L’unica cosa certa è che a Kherson, da qui a breve, una battaglia ci sarà. E sarà forse tra le più importanti dell’intero conflitto in Ucraina. I “preparativi” non stanno lasciando in tal senso spazio a dubbi. Mosca, che oramai considera Kherson una propria regione, sta facendo evacuare i civili. Almeno in sessantamila, secondo le cifre fornite dalle stesse autorità russe, stanno già andando via. Kiev invece sta facendo avanzare i propri militari verso la città, l’unica tra i capoluoghi in mano ai russi e quindi dal grande valore strategico e simbolico. La sensazione è quella di un conto alla rovescia prossimo allo zero.

L'evacuazione dei civili

Sulla pagina Facebook di Volodymyr Saldo è possibile notare, come ultimo post, un discorso datato 14 marzo 2022 concluso con la frase "la mia anima è Kherson e Kherson è Ucraina". Oggi è proprio lui invece, da governatore della regione di Kherson nominato da Mosca, a organizzare per conto delle autorità russe l'evacuazione dei civili. E a giurare di combattere "fino alla morte" per evitare la presa della città da parte delle forze di Kiev.

"Ho preso una decisione difficile ma corretta di annunciare il trasferimento organizzato della popolazione civile dei comuni di Berislavsky, Bilozersky, Snigurivskyi e Oleksandrivskyi sulla riva sinistra del Dnepr", ha scritto Saldo su Telegram. In totale, almeno sessantamila cittadini dovrebbero abbandonare le proprie case e dirigersi verso la Crimea e la regione russa di Rostov. Nei giorni scorsi altre persone già si erano spostate di propria iniziativa.

Non solo, ma l'evacuazione non sta interessando unicamente i cittadini bensì anche gli stessi uffici dell'amministrazione regionale. "Da oggi - ha rimarcato Saldo - tutte le strutture di potere che sono in città, l'amministrazione civile e militare, tutti i ministeri, si stanno spostando sulla riva sinistra del fiume Dnepr". La sponda cioè ritenuta più sicura dai possibili attacchi ucraini. Una situazione di emergenza quindi e un clima da assedio in grado di far presagire l'imminenza della nuova battaglia per la regione. "Combatteremo - ha poi ribadito Saldo a Rossiya24 - fino alla morte".

Gli ucraini preparano l'avanzata

Kherson è caduta in mano russa lo scorso 3 marzo. Dunque poco più di una settimana dopo l'inizio della guerra. Gli ucraini hanno provato a difendere i punti di accesso alla città, ma successivamente si sono dovuti ritirare per difendere Mykolaiv e la strada verso Odessa. Tra maggio e giugno le nuove autorità russe hanno poi introdotto il rublo come moneta e hanno agganciato le utenze telefoniche e di internet alle infrastrutture russe. Infine, alla presenza dello stesso Volodymir Saldo, il 30 settembre scorso al Cremlino Vladimir Putin ha annunciato l'annessione dell'intera regione di Kherson.

Pochi giorni dopo è iniziata la controffensiva ucraina. Il 4 ottobre si è avuto il primo sfondamento da parte delle truppe di Kiev, attuato nel quadrante settentrionale dell'oblast. Nel giro di una settimana, gli ucraini hanno ripreso una buona parte del distretto di Beryslav, avanzando lungo le rive del Dnepr. La città di Kherson è ancora distante più di 100 km. La località più importante vicina al fronte è Nova Kakhovka, situata però sull'altra sponda del Dnepr.

Negli ultimi giorni, al di là di qualche scambio di colpi di artiglieria, non ci sono state grosse novità. Kiev, secondo le stesse autorità russe, starebbe ammassando migliaia di soldati nelle prime linee del fronte. L'evacuazione dei civili è al momento il segnale più importante dell'imminenza della nuova offensiva. Il fronte stesso appare stabile, ma i movimenti da entrambe le parti nelle ultime ore si sono intensificati. Gli ucraini potrebbero provare a sfondare sia da nord che da est. Per le forze di Kiev però gli ostacoli prima di arrivare a Kherson sono parecchi e la battaglia potrebbe essere molto lunga.

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