Guerra /

Per la prima volta nella storia, gli Usa il 18 settembre, hanno inaugurato una base militare in Israele, nel cuore del deserto del Negev. La base è collocata all’interno di quella israeliana di Mashabim, vicino alla città di Beer Sheva. Lo scopo principale della base americana dotata di un potentissimo radar è quella di osservare le traiettorie dei missili balistici e fornire sistemi di difesa e informazione sul loro tragitto. Il generale israeliano della difesa area, Tzvika Haimovitch, il giorno dell’inaugurazione alla presenza anche del generale americano John Gronski ha dichiarato: “La base dimostra la lunga alleanza tra Usa e Israele e ci consente di aumentare le nostre difese, nella ricognizione, nell’intercettazione e nella capacità di reagire”. Haimovitch ha poi spiegato che la presenza permanente di una base Usa sul suolo israeliano manda “un messaggio alla regione e ai nostri vicini che la nostra amicizia con gli Usa è importante”.

La decisone è arrivata il giorno dopo l’incontro tra il presidente americano Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu alle Nazioni Unite dove hanno discusso soprattutto della minaccia iraniana. In quell’occasione Netanyahu aveva dichiarato: “L’alleanza tra America e Israele non è mai stata più forte, mai più profonda”. E così è stato. “La nuova base ospiterà qualche dozzina di soldati americani”, ha spiegato Halmovich. Ma forze militari americane sono già basate in Israele, sia per gli esercizi congiunti che per la cooperazione di routine, ma Haimovitch ha definito la nuova base come “un cambiamento significativo”. La base è la prima su cui gli Usa dispiegheranno i propri missili intercettori.

Questa stretta alleanza tra Usa e Israele sembra un messaggio diretto all’Iran, nemico di Israele, considerato minaccia pericolosa per la sua esistenza. Durante l’amministrazione Obama Israele era molto distante dalle posizioni americane per via soprattutto dell’accordo sul nucleare iraniano. Trump invece è più lontano da Teheran, e più vicino alle posizioni israeliane. In una visita lo scorso aprile a Tel Aviv il segretario della Difesa Usa James Mattis aveva dichiarato: “L’Iran continua a minacciare Israele i suoi vicini con missili balistici, attività marittime e cibernetiche, e attraverso gli Hezbollah libanesi, un’organizzazione terroristica che aiuta Bashar al Assad a mantenere il potere in Siria. Gli Stati Uniti mantengono un assoluto e deciso impegno a favore della sicurezza di Israele e del suo vantaggio militare sull’Iran”.

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Il sistema di difesa aerea anti-missile di Israele è potentissimo. Comprende Iron Dome, progettato per intercettare i razzi a corto raggio, il sistema Arrow, che intercetta missili balistici al di fuori dell’atmosfera e il sistema di difesa missilistica David’s Sling, progettato per intercettare missili balistici tattici, da medio a lungo raggio, nonché missili da crociera sparati a una distanza che va dai 40 km ai 300 km. Dopo un lungo processo e con l’aiuto finanziario degli Usa, Iron Dome è diventata operativa nell’aprile 2011, con la sua prima batteria posta vicino a Beer Sheva. Iron Dom è in grado di calcolare quando i razzi colpiranno in aree aperte, nel qual caso sceglie di non intercettarli, oppure quando puntano verso obiettivi civili. Israel Aerospace Industries, che produce radar per il sistema Iron Dome, ha espanso le sue vendite in tutto il mondo.

La nuova base americana servirà anche ad integrare le tecnologie israeliane con quelle statunitensi. Lo scorso aprile, l’Organizzazione di difesa missilistica di Israele, ha effettuato per la prima volta una serie di esperimenti che utilizzano componenti americani durante i test di intercettazioni missilistici. Gli esperimenti condotti nel Sud si sono concentrati sull’uso del missile Tamir, prodotto dagli Stati Uniti e da Israele, capace di intercettare un numero di proiettili nemici sparati contemporaneamente da diverse distanze.

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