Da un lato il possibile uso di armi nucleari tattiche sbandierato da Vladimir Putin, un’eventualità confermata da un’informativa della Nato sul potenziale pericolo rappresentato dalla presenza del sommergibile K-329 Belgorod nei mari artici. Dall’altro i sempre meno silenziosi preparativi di Kim Jong Un, pronto, si dice, ad effettuare il suo settimo test nucleare dopo il congresso del Partito Comunista Cinese di ottobre, ma prima delle elezioni di medio termine statunitensi di novembre.

Gli Stati Uniti rischiano di trovarsi stretti tra due fuochi, la minaccia russa unita allo spauracchio nordcoreano, per uno dei peggiori scenari possibili in materia di sicurezza nazionale.

Un doppio test nucleare, con il rischio che Mosca e Pyongyang possano premere il tasto rosso quasi in contemporanea, sarebbe per gli Usa un nodo spinosissimo da sciogliere. In un simile scenario, infatti, Washington si ritroverebbe a fare i conti con due fronti aperti paralleli, ai quali bisognerebbe aggiungere il braccio di ferro a distanza con la Cina, per molti la vera rivale Usa.

Sul fronte russo, il più caldo dei due, Joe Biden, e pure la Nato, hanno ripetutamente avvertito Putin. “L’uso di armi nucleari avrà conseguenze catastrofiche per la Russia. Gli Stati Uniti e i nostri alleati risponderanno in modo deciso. E siamo stati chiari e specifici su ciò che ciò comporterà”, ha recentemente dichiarato Jake Sullivan, Consigliere per la Sicurezza Nazionale Usa. Insomma, il messaggio è sempre lo stesso (da mesi) ma Mosca non sembra curarsene più di tanto. Almeno, a giudicare dalle repliche verbali provenienti dal Cremlino.

Il test di Putin

Intanto la Federation of American Scientists ha elencato qualche dato per dare forma al senso della minaccia atomica della Russia. Mosca ha a disposizione un arsenale di 5.977 testate nucleari, più di qualsiasi altro Paese al mondo e di tutte le riserve Nato messe insieme, anche se circa 1.500 sarebbero ormai pronte per essere smantellate perché vetuste. E almeno 1.588 bombe pronte all’uso, già montate su basi di lancio da terra, lanciamissili sottomarini e caccia.

Ebbene, l’Alleanza Atlantica ha acceso i riflettori sul K-329 Belgorod, sottomarino in grado di sparare il missile-drone Poseidon, concepito per portare testate atomiche da due megatoni a diecimila km di distanza ed esplodere nei pressi della costa, provocando uno tsunami radioattivo con onde alte fino a 500 metri. I movimenti del sottomarino non sono affatto passati inosservati. Ma Putin, nel caso in cui volesse effettuare un test nucleare per lanciare un messaggio al blocco occidentale, potrebbe affidarsi anche ad altri strumenti, tra cui il missile balistico intercontinentale Sarmat.

Il test di Kim

L’intelligence sudcoreana, intanto, ha spiegato che la Corea del Nord potrebbe effettuare il suo famigerato settimo test nucleare in una finestra temporale compresa tra il 16 ottobre e il 17 novembre.

Il Korea Herald ha scritto che il National Intelligence Service (NIS) della Corea del Sud ha affermato che il completamento da parte della Corea del Nord del ripristino del tunnel n. 3 presso il sito di test nucleare di Punggye-ri ha aumentato le possibilità di un test nucleare.

Il NIS ha inoltre rivelato che il leader nordcoreano Kim Jong Un e il leader cinese Xi Jinping si sono scambiati lettere personali otto volte. Stando all’informativa, Kim avrebbe inviato a Xi sei lettere, mentre Xi ne avrebbe inviate al suo omologo due soltanto. Chissà se in almeno una di quelle missive i due hanno parlato anche del test nucleare nordcoreano.

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