Kharkiv è sotto assedio. La “capitale” dell’Est ucraino è stata investita dall’onda dell’offensiva russa fin dalle prime ore del 24 febbraio scorso, giorno della penetrazione dell’esercito di Mosca oltre confine. La “Desert Storm” ucraina di Vladimir Putin ha investito anche la seconda città dell’Ucraina per popolazione dopo la capitale Kiev, vero e proprio pivot orientale del Paese. Nell’immediato inizio dell’offensiva è stata proprio la città di 1,5 milioni di abitanti che assieme alla secessionista Donetsk è il punto più importante dell’Ucraina abitata dalla minoraza russofona a essere investita dei più violenti attacchi provenienti da Est, prima che dalla Bielorussia partisse l’attacco via terra verso Kiev.

Boryspil, Ozernomu, Kulbakinomu, Chuguev, Kramatorsk, Chornobayivtsi: sono sotto attacco le basi aeree vicine alla città, retrovia strategica delle forze armate ucraine stanziate al confine col Donbass. Nella metropoli dell’Est le persone scendono nei rifugi antiaerei improvvisati delle metropolitane, il fiume Lozovenkaya è strategicamente indicato come un attraversamento cruciale per consentire l’attraversamento delle forze russe, le foto degli analisti di open source intelligence indicano fiamme al palazzo dei servizi di sicurezza nella città, attacchi missilistici nel centro, nei cieli sono segnalati combattimenti aerei.

La guerra infiamma e Kharkiv appare, sempre di più, la Grozny dell’Est dell’Ucraina mano a mano che i combattimenti dalle periferie si spostano dentro le sue strade. Seguire l’onda dell’avanzata è estremamente complesso, ma possiamo affermare che la guerra urbana temuta per Kiev a Kharkiv sia già realtà. Milizie formate da cittadini e volontari, riporta Foreign Policy, si armano con kalashnikov e molotov. E per la città in poco più di un secolo si tratta della sesta volta in cui le sue strade si tramutano in campo di battaglia.

La prima volta fu nel 1919, quando durante la guerra civile russa le forze bianche anticomuniste sbaragliarono le armate di Lenin e Trotskij contribuendo ad alimentare la resistenza dell’Ucraina all’avanzata bolscevica dopo la fine della Grande Guerra.

In seguito, Kharkiv è stato un teatro caldissimo di scontro durante la seconda guerra mondiale. Quella che per i tedeschi iniziò come Operazione Barbarossa e per l’Unione Sovietica fu la “Grande guerra patriottica” ebbe a Kharkiv un suo epicentro con ben tre battaglie combattute strada per strada. La Wehrmacht accerchiò e conquistò la città in quattro giorni di combattimenti nell’ottobre 1941; in seguito, la Germania evacuò la città durante la controffensiva sovietica dell’inverno successivo e la conquistò nuovamente nel maggio 1942 in una seconda battaglia in cui l’Armata Rossa perse 275mila uomini tra morti, feriti e prigionieri. Ancora più violenta la terza offensiva, un durissimo scontro tra mezzi corazzati nel febbraio e marzo 1943 che permise ai tedeschi di rifiatare dopo la disfatta di Stalingrado. La terza battaglia di Kharkiv fu l’ultima grande vittoria della Wehrmacht prima del tracollo nella parte finale del conflitto; i panzer germanici, al comando del feldmaresciallo Erich von Manstein, riuscirono nella prima fase della controffensiva a tagliare fuori e distruggere le punte avanzate sovietiche che marciavano verso il Dniepr e il mare d’Azov. Un fuoco di paglia, per l’armata nazista: tra il 3 e il 23 agosto successivi i sovietici irruppero attorno la città e dopo duri combattimenti (100mila morti, feriti e prigionieri sul fronte tedesco) occupò definitivamente la città, liberandola. Assieme al parallelo disastro di Kursk per la Germania nazista fu l’inizio della fine.

L’importanza strategica di pivot sull’asse Dnepr-Azov-Ucraina centrale spiega la valenza di Kharkiv anche nel conflitto attuale. A cui si aggiunge una profonda valenza storica della metropoli come crocevia del rapporto complesso tra russi e ucraini. Kharkiv, per gli ucraini, fu anche la “capitale della fame” ai tempi della tragedia dell’Holodomor, solco profondissimo tra la Russia e il Paese limitrofo. E tutto questo portato della storia rivive mentre nella città assediata si combatte e si muore.

L’attuale situazione a Kharkiv

C’è un problema di fondo nel comprendere l’andamento del conflitto nella seconda città ucraina. Sono infatti saltate le comunicazioni. Da venerdì è quasi impossibile mettersi in contatto con chi è rimasto ancora all’interno del suo centro urbano. I militari russi sono arrivati nella periferia di Kharkiv già giovedì pomeriggio. A poche ore cioè dall’inizio dell’attacco russo. Da allora è stato segnalato un vero e proprio stato d’assedio e soprattutto sui social sono apparse le immagini di forti bombardamenti attorno il centro cittadino.

Capire però com’è la situazione è quasi impossibile. La Difesa russa non ha annunciato la conquista, da parte ucraina non sono arrivati molti commenti ufficiali. Difficile avere informazioni “ufficiose”: “Sono preoccupato – ha dichiarato su InsideOver un operaio che lavora in Italia e che è originario proprio di Kharkiv – da venerdì mattina non ho notizie dei miei familiari. Fino a giovedì sera li ho sentiti, erano preoccupati ma stavano bene, adesso c’è silenzio. Forse è saltata anche internet”. Non sono le uniche testimonianze del genere. Chi ha amici o parenti a Kharkiv in queste ore sta con il cuore in gola per le sorti dei propri cari.

Appare probabile che i russi l’abbiano circondata, ma non siano ancora entrati in profondità verso il centro storico. Mosca è più interessata alle vie di comunicazioni che alla città. Qui infatti ci sono i nodi ferroviari e autostradali che scendono verso il Donbass da un lato e conducono a Kiev dall’altro. Non è un caso che da venerdì aspri combattimenti vengano segnalati a Sumy, cittadina a ovest di Kharkiv lungo la direttrice per la capitale. Nelle scorse ore i russi hanno annunciato la parziale conquista di Sumy, in mattinata sono apparsi su Twitter video di civili che disarmano soldati di Mosca catturati. Situazione confusa quindi anche da queste parti, tuttavia sembrerebbe che l’esercito russo stia consolidando le teste di ponte attorno la cittadina. Ma tornando a Kharkiv, è possibile avere un’idea della situazione a livello militare solo consultando, come sottolineato dal Washington Post, una mappa di Google Maps. Le strade di accesso alla metropoli da nord e da est appaiono tutte chiuse. Segno di come la direttrice d’attacco russa provenga dalle aree settentrionali e potrebbe essersi attestata a ridosso del centro.

Possibili combattimenti urbani

Se a Kharkiv la situazione risulta più confusa lo si deve essenzialmente anche a un contesto ancora più drammatico rispetto a Kiev. I bombardamenti sono stati qui da subito ben più marcati, il territorio attorno alla città è stato quello più bersagliato dai russi già dalle prime ore dell’attacco. Sono state distrutte le infrastrutture, le vie di accesso, Kharkiv ha quindi perso i contatti con il resto del Paese. Sui social, prima che la situazione degenerasse, sono apparse immagini di gente intenta a fabbricare ordigni rudimentali. C’è quindi lo spettro che, dietro l’attuale mancanza di informazioni, ci sia anche un combattimento strada per strada nei quartieri dove i russi si sono attestati. La guerriglia urbana è uno degli incubi maggiori per i soldati di Mosca mentre, al contrario, potrebbe significare l’arma più preziosa per gli ucraini. Il governo, a poche ore dall’attacco, ha dato il via libera alla legge sulla facoltà dei cittadini di avere delle armi. Forse a Kharkiv sta andando in scena una drammatica “prova generale” di guerra strada per strada. La prima peraltro in Europa dopo tanti decenni. C’è quindi molta apprensione da entrambe le parti.

Uno scenario da guerriglia permanente in caso di definitiva vittoria russa è tra quelli più presi in considerazione dagli analisti. Considerando l’importanza strategica di Kharkiv, la sua posizione e la sua storia, da qui potrebbe emergere un tragico preludio di quello che sarà il proseguo di questa guerra. La preoccupazione maggiore ovviamente è data dal timore di contare per le strade molte vittime, sia tra i soldati di ambo le parti che tra i civili. A Kharkiv, come a Kiev, si trattiene il fiato. Quello che accadrà da ora in poi avrà un enorme valore sia politico che militare.

 

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