detenuto più di un milione di uiguri contro la loro volontà negli ultimi anni in una vasta rete di quelli che lo Stato chiama “campi di rieducazione“, e condannato centinaia di migliaia di persone a pene detentive.

I problemi con la Cina adesso sono almeno tre: un’ondata di neo-nazionalismo all’insegna dell’Umma, può essere una spina nel fianco -l’ennesima per Xi-che potrebbe vedersi piovere addosso proteste e rimostranze di ogni genere; qualora l’appello di Kadyrov venisse ascoltato, la vicenda susciterebbe forte imbarazzo per Pechino: si tratterebbe di una minoranza, per giunta perseguitata, che si unisce e tifa per la battaglia del nuovo impero russo, mentre Pechino stenta ad appoggiare sul campo le operazioni di guerra in Ucraina; le parole di Kadyrov, inoltre, rischiano di puntare eccessivamente i riflettori su una Cina che fa sforzi funambolici per mantenere il suo status di gigante.

La “diplomazia” cecena e la Cina

I precedenti tra Cina e Cenecenia sono alquanto complessi. Nel 1999 il presidente russo Boris Eltsin ottenne il sostegno della Cina per la sua guerra in Cecenia, mentre le forze russe si preparavano a bombardare la capitale della repubblica separatista, nonostante vi fossero rimaste migliaia di civili. Nel dicembre di quell’anno, concludendo una due giorni di colloqui a Pechino, Eltsin e il presidente cinese Jiang Zemin firmarono un comunicato in cui riconoscevano l’integrità territoriale recirpoca: “La parte cinese ribadisce che la questione cecena è puramente un affare interno della Russia”, si leggeva nell’accordo, aggiungendo che Pechino sosteneva le “azioni di Mosca per colpire le forze terroristiche e separatiste”.

Dal 2000 in poi, le relazioni internazionali ufficiali cecene, la cosiddetta “paradiplomazia“, si sono incentrate sulla costruzione della legittimità, sulla cooperazione in materia di sicurezza e sull’attrazione degli investimenti, priorità fissate dal primo presidente ufficiale della repubblica, filo-russo, Akhmat Kadyrov (in carica dal 2000 al 2004 ). I successori, Alu Alkhanov (2004-2007) e Ramzan Kadyrov (2007-ad oggi) hanno sviluppato ulteriormente gli impegni internazionali di Grozny, introducendo nuovi partner come la Cina e nuove dimensioni all’azione esterna, come la militarizzazione. Ad ogni passo, Grozny ha operato tra piena autonomia e collaborazione con Mosca, impegnandosi nella diplomazia di alto livello e promuovendo l’agenda di Mosca all’estero, principalmente in Medio Oriente.

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